Guerra in Ucraina: la resistenza popolare e il blitzkrieg fallito
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Guerra in Ucraina: la resistenza popolare e il blitzkrieg fallito

"Parlo per i miei cittadini che difendono la libertà a caro prezzo". Sono le parole del presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky al parlamento europeo

Guerra in Ucraina: la resistenza popolare e il blitzkrieg fallito
Bombe russe sull'Ucraina
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

1 Marzo 2022 - 17.19


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E il discorso di un uomo che combatte. E che rivendica la dignità, oltre che l’indipendenza, del popolo di cui è Presidente. “Non se dire buongiorno, buon pomeriggio o buona sera. Non ci riesco perché ogni giorno per qualcuno potrebbe essere l’ultimo giorno. Parlo per i miei cittadini che difendono la libertà a caro prezzo”. Sono le parole del presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky, che si è collegato alla plenaria straordinaria di oggi del Parlamento europeo.” Questa mattina è stata tragica per noi – ha proseguito – due missili hanno colpito la città di Kharkiv che si trova alla frontiera con la federazione russa. Ieri sedici bambini sono stati uccisi. E Putin parla di operazioni contro le infrastrutture militari. Ma quali infrastrutture, sedici bambini sono stati uccisi dai suoi missili. Oggi diamo la nostra vita per i valori, la libertà, il desiderio di essere liberi. Stiamo rinunciando a persone migliori, quelle più coraggiose” ma “gli ucraini sono incredibili” e “sono convinto che supereremo tutto”. “La nostra gente è molto motivata, stiamo combattendo per nostri diritti e libertà e ora per la nostra sopravvivenza, ma anche per essere membri alla pari dell’Europa e credo che oggi stiamo mostrando a tutti quello che siamo, l’Ue sarà molto più forte con noi. Senza di voi l’Ucraina sarà abbandonata. Abbiamo provato la nostra forza, che valiamo almeno quanto voi. Quindi, dimostrateci che siete con noi, provateci che non ci lascerete soli e che siete davvero europei. Solo così la vita vincerà sulla morte, la luce batterà l’oscurità. Gloria all’Ucraina”. 

“Noi siamo Europa”

È intervenuto anche Ruslan Stefanchuk, il presidente della Verkhovna Rada, l’assemblea legislativa di Kiev: “Non può esserci pace in Europa senza l’Ucraina, non può esserci Europa integrale senza Ucraina. L’Ucraina non deve cadere, altrimenti nessuno saprà dove si fermerà l’aggressore russo”. Stefanchuck ha fatto appello “a tutti i leader” dell’Unione per “sostenere l’aspirazione europeista dell’Ucraina. Tutti gli ucraini sono a favore” e “Zelensky ha già firmato la lettera”.

Resistenza popolare

Sul campo l’asimmetria delle forze che si combattono è più che sproporzionata. L’esercito invasore ha una potenza di fuoco immensamente superiore a quella dell’esercito che quell’invasione prova a contrastare. Ma allora perché i generali russi non hanno ancora conquistato Kiev? La risposta è: resistenza popolare.

