Nel Giorno in cui Israele va al voto, a Gaza il genocidio continua e in Cisgiordania 3milioni di palestinesi sono confinati a forza, impediti.a muoversi, sotto la continua minaccia delle violenze impunite dei coloni pogromisti spalleggiati dall’esercito dello Stato ebraico.
Nel giorno in cui Israele fa esercizio di democrazia, Oxfam lancia un accorato, documentato, grido di allarme rivolto alla Comunità internazionale: “Fermate la pulizia etnica in Cisgiordania!
In risposta all’operazione militare israeliana in Cisgiordania partita con gli sfollamenti di massa a Hebron, Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia, ha dichiarato:
“Non abbiamo di fronte solo una crisi umanitaria ma un’azione deliberata di pulizia etnica, tra sfollamenti sforzati di massa, demolizioni e un’escalation senza precedenti di attacchi da parte dei coloni sostenuti direttamente dallo stato israeliano, dopo che dall’inizio dell’anno se ne sono già verificati oltre 1.600. Le conseguenze sulle capacità di sussistenza di oltre 3 milioni di palestinesi, già adesso sono devastanti.
La distruzione di aziende e negozi sta spazzando via anni di investimenti, mentre l’inasprimento delle restrizioni alla circolazione impedisce di raggiungere il posto di lavoro e i terreni agricoli, interrompendo le catene di approvigionamento delle imprese. Il tutto avviene nel pieno del periodo di raccolta delle olive, privando tantissimi piccoli agricoltori di una fondamentale fonte di reddito, che consente la sopravvivenza di intere comunità. Le restrizioni stanno inoltre impedendo anche ai nostri operatori sul campo di soccorrere la popolazione, proprio nel momento di maggior bisogno, dato che non esiste aspetto della vita del popolo palestinese che non viene compromesso: i bambini non possono andare a scuola e si arriva ad impedire persino l’accesso ai servizi sanitari”.
L’appello all ‘Italia e alla comunità internazionale
“L’operazione a Hebron non è nè casuale, nè isolata, ma fa parte di un vero e proprio Piano di annessione, che sta aumentando esponenzialmente povertà e dipendenza dagli aiuti umanitari, privando un intero popolo dei propri diritti fondamentali e distruggendo ogni prospettiva di creazione di uno Stato palestinese. Negli ultimi giorni alti funzionari israeliani hanno ammesso apertamente di star progettando la più grande operazione militare dal 1967 in Cisgiordania, sulla scia di quanto fatto a Gaza. Per questo lanciamo un appello urgente alla comunità internazionale e all’Italia perchè agiscano immediamente per fare pressione su Israele in ogni sede, affinchè l’escalation venga fermata prima che sia troppo tardi”.
Si può sostenere l’appello di Oxfam, aderendo alla campagna ©Palestina, tutti i diritti riservati ,lanciata per ribadire che i diritti del popolo palestinese sono inalienabili, universali e protetti dal diritto internazionale”.
Da Oxfam ad Amnesty International.
A seguito delle ultime azioni violente dei coloni israeliani sostenuti dallo stato nella Cisgiordania occupata, che hanno preso di mira anche diplomatici europei e la fotogiornalista Heidi Levinedel “Washington Post”, la direttrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord Heba Morayef ha diffuso questo commento:
“Ancora una volta il sistema israeliano di apartheid sta trasformando quella della raccolta delle olive in una stagione di terrore per le famiglie palestinesi della Cisgiordania occupata. Gli attacchi dei coloni sostenuti dallo stato contro i contadini, la distruzione e il furto dei raccolti e le limitazioni militari all’accesso ai terreni stanno causando sofferenze e perdite economiche immense alle persone palestinesi”.
“Gli attacchi dei coloni del fine settimana contro gli abitanti di Khirbet Abu Falah e Taybeh, nella zona di Ramallah, che hanno preso di mira anche una delegazione di diplomatici europei e una fotogiornalista del ‘Washington Post’, offrono uno spaccato dell’incessante aggressione contro le persone palestinesi. I tentativi, da parte di alti rappresentanti dello stato israeliani e di candidati alle elezioni di vari schieramenti politici, di definire questa brutalità sponsorizzata dallo stato come opera di pochi individui sono un’evidente distorsione della realtà”.
“Da tempo Amnesty International ha lanciato l’allarme sull’aumento esponenziale della violenza dei coloni sostenuti dallo stato contro le persone palestinesi: l’obiettivo è, attraverso metodi che incutono terrore, la pulizia etnica delle persone palestinesi dalla Cisgiordania occupata. L’aumento della violenza è alimentato dalla costante assenza, da parte della comunità internazionale, di iniziative concretecontro il sistema che rende possibile la continua oppressione delle persone palestinesi. Gli ultimi attacchi devono suscitare una forte risposta da parte degli stati che affermano di opporsi all’annessione territoriale palestinese, alla continua espansione degli insediamenti e alla violenza dei coloni sostenuta dallo stato”.
“Gli stati devono riconoscere chegli attacchi dei coloni non sono azioni isolate ma rappresentano una politica centrale dello stato israeliano. Devono attuare misure concrete per rispettare i loro obblighi di diritto internazionale ed evitare di essere complici delle violazioni dei diritti umani e dei crimini internazionali contro le persone palestinesi. In che modo? Interrompendo tutti i commerci, gli investimenti e la cooperazione che contribuiscono al mantenimento dell’occupazione illegale, dell’apartheid e della campagna di pulizia etnica in corso”.
