Afghanistan, accogliere i rifugiati. Il mondo solidale non "sta sereno", presidente Draghi
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Afghanistan, accogliere i rifugiati. Il mondo solidale non "sta sereno", presidente Draghi

Non s’inventa la improbabile figura del talebano “buono”, aperto, inclusivo verso il genere femminile. Il mondo solidale non cede alla realpolitik, e chiede ai governi atti concreti

Proteste contro i talebani
Proteste contro i talebani
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

19 Agosto 2021 - 14.16


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Il mondo solidale non chiude gli occhi di fronte alla tragedia, perché tale è, che si sta consumando in Afghanistan. Non s’inventa la improbabile figura del talebano “buono”, aperto, inclusivo soprattutto verso il genere femminile. Il mondo solidale non cede alla realpolitik, e chiede ai governi, all’Europa, alla comunità internazionale atti concreti di solidarietà nei confronti delle tante e dei tanti afghani terrorizzati, minacciati, dalla presa del potere dei “studenti coranici”.

Il mondo solidale italiano è abituato, ed è una bella abitudine, ad intrecciare fortemente protesta e proposta. Forte dell’esperienza maturata sul campo, o in mare, conosce il valore reale della sofferenza e la forza dirompente della speranza. Non scambia aguzzini in divisa – leggi i guardiacostieri libici – come dei Robin Hood del mare, ed è convinto, a ragione, che non esistono guerre “umanitarie” così come una dittatura della sharia soft. 

Agire subito

E allora, il mondo solidale torna a incalzare chi detiene gli strumenti per agire e l’incalza.

“Il deteriorarsi delle condizioni in Afghanistan, già fortemente provato da una guerra civile strisciante, pone il Governo italiano e la comunità internazionale tutta di fronte all’obbligo di un’azione immediata in difesa dei diritti umani.  

 L’accordo di pace tra Stati Uniti e talebani, siglato a Doha nel febbraio 2020 in vista della proposta di ritiro delle truppe statunitensi, ha rimandato la questione di una soluzione politica in Afghanistan ai colloqui diretti tra rappresentanti del governo afgano da una parte e rappresentanti dei talebani dall’altra. Così sono iniziati i cosiddetti “colloqui intra-afghani” lo scorso settembre a Doha, in Qatar e a dicembre, le squadre negoziali avevano raggiunto un accordo solo sulle regole procedurali per avviare i veri e propri negoziati di pace. 

 Nonostante i colloqui di pace, durante l’intero anno il conflitto armato ha continuato a mietere vittime tra i civili e a far crescere il numero di sfollati interni. Stando a quanto riportato dalla Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UN Assistance Mission in Afghanistan – Unama) tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2021, sono state censite 5.183 vittime civili – 1.659 uccisi e 3.524 feriti, fra i quali un numero altissimo di ragazze, donne e bambini. Il numero totale di civili uccisi e feriti è aumentato del 47 per cento rispetto alla prima metà del 2020, invertendo la tendenza degli ultimi quattro anni e, rispetto ai primi sei mesi del 2020, il numero di bambine e donne uccise o ferite è pressoché raddoppiato.

 I diversi gruppi armati sono stati collettivamente responsabili del deliberato attacco e dell’uccisione di civili, tra cui insegnanti, operatori sanitari, operatori umanitari, giudici, leader tribali e religiosi e dipendenti statali. Gli attacchi si sono manifestati in aperta violazione del diritto internazionale umanitario, prendendo deliberatamente di mira persone e obiettivi civili. 

 I minori hanno continuato, inoltre, a essere reclutati per il combattimento, in particolare da gruppi armati e dalle forze di sicurezza afghane, tra cui milizie filogovernative e polizia locale, e hanno subìto molteplici violenze, compresi abusi sessuali. Secondo l’Unama, l’Afghanistan ha continuato a essere uno dei paesi più mortali al mondo per i bambini.  

