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Quando la politica è ridotta a una rissa da bar: il "caso Medvedev"

Quando si prendono sul serio le sparate di un personaggio diventato la macchietta di se stesso, uno che per farsi notare e riprendere dalle agenzie deve spararla alla grande succede anche questo.

Quando la politica è ridotta a una rissa da bar: il "caso Medvedev"

Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

19 Agosto 2022 - 17.27


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E poi si dice: la politica estera non fa vendere i giornali. E poi si ripete: non si vota pensando alla politica estera”. A parte che non è del tutto vera né l’una cosa né l’altra. Esperienze editoriali di successo, come Internazionale e Limes, dimostrano che c’è “fame” di politica estera, di geopolitica, soprattutto in un lettorato relativamente giovane e acculturato.

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Un lettorato che poi diventa “elettorato” e orienta le proprie scelte anche in rapporto alle posizioni e alle battaglie che i partiti in competizione hanno assunto e portato avanti in politica estera. Quello che risponde al vero è il degrado di questo tema nel sempre più mortifero dibattito politico italiano. Qui siamo al trionfo della banalità dell’ignorante. Moriamo di provincialismo. E questo è ancora più grave nell’epoca della globalizzazione e dell’interdipendenza. E quando l’ignoranza si combina con la becera propaganda di bottega, il mix diventa esplosivo. Guardate a come si discute di guerra. Della guerra in Ucraina.

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Ma vi pare possibile che faccia notizia e attiri l’attenzione dei vari attori, e comparse, elettorali solo quando può essere piegata allo scontro interno, alla battuta, all’insinuazione. Quando si prendono sul serio le sparate di un personaggio diventato la macchietta di se stesso, uno che per farsi notare e riprendere dalle agenzie deve spararla alla grande. Stiamo parlando dell’ex presidente russo Dmitrtrij Medvedev. Costui non perde occasione per farsi notare con sparate mediatiche da capitan fracassa. L’ultima in ordine di tempo ha scatenato a casa nostra polemiche e articolesse a non finire.

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Riprendiamole dall’Ansa.  Che riepiloga così la giornata di ieri: “Il falco russo Dmitrij Medvedev entra a gamba tesa in campagna elettorale invitando gli europei a “punire” alle urne i loro “governi idioti” e il suo appello diventa subito un caso in Italia, alla vigilia di elezioni segnate dal timore di ingerenze da parte di Mosca.

Immediate arrivano infatti le condanne dal centrosinistra, con il Pd che attacca “l’ambiguità” di una destra che rimane in silenzio per lunghe ore, prima che in serata Matteo Salvini dica la sua: “Non mi interessano gli insulti dei Dem.

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Voteranno gli italiani e non i russi, i cinesi o gli eschimesi. All’estero possono dire quello che vogliono, non mi interessa fare polemica col resto del mondo”, minimizza il leader della Lega. Cui però replica Enrico Letta: “La Russia ha deposto la scheda nell’urna. La Lega ha un accordo firmato nel 2017 con Russia Unita, il partito di Putin. Questo accordo deve essere disdettato, se non lo fanno è gravissimo per la sovranità del nostro Paese”.

Non è la prima uscita del genere del vicepresidente del consiglio di sicurezza nazionale di Vladimir Putin, che già in passato aveva esultato sguaiatamente per le crisi di governo in Gran Bretagna e appunto in Italia, con due dei più stretti alleati di Kiev (Johnson e Draghi) messi fuori gioco. Ma stavolta l’ex presidente sceglie di rivolgersi direttamente agli elettori: “Vorremmo vedere i cittadini europei non solo esprimere il malcontento per le azioni dei loro governi, ma anche dire qualcosa di più coerente. Ad esempio, che li chiamino a rendere conto, punendoli alle urne per la loro evidente stupidità”, scrive Medvedev su Telegram, il suo canale preferito. “Se il prezzo per la democrazia europea è il freddo negli appartamenti e i frigoriferi vuoti, questa ‘democrazia’ è per i pazzi”, aggiunge l’esponente di Mosca riferendosi alle conseguenze delle sanzioni contro la Russia per la guerra in Ucraina. “Ecco perché – insiste – quattro governi europei si sono già dimessi in breve tempo. Ma non è finita qui. I voti degli elettori sono una potente leva di influenza. Quindi agite, vicini europei! Non rimanete in silenzio. Chiamate i vostri idioti a rendere conto. E vi ascolteremo. Il vantaggio è evidente: l’inverno è molto più caldo e confortevole in compagnia della Russia che in uno splendido isolamento con le stufe spente”, l’allusione finale di Medvedev, che usa per l’ennesima volta la minaccia del taglio alle forniture di gas russo all’Europa.

