"La belva" Fagnani a Sanremo: un bel monologo sul carcere minorile e la dispersione scolastica
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"La belva" Fagnani a Sanremo: un bel monologo sul carcere minorile e la dispersione scolastica

La giornalista e co-conduttrice di Sanremo Francesca Fagnani fa divertire l'Ariston con le sue interviste, ma fa riflettere l’Ariston sul grave problema che affligge le carceri minorili del nostro paese.

"La belva" Fagnani a Sanremo: un bel monologo sul carcere minorile e la dispersione scolastica
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9 Febbraio 2023 - 16.18 Culture


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di Irene Perli

Elegante nel suo vestire e nell’intrattenere i conduttori al gioco delle interviste-verità; precisa nell’annunciare canzoni e classifiche. Una bella presenza la sua. Ma il clou vero della giornalista Francesca Fagnani è stato il monologo con il quale prende posizione sulla dispersione scolastica, ovvero sul mancato conseguimento, da parte dei minori, del livello di istruzione obbligatorio dalla legge. E quando ha dato voce ai giovani detenuti dell’Istituto Penale per i Minorenni di Nisida, per far comprendere a tutti, in sala, che questi ragazzi non sono bestie da condannare.

La giornalista si sofferma sullo sguardo degli internati che hanno ucciso, rubato e commesso altri crimini: “hanno 15 anni e occhi pieni di rabbia e vuoto, ne hanno 18 e i loro occhi chiedono aiuto, senza sapere a chi chiederlo. Hanno abbandonato la scuola, ma anche la scuola li ha abbandonati”. Nessun preside li ha richiamati a tornare, ma neanche gli assistenti sociali perché sono pochi per determinate aree. Sempre sulle carceri: “agli adulti ho chiesto” – prosegue la Fagnani- “cosa cambierebbero della loro vita”. “Tutti hanno risposto sarei andato a scuola, perché se nasci in quel quartiere è solo tra i banchi da scuola che vedi un’alternativa alla vita che è stata scelta per te”.

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Ha parlato poi della dispersione scolastica, fenomeno che in Italia rappresenta un problema preponderante ed evidenzia una dicotomia Nord-Sud del Paese. Accusa lo Stato, dicendo che “dovrebbe combattere la dispersione scolastica e la povertà educativa. Dovrebbe garantire pari opportunità, almeno più giovani. È una questione di democrazia, di uguaglianza, su cui si fonda la nostra repubblica. Lo stato dovrebbe essere più sexy dell’illegalità”. E conclude citando l’articolo 27 della Costituzione Italiana, che riporta: La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

La questione dell’educazione trabocca in ogni parola del monologo della co-conduttrice, che lascia l’ascoltatore con la speranza che sia ascoltato e che venga consacrato a dovere questo diritto imprescindibile.

I dati di Eurostat registrano che l’abbandono precoce della scuola ammonta al 12.7% di giovani italiani che tra 18 e 24 anni. Oltre ai casi di povertà relativa ed assoluta, le cause scatenanti sono molteplici tra disoccupazione, esclusione sociale, disagi personali e familiari, disturbi dell’apprendimento e disturbi d’ansia.

Dati così preoccupanti, però, necessitano di essere corredati da precisazioni non di poco conto. In primis, la disuguaglianza tra nord e sud è evidente anche nell’istruzione: nel Mezzogiorno, infatti, si registrano i numeri più alti, che in tutte le regioni superano la media nazionale. In Sicilia si tocca il 21,1%; in Puglia si arriva al 17,6%; 16,4% per la Campania e 14% in Calabria. In secondo luogo vi è anche una disparità di genere, per la quale i minori di sesso maschile non scolarizzati sono più numerosi rispetto alla controparte femminile.

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Il Covid ha minato anche questa sfera: l’aumento della povertà, l’irreperibilità dei device tecnici per i meno abbienti, la precarietà delle infrastrutture le difficoltà del sistema dell’istruzione ad adattarsi all’online non ha reso facile il percorso scolastico dei minori (e non solo), tanto che, sempre secondo l’A.G.I.A Carla Garlatti, questi ostacoli correrebbero il rischio di “diventare cronici e diffondersi su larga scala” . La conoscenza non è solo un dono, è anche un dovere nei confronti di tutti, al fine di garantire una società più giusta. Apriamo gli occhi e la mente e lottiamo per far sì che l’educazione e la rieducazione tornino ad essere pilastri della società.

Torniamo alla Costituzione che sembra essere un leit-motiv di questa Sanremo. Per fortuna.

L’articolo trentaquattro della Costituzione Italiana recita : La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e   voli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi..

Sulla carta il diritto esiste, ma non è messo in pratica perché un bambino su quattro abbandona la scuola. Così anche l’articolo uno è in pericolo, perché come può essere l’Italia “una Repubblica fondata sul lavoro” quando, secondo i dati del MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze), nel 2020, il tasso di occupazione dei giovani tra i 15 e i 29 anni raggiunge solo il 29,8 per cento?

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Il divario si riflette anche nella componente di genere: se i ragazzi residenti al Nord risultano i più occupati con il 42,2%, le ragazze della stessa fascia di età residenti nel Mezzogiorno non superano il 14,7%. Allora dirigiamoci tutti nelle grandi città del Nord, così insieme ad aumentare la probabilità di trovare un’occupazione, aumenterà anche la probabilità di impiegare la maggior parte dello stipendio per vitto e alloggio.

Nel paese delle Tre Corone, dei premi Nobel come Carducci, Deledda, Marconi, Pirandello, Quasimodo, Fermi e Montale siamo tornati a lottare perché si garantisca almeno l’istruzione obbligatoria, nonostante i tagli ai fondi per la trasmissione del sapere.

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