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I paesi poveri delusi dagli impegni sul clima presi dal G20: "Colpa delle multinazionali"

Gaston Browne, primo ministro di Antigua e Barbuda e presidente dell'Alleanza dei piccoli Stati insulari che rappresenta 39 Paesi: "Lobby che beneficiano dei sussidi ai combustibili fossili".

Gaston Browne, primo ministro di Antigua e Barbuda
Gaston Browne, primo ministro di Antigua e Barbuda

globalist Modifica articolo

1 Novembre 2021 - 11.46


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Si potyeva fare di meglio. Molto di meglio. Delusi dai risultati del G20 in tema di impegni sul clima i leader dei Paesi poveri che rappresentano oltre un miliardo di persone sperano ora nella Cop 26 di Glasgow. “Siamo estremamente preoccupati”, hanno dichiarato al Guardian, sottolineando di aver sperato di piu’ dal vertice del G20 a Roma e affermando che la prospettiva di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi sopra i livelli preindustriali, una soglia vitale che gli scienziati definiscono un “confine planetario”, si sta allontanando.

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“Da quello che ho visto sembra che supereremo 1,5 gradi. Siamo molto preoccupati per questo. Per noi e’ una questione di sopravvivenza”. ha dichiarato Gaston Browne, primo ministro di Antigua e Barbuda e presidente dell’Alleanza dei piccoli Stati insulari, che rappresenta 39 Paesi, dando la colpa all’influenza dei potenti interessi di” aziende e lobby multinazionali molto potenti… che beneficiano dei sussidi ai combustibili fossili”.

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Secondo i Paesi poveri, non sono accompagnate da piani chiari le promesse del G20 di raggiungere zero emissioni entro la meta’ del secolo e agire in questo decennio per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi.

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L’esortazione ai leader del G20 presenti a Glasgow per due giorni di colloqui con piu’ di altri 100 capi di stato, che saranno seguiti da quasi due settimane di colloqui tra alti funzionari, e’ di elaborare piani piu’ ambiziosi per ridurre le emissioni di gas serra. “Sono estremamente preoccupato, ma nonostante la delusione sono ancora fiducioso”, ha detto ancora Browne.

“I progressi non sono sicuramente sufficienti fino ad ora.

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Siamo molto lontani da un percorso di 1,5 gradi. Abbiamo bisogno di loro (dei paesi ricchi, ndr) per aumentare il livello dell’asticella. Abbiamo fatto la nostra parte e abbiamo contribuito meno al problema”, ha detto a sua volta Sonam Wangdi, presidente del gruppo dei Paesi meno sviluppati, che rappresenta piu’ di un miliardo di persone a livello globale.

Tra l’altro a un livello di riscaldamento che supera 1,5 gradi, ha ricordato Browne, molte piccole isole subiscono inondazioni dovute all’innalzamento del livello del mare ma anche i Paesi sviluppati sono a rischio in quanto “molti di loro hanno anche zone costiere”. 

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