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Il primo a reagire è il ministro degli Esteri Luigi Di Maio: “È davvero preoccupante l’ingerenza del governo russo nelle elezioni italiane. Un esponente russo interviene nuovamente a gamba tesa su questioni di politica interna, questa volta dando anche un’indicazione di voto. Le forze politiche italiane – è l’invito del leader di Impegno Civico – prendano le distanze in maniera netta, senza alcuna timidezza, dalla propaganda russa”. Di “ingerenza grave” parla subito anche Enrico Borghi, della segreteria nazionale del Pd, che esorta “tutti” a censurare Mosca, “iniziando da una destra sempre più ambigua sul tema” .Da Quartapelle a Mirabelli, da Fassino a Serracchiani, il leit motiv tra i democratici è la richiesta alla coalizione di Meloni e company di condannare le parole di Medvedev. Ma a destra (e anche tra i Cinque Stelle) per ore tutto tace. Fatta eccezione per la voce istituzionale di Adolfo Urso, senatore di Fratelli d’Italia ma soprattutto presidente del Copasir: “La dichiarazione grottesca di Medvdev è solo la punta dell’iceberg. Il Copasir ha da tempo denunciato il rischio di ingerenze straniere nelle democrazie occidentali, specie durante i processi elettorali, sollecitando le istituzioni a predisporre adeguate misure. Proprio domani – ricorda Urso -, nella riunione del Comitato, questo sarà uno degli argomenti della relazione annuale al Parlamento dopo la nostra indagine conoscitiva”  In serata le parole di Salvini, precedute da quelle del presidente dei senatori di FdI Luca Ciriani: “Le accuse contro il centrodestra sono risibili quasi quanto le dichiarazioni di Medvedev. Lo confermano i voti espressi in Parlamento che hanno sempre attestato la postura atlantista dei partiti di centrodestra. Spiace non poter dire lo stesso dei partiti con cui il Pd ha deciso di allearsi”. Dal terzo polo si fa sentire il leader di Azione Carlo Calenda: “La Russia e Medvedev il 25 settembre avranno un’amara sorpresa. Ci impegneremo a sconfiggere i loro amici Conte, Berlusconi e Salvini”. Con il leader del M5s che in zona Cesarini fa partire anche il suo tweet nel quale parla di “intromissione inopportuna e pericolosa. Gli italiani non devono prendere lezioni e consigli da nessuno, tanto meno da chi si è reso protagonista di guerra e condotte che violano i più elementari diritti umani”, cinguetta Conte quando sono ormai passate le 21 di un’altra giornata di polemiche”. 

Questo per quanto riguarda la giornata di ieri. Oggi si continua sulla stessa tonalità: quella da rissa da bar. Con Salvini che dice “io manco da tempo da Mosca”. Con Di Maio che torna a rimestare nelle zone di grigio del rapporto tra il partito-stato putiniano e la Lega e spara ad alzo zero in direzione Salvini: “E’ stato Putin a dirti che non ci saranno influenze russe sulle nostre elezioni? I tuoi contatti con la Russia sono evidenti. Penso a quando volevi farti pagare il viaggio a Mosca in rubli dall’ambasciata russa, oppure a quando i tuoi uomini avevano contatti con esponenti russi, come letto nei giorni scorsi in un’inchiesta de La Stampa, discutendo delle possibili dimissioni dei ministri leghisti. Il rischio c’è – sentenzia il ministro degli Esteri in carica – e le continue ingerenze nella politica italiana di esponenti russi lo confermano. La tua timidezza nel prendere le distanze dalle gravi minacce di esponenti russe ti rende complice di queste ingerenze”.

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Che dire, uno scontro tra “titani”. 

Per favore, piantatela. Se volete discutere seriamente di politica estera dite come pensate di stare nella Nato. Come vi schierate rispetto allo “scandalo” (definito tale dal Papa e non da un imbelle pacifista) del commercio delle armi. Dite che ne pensate dell’apartheid israeliano imposto a Gaza e in Cisgiordania e perché l’Italia non ha riconosciuto lo Stato palestinese. E sulla sudditanza a Erdogan, diventato nel giro di un anno da “dittatore” a partner affidabile, e sula genuflessione all’Egitto di al-Sisi, rea di aver rapito, torturato e assassinato un cittadino italiano, ed europeo: Giulio Regeni. Spiegateci se la vostra è l’Europa dei sovranisti alla Orban o l’Europa sognata da Altiero Spinelli.

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Spiegateci se essere alleati dell’America vuol dire accettare ogni politica che adotta anche se questa confligge con gli interessi (e i valori) dell’Europa. E le armi vendute all’Arabia Saudita (quella del “Rinascimento” esaltato da Renzi) che hanno fatto strage di civili nel dimenticato e martoriato Yemen. E visto che ci siete, che avete da dire sull’aumento record delle spese militari e dei tagli al già scheletrico budget per l’Aiuto pubblico allo sviluppo. E ancora: siete per porre fine o no al finanziamento di quell’organizzazione a delinquere denominata Guardia costiera libica? E sulla Russia, sì la Russia, e la guerra in Ucraina. Chi sia l’aggredito e chi l’aggressore è chiaro a tutti (o quasi). Ma qual è per voi la finalità che giustifica l’invio di armi alla resistenza ucraina: costringere l’aggressore russo a un negoziato che non sappia di resa dell’aggredito oppure, come più volte ribadito dai vertici dell’Amministrazione Usa, l’obiettivo vero, strategico, è spazzare via il regime putiniano? E sui venti di guerra (nucleare) che continuano a soffiare nell’Indo Pacifico?

Vedete quanta carne al fuoco ci sarebbe per imbandire un ricco “banchetto” di politica. Ma per farlo bisogna essere persone serie. Ma voi proprio non ci riuscite.  

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