Come si organizza la resistenza. A darne conto, con il consueto rigore analitico, è un documentato report di Rid (Rivista italiana difesa): “Al quinto giorno della guerra in Ucraina, è possibile fare un primo bilancio partendo dalle ottime performance delle Forze Armate ucraine e dai grandi problemi incontrati dai Russi. Tutto bene per gli ucraini dunque? In realtà no, dal momento che il fronte sud appare quello che sta mostrando più criticità. La mancata conquista di Kherson, difatti, non ha impedito puntate in profondità sia ad ovest che ad est della Crimea (sulla cui direzione ci si era già mossi passando per il nodo di Henishek). Nel primo caso, assalti a Mikolayvka si sono rivelati infruttuosi, e sembra che nelle ultime 24/36 ore forze russe abbiano fatto avanti e indietro nel premere alternativamente sia su tale importante centro, che su Kherson. Il motivo è probabilmente dovuto al fatto che Mykoayvka si è auto isolata tramite l’interruzione dei ponti comunicanti con le arterie collegate a Kyev e soprattutto ad Odessa, mentre, d’altra parte, ha lasciato aperto i suoi collegamenti con Kherson (anch’essa isolata) al fine di costituire un’unica linea difensiva di reciproco supporto, potenzialmente foriera di una controffensiva che potrebbe imbottigliare truppe che volessero impegnarsi troppo su Mykoayvka. Al momento essa effettivamente appare sotto tentativi di forzamento di una grossa componente meccanizzata, difficile da quantificare nella sua dimensione. Nel secondo caso, la caduta di Berdyansk (non troppo difficoltosa, sebbene certamente la località non fosse davvero tenibile dopo la conquista di Melitopol), ha consolidato la linea di sostegno delle truppe che già in precedenza erano riuscite a giungere nella cittadina di Urzuf, alle spalle di Mariupol, la quale, difatti, da un paio di giorni risulta praticamente circondata. Il famoso Reggimento AZOV, uno dei protagonisti della stagione dei Battaglioni Territoriali di volontari che autonomamente (o con finanziamenti da parte di oligarchi di vario tipo) si formarono durante i fatti del 2014, prima del conflitto era in parte acquartierato in tale località. Al momento sembra che stia tenendo duro contro forze russe che, benché abbiano nei fatti saldato i territori separatisti con la Crimea, nondimeno risulterebbero azzoppate da scarsità di uomini e carburante. Pertanto, nelle ultime 24 ore Mariupol ha continuato ad essere risparmiata da combattimenti e finanche bombardamenti nel proprio centro, sebbene i quartieri collocati alla destra del fiume Kalmius, confinanti con i paesotti di Sartana e Talakivka, conquistati in ore recenti dai separatisti, continuino a risultare sotto una pressione sempre più crescente. Essendo circondata, probabilmente Mariupol è la città a maggior rischio di catastrofe umanitaria. Di quasi mezzo milione di persone, il più importante porto del Mar d’Azov starebbe già esaurendo le scorte alimentari (esempio: il costo del pane, quando si trova, in 3 giorni è passato da 4 Uah al kg ad oltre 110 Uah). Da notare come oramai giornaliere notizie di sbarchi su (o accanto a) Mariupol od Odessa non appaiono confermati, ed è possibile che media occidentali ripetano post russi su qualche social finalizzati a far scappare la popolazione al fine di intasare le vie di comunicazione interne. Difatti, queste risultano già congestionate di veicoli di ogni tipo che tentano di dirigersi verso frontiere polacche, ungheresi e moldave.  Le pochissime arterie stradali dell’heartland urcaino, dunque, si prestano davvero poco a spostamenti di truppe ucraine da un fronte all’altro. È anche per questo che le unità dell’Esercito di ogni fronte ingaggiato si affidano a rinforzi ad hoc creati sul posto tramite l’afflusso volontario di civili più o meno militarizzati. Quanto questo fosse stato previsto nel concetto operativo difensivo iniziale o sia un qualcosa spontaneamente creatosi sotto la pressione del conflitto non risulta ancora chiaro, sebbene di massima propenderemmo più per la prima ipotesi. E qui arriviamo a quella sorta di “difesa totale” alla jugoslava titina che, sia come sia, ha comunque preso corpo in questa guerra, e che può contribuire fortemente alla crisi del dispositivo offensivo russo. Cominciamo subito a dire che, a differenza di alcuni titoli mediatici, in pressoché tutti i casi le battaglie cittadine si sono sinora svolte alle periferie dei centri urbani. In tal senso, le unità di volontari alla bisogna hanno giocato un ruolo non indifferente nella sicurezza dei centri da taluni raid compiuti da gruppi tattici di forze speciali russe a sabotatori filo-russi. Tuttavia, il grosso dei combattimenti, finora vittoriosi, è stato senz’altro svolto da formazioni regolari dell’Esercito e della Guardia Nazionale (che da anni ha riunito i menzionati Battaglioni/Reggimenti Territoriali del 2014). Le crescenti unità di volontari civili stanno però: rinforzando i centri delle città minando ponti, viadotti e canalini (probabilmente degli Ied stanno venendo predisposti); mettendo in opera nidi di mitragliatrici e postazioni per cecchinaggio, armi portatili anticarro e Manpads; confondendo la segnaletica stradale; fabbricando e distribuendo bombe molotov (stabilimenti di prodotti alcolici si sono convertite allo scopo, come nella Finlandia della Guerra d’Inverno). Parte della popolazione non direttamente belligerante (o perlomeno non direttamente armata) contribuisce in questo quadro in ulteriori forme, quasi da epopee romantiche, quali: anziani abitanti di condomini e casermoni residenziali che si prestano a fare da spotter di movimenti avversari con telefonini e radio portatili; cordoni di civili che sfidano i carri russi a travolgerli (finora non vi sono notizie che ciò si sia poi verificato, anzi, in rete si trovano video di formazioni meccanizzate che desistono da ulteriori avanzate); donne e bambini che cuciono uniformi e teloni mimetici per i propri soldati. Al di là dell’alone, come già detto, epico, questo fenomeno sembra abbastanza generalizzato e certamente preoccupante per i russi che, c’è da scommetterci, temono una, dieci, cento Grozny. É in questo quadro che probabilmente si colloca il turning point di oggi a Kharkhiv. Il terribile bombardamento indiscriminato del centro città con Mrls, difatti, segna un distacco da quello che, forse, aveva finora rappresentato parte del concetto operativo dei russi: puntare con forza sulle città etnicamente e/o linguisticamente ucraine, e aggredire con minore violenza (soprattutto artiglieresca) i centri russofoni dell’est (che in qualche caso erano anche caduti parzialmente e/o brevemente sotto controllo separatista nel 2014). Il tentativo stroncato di entrare a Kharkhiv con forze leggere, sembra aver portato i russi ad abbracciare una strategia diversa, basata su accerchiamento delle città ed impiego all’occorrenza del fuoco di artiglieria”.

