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Ucraina, Borrell ammette la sconfitta: "Sull'embargo al petrolio russo si continua a discutere"

L’Alto Rappresentante dell’Ue Josep Borrell focalizza il problema dei tempi e dei costi, per trovare l'indipendenza dal greggio russo

Ucraina, Borrell ammette la sconfitta: "Sull'embargo al petrolio russo si continua a discutere"
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globalist Modifica articolo

17 Maggio 2022 - 09.35


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L’Alto Rappresentante dell’Ue Josep Borrell è deluso perché ancora il sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia non è stato varato: “Continuiamo a discutere. Purtroppo oggi non è stato possibile trovare un accordo per finalizzare il sesto pacchetto di sanzioni” contro la Russia, che prevede un embargo alle importazioni di petrolio nell’Ue.

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“La questione tornerà al Coreper e gli ambasciatori continuano a discutere”. Borrell ha parlato in conferenza stampa a Bruxelles al termine del Consiglio Affari Esteri. Oggi la discussione tra i ministri degli Esteri dell’Ue “ha chiarito alcune difficoltà” relative al sesto pacchetto, in termini di “tempo e costi. L’adattamento ha due dimensioni: la struttura delle raffinerie e la capacità degli oleodotti. Il primo è un costo una tantum. Poi c’è un costo strutturale e permanente, dovuto alla differenza di prezzo tra il petrolio russo e altri petroli”. “

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Abbiamo discusso, ma alla fine abbiamo deciso di rimandarlo in Coreper perché era tecnicamente molto complicato. Spero che non duri ancora tanto, ma non posso dire se ci vorrà una settimana o due” per arrivare ad un accordo, spiega Borrell.L’Ungheria, continua, “ha spiegato la propria opposizione in termini economici. Le cifre sono piuttosto elevate, ma la discussione ha riguardato i tempi e i costi. Le sanzioni costano, non è una cosa che scopriamo oggi. Colpiscono il sanzionato e hanno effetti collaterali su chi le commina. La discussione continuerà, ma è chiaro che dobbiamo liberarci della dipendenza da carbone, petrolio e gas che arrivano dalla Russia. Deve essere fatto in modo progressivo, il più velocemente possibile. Un accordo non era neppure in agenda, sapevamo che non era possibile” raggiungerlo oggi.

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Crede che ci sarà un accordo, prima o poi? “Perché no? – risponde – tutti sapevano che il problema non era giunto a maturazione, ma volevamo discutere per capire quali erano le difficoltà, che erano strettamente tecniche ed economiche. Ci sono approcci più profondi a quello che sta succedendo. Affrontiamo tre test: guerra, resilienza e legittimità. Tutti e tre sono importanti. Prestate attenzione ai processi sottostanti: stiamo mandando armi a qualcuno che combatte e muore. La guerra era assente dalla nostra immaginazione e ora la stiamo affrontando. Capisco che vogliate sapere subito quando succederà cosa, ma non sono cose che si fanno dalla sera alla mattina”, conclude.

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