Tra intelligenza artificiale ed energie rinnovabili: ecco i programmi del Ministero della Transizione Ecologica

L'agenda del Ministro Cingolani tra ambiente, metropoli, qualità dell'aria e lo sviluppo cibernetico dei supercomputer

Cingolani, ministro della Transizione Ecologica

Cingolani, ministro della Transizione Ecologica

globalist 17 febbraio 2021

Si tratta del neonato Ministero della Transizione Ecologica nel governo Draghi, tanto voluto da Beppe Grillo e guidato dallo scienziato e direttore dell’Istituto Italiano di Tecnologia Intelligenza artificiale Roberto Cingolani.


Energie rinnovabili, metropoli, qualità dell’aria sono le direttrici della sua agenda.


Si parte dall’intelligenza artificiale, definita da Cingolani “la grande sfida digitale al cervello umano”.


“Lo sviluppo della cibernetica e di supercomputer sempre più performanti raddoppia la capacità computazionale dell’intelligenza globale dei Sapiens: alla biologia del cervello umano si sommano oggi i circuiti in silicio dell’Intelligenza Artificiale. Il ritmo del progresso, insomma, continuerà a crescere. La vera domanda è se sapremo stare al passo con questi sviluppi: diventa sempre più difficile, per la società, metabolizzare gli shock di un futuro che incalza, mentre la stabilità del nostro ecosistema è compromessa dalle risorse sempre più ingenti richieste dallo sviluppo”. 


Il secondo punto sono le energie rinnovabili, affrontate con un senso d’urgenza: “non si può più aspettare per adottare le fonti verdi”, afferma Cingolani.


“Le fonti energetiche a basse emissioni di carbonio rappresentano più di un terzo dell’elettricità globale, ma meno della metà di quella cifra in termini di energia complessiva. (...) La finestra di opportunità per intervenire si sta riducendo: per riavvolgere il nastro è necessario cominciare una transizione verso fonti rinnovabili. Più aspetteremo, maggiore sarà il colpo di frusta della frenata”.


Direttamente collegato è il discorso sulle metropoli. “La crescita delle città pone una serie di sfide che sono di natura ambientale e sociale e rappresentano allo stesso tempo una causa e una conseguenza degli squilibri del nostro ecosistema. L’urbanizzazione può agire da stimolo di ricchezza e conoscenza, attraverso un modello di sviluppo che, sul lungo periodo, garantisce un impatto minore sul pianeta. Ma se viene gestito in maniera troppo rapida e sregolata, rappresenta un catalizzatore del degrado ambientale”.


Dunque, la qualità dell’aria, un parametro che deve diventare sempre più centrale visto ciò che sappiamo: ossia che “l’inquinamento minaccia la nostra longevità”. “Rivedere il nostro modello di consumi energetici è quindi imperativo non solamente per contenere l’aumento delle temperature e il cambiamento climatico, ma anche per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo, allungando la nostra longevità e la sostenibilità del nostro ecosistema”.