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Salta la prima de La Scala per il covid, non accadeva dal 1943

Al sovrintendente Dominique Meyer è stato dato comunque mandato per mettere a punto unʼalternativa con una "platea la più ampia possibile", ad esempio con un evento in diretta tv

La Scala
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globalist

5 Novembre 2020 - 09.35


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E’ ufficialmente saltata la tradizionale inaugurazione del 7 dicembre della stagione della Scala, almeno per come è stata finora con il pubblico (e corollario di vip) presente e l’allestimento di un’opera. Fino all’ultimo l’idea è stata quella di mettere in scena “Lucia di Lammermoor”, senza pubblico, ma con la diretta tv in mondovisione, ma la situazione del Covid (e i contagi fra orchestra e soprattutto coro) hanno portato il consiglio di amministrazione del teatro oggi a decidere il rinvio, anche se i solisti erano gia’ arrivati e hanno iniziato le prove, inclusa una prova costumi.

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Si cerca comunque un piano B, ovvero un modo per far sentire la voce della Scala forte e chiara, per sant’Ambrogio. L’ipotesi piu’ probabile e’ quella di una sorta di concerto o gala con artisti di grande prestigio che potra’ essere trasmesso grazie alla Rai (il teatro ha un accordo sulla trasmissione in diretta della prima) in mondovisione, senza considerare le possibilità dello streaming. Il cda ha “preso atto che nell’attuale quadro epidemiologico e normativo non sussistono le condizioni per provare e realizzare una produzione aperta al pubblico e del livello e con le caratteristiche richieste per un’inaugurazione di Stagione – spiega una nota del Piermarini -. Le rappresentazioni di Lucia di Lammermoor previste per il 7 dicembre e per i giorni seguenti sono quindi rinviate”.

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Al sovrintendente Dominique Meyer il compito piu’ difficile: “approfondire la sua proposta per una soluzione alternativa di alta qualita’ per la serata del 7 dicembre” con l’obiettivo “di raggiungere una platea la più ampia possibile”. “Non possiamo fare le prove con l’orchestra e il coro e senza di loro non si può fare Lucia” ha spiegato Lisette Oropesa, la protagonista. Al momento in cui sono stati messi in quarantena dall’Ats (l’ex Asl) di Milano c’erano 18 coristi positivi e 9 orchestrali, poi i numeri sono cresciuti, soprattutto fra i cantanti, e i lavoratori parlano di una ventina di persone con qualche sintomo in attesa di un tampone o di avere il risultato del test. Il 7 dicembre “spero che si fara’ un concerto o un gala – ha aggiunto il soprano -. Ma certamente se si potra’ fare qualcosa sara’ molto bello e simbolico per l’Italia e per l’Europa. Spero davvero che non staremo tutti muti”. E se tornasse Riccardo Muti? “Se può – ha scherzato – ci venga ad aiutare”.

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