“Gli stati devono inoltre imporre sanzioni mirate contro le autorità israeliane credibilmente implicate in gravi violazioni del diritto internazionale e sostenere la giustizia internazionale e l’accertamento delle responsabilità. Nascondersi dietro una vuota retorica significa non solo essere codardi, ma anche favorire ulteriore violenza. Per le persone palestinesi, tutto questo continua ad avere conseguenze mortali”.
Da Amnesty a Save the Children
“Nei primi 50 giorni del nuovo anno scolastico, è più che raddoppiato rispetto all’anno scorso il numero di studenti palestinesi che hanno subito interruzioni nel proprio percorso educativo in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, a causa degli attacchi dei coloni, sostenuti dalle autorità israeliane, e delle restrizioni imposte dall’esercito israeliano. Lo denuncia Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro.
L’Education Cluster – un meccanismo di coordinamento umanitario guidato congiuntamente da Save the Children e Unicef – ha documentato circa 174 incidenti legati all’ambito scolastico tra il 1° settembre e il 20 ottobre. Tali episodi hanno coinvolto 140 scuole e avuto un impatto diretto su 24.500 studenti, con un incremento del 121% rispetto ai circa 11.100 studenti colpiti nello stesso periodo dell’anno scorso.
Nel periodo preso in esame, gli studenti hanno perso oltre 875 ore di lezione, contro le circa 174 registrate nello stesso lasso di tempo nel 2025, con un aumento superiore al 400%.
Per migliaia di bambini palestinesi in tutta la Cisgiordania, il semplice tragitto verso la scuola è diventato sempre più pericoloso. I minori devono affrontare le restrizioni alla circolazione imposte da Israele – che includono 942 posti di blocco – mentre gli attacchi e le molestie da parte dei coloni li costringono a saltare le lezioni, a trasferirsi altrove o, in alcuni casi, ad abbandonare del tutto gli studi.
Verso la fine di settembre, nel governatorato di Tubas, gli attacchi dei coloni hanno impedito a 10 bambini di raggiungere la propria scuola. Una famiglia è stata costretta a trasferire temporaneamente tre dei figli in un’altra zona affinché potessero proseguire gli studi, mentre gli altri sette sono rimasti privi di accesso all’istruzione in presenza.
Più o meno nello stesso periodo, a Masafer Yatta, alcuni coloni hanno bloccato un minibus scolastico che stava trasportando dei bambini a scuola.
Nel mese di ottobre, gli attacchi violenti e le restrizioni alla libertà di movimento si sono intensificati. A Huwara, a sud di Nablus, i coloni hanno aggredito alcuni studenti che si stavano recando a scuola, a Masafer Yatta, invece, hanno più volte ostacolato e attaccato i veicoli che trasportavano i bambini. In un episodio, i coloni hanno bloccato per oltre due ore un mezzo che stava riportando gli studenti a casa. Il giorno seguente, alcuni coloni – armati di pietre e bastoni – hanno preso di mira due veicoli adibiti al trasporto scolastico con i bambini a bordo, coinvolgendo 24 minori provenienti da quattro diverse comunità.
L’insicurezza ha raggiunto anche gli spazi scolastici. Il 19 ottobre, alcuni coloni hanno tentato di fare irruzione nella scuola elementare mista di Jalud, nel governatorato di Nablus, costringendo il personale scolastico a evacuare gli alunni e a rimandarli a casa per garantirne incolumità.
Oltre alla violenza dei coloni, bambini e insegnanti continuano a subire restrizioni e azioni militari da parte delle forze israeliane.
A Gerusalemme Est, il 16 settembre, diversi studenti che tornavano a casa da scuola a Beit Hanina hanno inalato gas lacrimogeni, lanciati dalle forze israeliane nelle loro vicinanze. Il 4 ottobre, le forze israeliane hanno fermato alcuni studenti mentre si recavano a scuola nel villaggio di Al-Mughayyir, a nord-est di Ramallah, il 19 ottobre, hanno inoltre fermato un gruppo di insegnanti che si stava dirigendo verso la scuola elementare di Susiya, a Masafer Yatta.
“Le scuole e i percorsi per raggiungerle dovrebbero essere privi di qualsiasi pericolo. Nessun bambino dovrebbe mai essere costretto a fuggire dalla propria aula temendo per la propria vita. Eppure, per i minori in Cisgiordania, il tragitto verso la scuola e il ritorno a casa sono diventati estremamente rischiosi. La scuola dovrebbe essere un luogo di apprendimento e di sicurezza, non un posto da cui i bambini sono costretti a scappare o dove devono attendere la fine degli attacchi da parte dei coloni prima di poter tornare a casa dalle proprie famiglie. Il fatto che il numero di studenti coinvolti sia più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso deve suonare come un campanello d’allarme. Ogni giornata scolastica persa a causa della violenza rappresenta una privazione di opportunità di apprendimento, di stabilità e di senso di sicurezza. L’esercito israeliano e i coloni devono cessare i loro attacchi, e la comunità internazionale deve garantire la protezione di bambini, insegnanti, scuole e trasporti scolastici. Save the Children chiede la fine immediata degli attacchi contro bambini, insegnanti e strutture educative in tutto il Territorio palestinese occupato, inclusa Gaza – dove le forze israeliane continuano a uccidere e ferire studenti – la rimozione delle barriere che ostacolano l’accesso dei minori all’istruzione, la tutela delle scuole minacciate di demolizione e l’avvio di indagini efficaci e indipendenti su tali attacchi, affinché i responsabili ne rispondano” ha dichiarato Ahmad Alhendawi, Direttore regionale per il Medio Oriente, il Nord Africa e l’Europa orientale presso Save the Children International”.
Un popolo lo si annienta in tanti modi, anche negando l’istruzione ai bambini. E questa sarebbe l’unica democrazia in Medio Oriente?