Torturatori e assassini di innocenti. Ecco chi l'Italia ha rifinanziato in Libia

La Guardia costiera libica e un’associazione a delinquere istituzionalizzata. Non chiamate incidente l'uccisione dei migranti. Non uccideteli per la seconda volta.

Migranti in Libia

Migranti in Libia

Umberto De Giovannangeli 28 luglio 2020
Assassini. Torturatori. Carnefici del mare. Ecco chi il Parlamento italiano ha deciso di rifinanziare. Assassini in divisa, arruolati nella cosiddetta Guardia costiera libica, un’associazione a delinquere istituzionalizzata. Non chiamatelo incidente. Non uccideteli per la seconda volta. Quella che è avvenuta la notte scorsa a Khum, est di Tripoli, è stata una vera e propria esecuzione. Tre migranti sudanesi sono stati uccisi, e altri quattro feriti, in una sparatoria avvenuta la scorsa notte a Khums, est di Tripoli, durante le operazioni di sbarco. I migranti erano stati intercettati in mare e riportati a terra dalla Guardia costiera libica. “Le autorità locali hanno iniziato a sparare nel momento in cui alcuni migranti, scesi da poco a terra, avevano cercato di darsi alla fuga", denuncia l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) I cinque migranti feriti sono stati portati in ospedali della zona, mentre la maggior parte dei sopravvissuti all'incidente è stata trasferita in centri di detenzione. 
di detenzione, formula ipocrita, per non usare la parola giusta: lager.
"Le sofferenze patite dai migranti in Libia sono intollerabili", ha affermato Federico Soda, capo missione Oim in Libia. "L'utilizzo di una violenza eccessiva ha causato ancora una volta delle morti senza senso, in un contesto caratterizzato da una mancanza di iniziative pratiche volte a cambiare un sistema che spesso non è in grado di assicurare alcun tipo di protezione".
“Questo incidente sottolinea con forza che la Libia non è un porto sicuro per lo sbarco", gli fa eco l'inviato speciale dell'Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, per la situazione del Mediterraneo centrale, Vincent Cochetel. "E’ necessario aumentare la capacità di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, includendo le navi delle Ong al fine di aumentare la probabilità che le operazioni di salvataggio conducano allo sbarco in porti sicuri al di fuori della Libia. C'è anche bisogno di maggiore solidarietà tra gli Stati costieri del Mediterraneo".
Solidarietà, porti aperti, inclusione, sostegno al meritorio lavoro delle Ong: sono parole e concetti che non hanno cittadinanza nell’azione politica del governo Conte II, che sulle questioni libiche e dei migranti è una fotocopia in peggio del governo Conte I. In peggio perché più ipocrita.
“Gli autori degli ‘orrori indicibili’, già denunciati dal segretario generale Onu e ribaditi dalla Corte penale dell’Aja, non dovranno spegnere la macchina istituzionale della tortura. Da governi diversi, il voto ha riunito tutti i protagonisti di questi anni, da destra a sinistra, riuscendo nel ‘miracolo libico’ di creare una maggioranza trasversale nelle stesse ore in cui 65 esseri umani rischiano di perdere la vita mentre nessuno interviene: né le motovedette di Tripoli, né Malta e meno che mai l’Italia, ormai autorelegata all’interno delle acque territoriali...”. Così su Avvenire Nello Scavo, profondo conoscitore dell’inferno libico.
Torturatori, stupratori, assassini cambiano casacca e indossano la divisa. Partono con le loro imbarcazioni, che noi finanziamo, e riportano i migranti nei lager, dove tutto ricomincia da capo. Non è un mistero che i boss del traffico di esseri umani e i comandanti della Guardia costiera che dovrebbero stroncarlo siano spesso le stesse persone. Questa ricostruzione è confermata da oltre duemila testimonianze di migranti che sono agli atti di numerose inchieste giudiziarie, anche italiane, come quelle delle Procure di Trapani e di Catania. 
“Da tre anni denunciamo, insieme ad altre organizzazioni umanitarie, gli orrori dei lager libici che avvengono con la connivenza e il finanziamento italiano – afferma in una nota Oxfam - Eppure il governo continua ad aumentare le risorse a favore delle autorità libiche e della Guardia costiera che da molte inchieste risulta direttamente collegata al traffico di esseri umani. Una vergogna che si ripete”.
Di tutto ciò il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, il segretario del Partito democratico, Nicola Zingaretti, sono a conoscenza. Non possono dire: “Non sapevamo”. Che la Guardia costiera libica sia una accolita di criminali e trafficanti riciclati lo sanno benne. Eppure li hanno rifinanziati. E con loro i parlamentari, di maggioranza e opposizione - tranne 23 che hanno avuto il coraggio politico e l’onestà intellettuale di votare “no”- che hanno dato luce verde al rifinanziamento della vergogna. Ed ora non versate lacrime su questa esecuzione di innocenti. Abbiate almeno questo sussulto di decenza.