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Tra Russia e Finlandia è scoppiata la guerra dei quadri. Bloccate alla frontiera opere per 42 milioni

Opere d'arte provenienti dall'Hermitage di Mosca sono state bloccate alla frontiera finlandese, scatenando l'ira della Russia. "E' un atto di anarchia legale".

Tra Russia e Finlandia è scoppiata la guerra dei quadri. Bloccate alla frontiera opere per 42 milioni
Quadri russi bloccati in Filnandia

globalist

7 Aprile 2022 - 12.38


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La Finlandia ha bloccato le opere d’arte provenienti dall’Hermitage di Mosca, in un momento storico in cui sta accelerando il suo ingresso nella Nato. In Russia la chiamano già “la guerra dei quadri”, ma considerano il sequestro disposto dalle autorità finlandesi un vero e porprio furto e ne chiedono quindi l’immediata restituzione.

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Tra il 2 e il 3 aprile la Dogana finlandese ha sequestrato alla frontiera tre veicoli diretti in Russia trasportanti opere d’arte provenienti dai più importanti musei del Paese, dall’Ermitage di San Pietroburgo, dalla Galleria Tretyakov e dal Museo delle Belle Arti Pushkin di Mosca e che erano state esposte in Italia e in Giappone. Fra queste anche il Cupido alato di Antonio Canova. La situazione” – ha tuonato la portavoce della diplomazia russa Maria Zakharova – “si può definire anarchia legale”. Ma se il Cremlino denuncia una palese violazione del diritto internazionale oltreché degli accordi di garanzia siglati con i Paesi in cui sono stati esposti quadri e sculture, Helsinki invece rivendica la legittimità del suo operato facendo rientrare le opere d’arte nella categoria di beni di lusso sottoposti a sanzione. Queste infatti  includono anche il divieto di trasporto di opere d’arte e ne autorizzano la confisca. “È importante che l’applicazione delle misure punitive contro la Russia funzioni in modo efficace”, ha dichiarato Sami Rakshit, responsabile delle Dogane finlandesi, che però non ha fornito dettagli sulle opere.

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Secondo Reuters, il prezioso carico – al momento fermo al porto di Helsinki – ha un valore stimato in 42 milioni di euro. Mikhail Shvydkoy, rappresentante speciale del presidente russo per la Cooperazione culturale internazionale, ha parlato di oltre 200 quadri. Il Servizio Dogane di Helsinki intanto ha aperto un’indagine preliminare e continuerà a consultarsi col proprio ministero degli Esteri, il quale a sua volta discuterà la vicenda con la Commissione europea. “Quello che succederà in seguito con le opere dipenderà dal risultato dell’inchiesta”, ha dichiarato Rakshit al Washington Post.

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Da Mosca invece denunciano il “furto”, facendo rientrare questa “guerra dei quadri” come si legge sull’agenzia russa Ria Novosti – nel bando della cultura russa intrapreso dall’Occidente. “È chiaro che l’abolizione della cultura russa – con la cancellazione di spettacoli russi e il bando sui nostri artisti – operata da coloro che si oppongono al nostro Paese nello spazio pubblico prevede ora la confisca del nostro patrimonio nazionale”, si legge in un commento sul sito dell’agenzia a firma di Elena Karaeva. “Bandire la cultura russa non è bastato”, titola il pezzo, “è arrivato il momento del suo furto”. “Siamo davanti al prologo di questo dramma”, prosegue la giornalista, “dobbiamo essere consapevoli, senza la minima illusione, che oggi qualsiasi opera d’arte situata al di fuori della Russia, ma appartenente alla Russia, è potenziale oggetto di confisca da parte del doganiere di turno”.

Mosca è adirata, fa sapere Zakharova. “Siamo in attesa di una tempestiva decisione delle autorita’ finlandesi per garantire che tutte queste opere vengano restituite alla Russia”.

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