A pochi minuti dal discorso del Papa in Camerun contro l’uso della religione per giustificare le guerre, il capo del Pentagono Pete Hegseth ha adottato toni religiosi per descrivere la campagna militare statunitense contro l’Iran.
Parlando a Washington, Hegseth ha definito un “miracolo” il salvataggio dei membri di un equipaggio americano dopo l’abbattimento del loro caccia da parte di Teheran. Ha inoltre attaccato i media, paragonandoli ai Farisei che, nella Bibbia, mettevano in discussione Gesù, accusandoli di una copertura “negativa incessante” del conflitto.
Nel suo intervento, il capo del Pentagono ha rivolto un messaggio diretto alla leadership iraniana:
“Mentre state cercando di uscire dalle macerie dei siti colpiti, noi stiamo diventando solo più forti”.
Hegseth ha avvertito che gli Stati Uniti stanno monitorando attentamente ogni mossa di Teheran, sostenendo che eventuali tentativi di spostare risorse o asset militari li renderebbero ancora più esposti “all’occhio vigile americano”.
Critico anche sul piano strategico, ha messo in dubbio la capacità dell’Iran di controllare lo Stretto di Hormuz, affermando:
“Vi piace dire pubblicamente che controllate lo stretto, ma non avete una marina”.
Il segretario alla Difesa ha poi dichiarato che gli Stati Uniti si stanno riarmando “con più potenza di prima”, offrendo all’Iran la scelta tra “la via facile o quella difficile”. Ha aggiunto che il settore energetico iraniano “non è ancora distrutto” e ha definito eventuali minacce contro navi commerciali come “pirateria”.
Infine, ha ribadito la linea dura di Washington:
“Per tutto il tempo necessario, manterremo il blocco”.
Nel passaggio finale, Hegseth ha attaccato quella che ha definito la stampa “tradizionale e ostile a Trump”, accusandola di non essere sufficientemente patriottica nel racconto della guerra.