Cisgiordania, raid, arresti e demolizioni: coloni e militari di Israele infieriscono sui palestinesi
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Cisgiordania, raid, arresti e demolizioni: coloni e militari di Israele infieriscono sui palestinesi

In Cisgiordania occupata, la pressione israeliana sulla popolazione palestinese continua con arresti, incursioni militari, ordini di demolizione ed espulsioni dalle terre agricole.

Cisgiordania, raid, arresti e demolizioni: coloni e militari di Israele infieriscono sui palestinesi
Soldati israeliani arrestano un palestinese in Cisgiordania
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19 Ottobre 2026 - 11.40


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In Cisgiordania occupata, la pressione israeliana sulla popolazione palestinese continua con arresti, incursioni militari, ordini di demolizione ed espulsioni dalle terre agricole. Le ultime notizie diffuse dall’agenzia palestinese Wafa descrivono una sequenza di operazioni che investono villaggi e città, colpendo non soltanto le famiglie palestinesi, ma anche insegnanti e attivisti internazionali presenti sul territorio per documentare le violenze.

Ad al-Tuwani, nell’area di Masafer Yatta, nel sud della Cisgiordania, le forze israeliane hanno circondato l’abitazione di Musab Rabi. Durante l’operazione, alcuni animali sono stati liberati prima che l’uomo venisse arrestato insieme a due attivisti stranieri, fermati mentre documentavano quanto stava accadendo. La loro presenza, finalizzata a testimoniare gli episodi di violenza, non li ha messi al riparo dall’intervento dei militari.

Poco distante, un gruppo di insegnanti diretti alla scuola elementare di Susiya, a sud di Hebron, è stato intercettato dalle truppe israeliane. Un insegnante è stato arrestato e un veicolo è stato sequestrato. Un episodio che colpisce direttamente chi garantisce il funzionamento della scuola e l’accesso all’istruzione in comunità già esposte alle restrizioni e alle pressioni dell’occupazione.

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A Jenin, le forze israeliane hanno fatto irruzione in quattro quartieri della città. Decine di palestinesi sono stati trattenuti per cinque ore e sottoposti a interrogatori sul posto all’interno dell’abitazione di Ghassan Al-Zughaybi, ex detenuto palestinese. Un’operazione che ha trasformato una casa privata in un luogo di interrogatorio collettivo, coinvolgendo un numero elevato di persone.

La pressione si estende anche alle attività economiche e alla possibilità stessa di vivere e lavorare sulla propria terra. Nella provincia di Jenin, le autorità israeliane hanno notificato oltre venti ordini di demolizione che riguardano serre, capanni agricoli, un parco e una concessionaria di automobili. Nell’area di Al-Arqa, inoltre, i soldati hanno allontanato gli agricoltori dai loro terreni per impedire la raccolta delle olive.

Quest’ultimo episodio assume un significato particolare in una stagione fondamentale per l’economia e la vita delle famiglie palestinesi. La raccolta delle olive non è soltanto una fonte di reddito: è un legame con la terra, una pratica tramandata da generazioni e un elemento essenziale dell’identità delle comunità rurali. Impedire agli agricoltori di raggiungere i propri campi significa mettere a rischio il raccolto e aggravare le difficoltà di chi dipende da esso per sopravvivere.

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Arresti, demolizioni e interdizioni dei terreni non sono episodi isolati nella quotidianità della Cisgiordania occupata. La loro successione restituisce il quadro di una popolazione sottoposta a restrizioni che investono la libertà personale, l’istruzione, le attività economiche e l’accesso alle risorse necessarie alla vita quotidiana. A pagare il prezzo sono famiglie, lavoratori, insegnanti e comunità che vedono restringersi ulteriormente gli spazi in cui possono vivere e lavorare.

Mentre gli agricoltori cercano di salvare il raccolto e gli insegnanti raggiungono le scuole, le operazioni militari e gli ordini di demolizione rendono sempre più precarie le condizioni di vita dei palestinesi. È questa la realtà dell’occupazione: non soltanto incursioni e arresti, ma una pressione quotidiana che investe le case, le scuole, i campi e le attività da cui dipende la sopravvivenza delle comunità.

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