Gli ultimi giorni hanno visto un’escalation mortale dei combattimenti nelle province afghane aggravando ulteriormente le sofferenze indicibili di un paese in cui, stando ai dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), oltre 5 milioni di persone sono già sfollate all’interno del Paese e vivono in condizioni al limite della sopravvivenza. Un numero destinato ad aumentare di oltre 359.000 nuovi sfollati nel 2021, sempre secondo le stime di OIM. Solo nell’ultimo mese circa 75.000 minori sono stati costretti ad abbandonare le loro case. 

 Di fronte all’attuale quadro di repentino deterioramento delle condizioni di sicurezza interna del Paese, chiediamo al Governo italiano di: 

1. Esortare tutte le parti in conflitto e adoperarsi in seno alla comunità internazionale per porre fine alla violenza, proteggere l’accesso umanitario e rispettare il diritto umanitario internazionale.

2. Assicurare rapidamente l’apertura di corridoi ed evacuazioni umanitarie verso l’Italia non solo per chi abbia collaborato con militari, diplomatici italiani e organizzazioni umanitarie, ma per chiunque si trovi in condizioni di vulnerabilità, garantendo loro sicurezza e incolumità, anche su suolo italiano.

3. Aumentare le quote relative ai reinsediamenti e sostenere eventuali canali di ingresso integrativi promossi dalla società civile. Chiediamo inoltre che alle frontiere italiane venga garantito il diritto di asilo e il pieno accesso alle procedure per la sua richiesta e che si monitori affinché non avvengano respingimenti. Infine, che l’Italia si adoperi in sede UE affinché nessuno stato membro attui rimpatri forzati di cittadini afghani.

4. Tutelare e promuovere i diritti delle donne e dei bambini, vittime di violenze e discriminazioni. A tal fine, l’Italia dovrebbe sostenere la società civile locale e l’attuazione di programmi di promozione e tutela dei diritti umani.  

Le organizzazioni firmatarie:

Action Aid Italia

Afgana Associazione di sostegno alla società civile afgana

Aidos – Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo – Onlus

Amnesty International Italia

AOI- Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale

CGIL

CINI – Coordinamento Italiano NGO Internazionali

Cpo-Fnsi

DonneinQuota

DonnexDiritti Network

GiULiA giornaliste

Giuristi Democratici

Iniziativa femminista

Libera contro le Mafie e Gruppo Abele

Oxfam Italia 

Period Think Tank Aps

Rete Pace e Disarmo

Save the Children

Se non ora quando

WeWorld

Ora spetta al presidente Draghi, ai ministri Di Maio, Guerini, Lamorgese battere un colpo. Subito. Le lacrime di coccodrillo non sono consentite. Né sono accette generiche dichiarazioni d’impegno o lo scaricare tutto sull’Europa. Men che meno il presidente del Consiglio può sottostare alle sparate muscolari del Salvini in versione “Papeeete”. Non è consentito, Presidente Draghi, accettare come se nulla fosse che il capo di un partito che fa parte della sua maggioranza di governo imponga diktat sulla pelle delle donne e degli uomini che chiedono protezione e rifugio. L’Italia è un Paese sovrano, e come tale può e deve agire. Subito. 

 “L’aggravarsi della crisi umanitaria in Afghanistan ci preoccupa moltissimo con il suo carico di minacce che investe civili afgani, soprattutto donne e ragazze – afferma  Paolo Pezzati, portavoce per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia – Chiediamo all’Ue di mettere in campo subito un’adeguata risposta umanitaria e garantire vie sicure e legali per l’evacuazione di quanti sono a rischio nel tentativo di lasciare il Paese.”“ I Paesi limitrofi sosterranno con tutta probabilità l’accoglienza del maggior numero di rifugiati afgani, ma è responsabilità delle nazioni più ricche fornire supporto per assicurare la protezione di chi fugge da violenze e persecuzioni. Nessun governo dovrebbe impedire agli afghani di cercare un luogo sicuro in cui riparare, fornendo aiuti ovunque possibile. I governi europei hanno infine il dovere assoluto di fermare ogni forma di rimpatrio forzato in Afghanistan.”

 

 

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