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Nuovo attacco a Kharkiv

La città ucraina di Kharkiv è stata nuovamente attaccata questa mattina, riferiscono media locali. Immagini televisive, rilanciate sui social media, mostrano una forte esplosione dopo quello che potrebbe essere un missile o una bomba scoppiata presso un edificio, che la testata Kiev Independent identifica come la sede del governo regionale. “Barbari attacchi missilistici russi sulla centrale piazza della Libertà e sui quartieri residenziali di Kharkiv” il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba.

Oleh Sinehubov, capo dell’amministrazione regionale di Kharkiv, ha riferito che l’edificio amministrativo, e anche alcuni palazzi residenziali, nel centro della città sono stati stati colpiti dai bombardamenti russi. Secondo i servizi statali di emergenza ucraini, il bombardamento ha causato almeno 10 morti. In precedenza, Sinehubov aveva riferito che almeno 11 persone erano state uccise e decine di altre erano rimaste ferite nei bombardamenti di ieri, aggiungendo che le truppe ucraine stanno respingendo i tentativi russi di avanzare verso la città (1,4 milioni di abitanti).

Colonna militare russa verso Kiev

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Come già diverse volte, prima e dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, i satelliti della società statunitense Maxar hanno fotografato da altissima quota la situazione nelle retrovie dell’esercito di Mosca. Questa volta sembra chiaro che le truppe inviate dal Cremlino si preparino all’assalto finale a Kiev, come dimostrerebbe l’enorme convoglio che da nord-ovest si sta dirigendo sulla capitale. Le immagini satellitari, scattate ieri, mostrano infatti una colonna di mezzi che si estende per circa 64 km. Intanto l’ambasciata italiana a Kiev, che in questi momenti si sta trasferendo a Leopoli, raccomanda ai connazionali ancora presenti nella capitale Ucraina e dintorni di utilizzare i mezzi tuttora disponibili, inclusi i treni, per lasciare la capitale, negli orari in cui non c’è il coprifuoco, raccomandando la massima cautela.

70 morti a Okhtyrka

Sarebbero oltre 70 i militari ucraini uccisi nell’attacco di artiglieria russo contro la base militare di Okhtyrka, tra Kharkiv e Kiev. A scriverlo su Telegram è stato il responsabile regionale Dmytro Zhyvytskyy, postando immagini dell’edificio colpito e di soccorritori che scavano tra le macerie. In un successivo post su Facebook, Zhyvytskyy ha parlato di molti soldati russi ed alcuni residenti uccisi durante gli scontri avvenuti domenica. La notizia è stata riportata dal Guardian.

Base militare ucraina in fiamme

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Una base militare ucraina è in fiamme vicino a Kiev dopo un attacco aereo sferrato la notte scorsa dalle forze russe: lo riporta il Guardian, che pubblica un video con immagini dell’incendio lungo una strada di Brovary – dove ha sede la base, a 25 km a nordest di Kiev – riprese dall’interno di un’auto. Nel video, le persone a bordo dell’auto che riprendono la scena si chiedono se qualcuno sia sopravvissuto all’attacco e commentano che il posto di blocco della base è stato centrato in pieno.

Save the Children: i rifugiati potrebbero essere fino a 5 milioni

“Quella a cui stiamo assistendo a causa del conflitto in Ucraina potrebbe diventare la più grande emergenza umanitaria d’Europa dal 2015, quando tantissimi rifugiati sono arrivati fuggendo dai conflitti in Afghanistan, Iraq e Siria. Più di 500.000 persone sono già fuggite dall’Ucraina e si teme che il numero possa crescere fino a 5 milioni”, ha commentato Irina Saghoyan, direttore di Save the Children per l’Europa orientale. “Stiamo assistendo a una crescita allarmante ed esponenziale dei bisogni umanitari. Con temperature così rigide, gli spostamenti comportano un rischio ancora maggiore. Questi bambini hanno visto cose che nessun bambino dovrebbe mai vivere. È fondamentale che tutti quelli che entrano nei paesi vicini, compresa la Romania, siano protetti e abbiano accesso a cibo, acqua pulita, abbiano un riparo e ricevano supporto per la loro salute mentale”, conclude Irina Saghoyan.

Un appello che si perde nel clamore dei missili, dei colpi d’artiglieria che stanno devastando l’Ucraina, riducendo il suo popolo a una moltitudine di sfollati. Come è successo in Siria, in Yemen, in Afghanistan. E ora la storia si ripete nel cuore dell’Europa. Quella di Putin è una corsa contro il tempo. Il blitzkrieg(guerra lampo) non gli sta riuscendo. E le sanzioni cominciano a mordere. Ma a “mordere” ancora di è la resistenza popolare. Quella che lo “zar” del Cremlino non aveva messo in conto.

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