Parata del 9 maggio a Mosca: la dipendenza simbolica del Cremlino dal “permesso” di Kiev
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Parata del 9 maggio a Mosca: la dipendenza simbolica del Cremlino dal “permesso” di Kiev

Ho visto Tokayev del Kazakistan, il tizio del Tagikistan, Rahmon, Loukachenko, e un altro, che non conoscevo, e c'erano alcuni generali africani, ma questo è assolutamente tutto.

Parata del 9 maggio a Mosca: la dipendenza simbolica del Cremlino dal “permesso” di Kiev
Parata Militare a Mosca
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Beatrice Sarzi Amade Modifica articolo

10 Maggio 2026 - 23.36


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La storia ci racconta le sfilate del 9 maggio in Russia, c’era eco sulla stampa, c’erano immagini, c’era qualcosa, devo dire, di grande, in ogni caso imponente, a volte festoso, sempre molto orgoglioso, o arrogante, con la sfilata di folla che trasportavano effigi e slogan, Marx, Lenin, Brejnev, di tutto, e poi c’erano le attrezzature militari e i ragazzi dovevano interessarsi a questo.

Non ho mai visto, ho cercato, negli anni più instabili della perestroika, una parata del genere.  

Quando l’ho guardata su youtube, perché mi sono persa la diretta, è arrivata sul canale ufficiale, Rossia-1, una parte di video, per spiegare gli straordinari armamenti che la Russia aveva attrezzato, non so come la gente, sulla Piazza Rossa, l’abbia vista. 

Era proiettato sul grande schermo?

Per chi, comunque, per i pochi capi di stato satellite che c’erano? 

Ho visto Tokayev del Kazakistan, il tizio del Tagikistan, Rahmon, Loukachenko, e un altro, che non conoscevo, e c’erano alcuni generali africani, ma questo è assolutamente tutto.

E la proiezione è stata, francamente, patetica, perché vantavano la superiorità delle forze di combattimento, tutti i corpi dell’esercito, compresa la marina russa che oggi è confinata nei porti dove non può più svolgere un ruolo attivo, i droni e i DCA, che “sono una difesa sicura contro gli attacchi neo-nucleari di droni.” 

Ed è durata, quanto, tre ore e un quarto totali, solo una piccola parata a piedi, con “mille” di “Operazione Speciale Militare Fighters.” E con il discorso, che parallela al sacrificio dei “nonni”, morti per la libertà di tutta Europa, e quella di questa nuova generazione, combattendo contro le forze della coalizione della NATO. 

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Un discorso di brevità che mi ha lasciato ansimare.

Ho letto ovunque che questo era “Putin lo scorso 9 maggio.” 

Non so se fosse l’ultimo, lo vorrei più di ogni altra cosa al mondo, ma, chiaramente, c’era qualcosa di fine vita lì. 

Non solo vederlo, Putin, come un vecchietto, che poi tanto non è così vecchio, 73 anni, Trump è molto più vecchio di lui. Qualcosa ha scosso, e quella, sì, è stata la prima volta che l’ho visto. 

Marcio e aspro. 

Perché questi paesi europei, ha detto Putin, che oggi avevano mentito davanti ai nazisti, hanno minacciato la Russia di sparizione, ed è contro di loro che è stata effettuata l’”Operazione Speciale”. 

È il suo risentimento: il mancato riconoscimento dell’Occidente, e non sta a me minimizzare l’enormità del sacrificio di tutto il popolo sovietico, compresi gli ucraini, nella vittoria contro il nazismo. 

Ho visto, sempre su youtube, nel mio feed di notizie, quello che chiamano “shorts”, la parola, finalmente, è ben trovata, se parliamo di croupières, l’intervista di un veterano, in grande uniforme e medaglie, e il giornalista gli ha detto che, qui, non è, quest’anno, la sfilata, perchè sarà priva di attrezzature militari, e gli ha chiesto la sua opinione in merito. 

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La sua risposta è stata chiara: 

“Ricordo la sfilata dei ‘41: tutto il materiale da sfilare, Stalin inviato al fronte, direttamente, perché i nazisti erano a meno di trenta chilometri dalla Piazza Rossa, e ora, qui, ci sono i droni, che possono colpirci.” 

Non so chi fosse, questo veterano, se fosse davvero un veterano e a dire il vero non mi interessa. La cosa è stata chiaramente dichiarata.

Il fatto è che quello che ha davvero marciato a Mosca il 9 maggio 2026, non era l’esercito russo.

Questa è la forza dell’Ucraina. 

Con, come “cupola di ferro” o cappuccio di piombo sul posto rosso deserto, l’affermazione di Zelensky, 

“autorizzare Putin la sua parata”, e sospendere, quindi, ogni minaccia ad uno spazio corrispondente a Red Place e ai quartieri più centrali di Mosca. 

Putin ha passato giorni a minacciare: se gli ucraini bombardassero il corteo, la Russia potrebbe razziare il centro di Kiev, e chiederebbe ai diplomatici stranieri di lasciare la città, indipendentemente dai cinesi, che si trovano in pieno centro. 

Come se la Russia non avesse, negli ultimi quattro anni, e quasi ogni giorno, bombardato Kiev, uccidendo decine e decine di civili. Minacce, ancora una volta, patetiche 

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E ci volle Trump per intervenire personalmente con Zelensky, offrendogli, per placarlo, uno scambio di prigionieri, migliaia contro mille. 

Zelensky ha “autorizzato” la sfilata, questo lo sottolineo e risottolineo.

Permesso. 

Era quella parola che, infatti, era sulla testa di Putin e di alcuni suoi ospiti. 

È stata questa parola che ha avuto il ruolo del DCA russo, sapendo, piena di ironia, che l’Ucraina non ha mai bombardato il centro di Mosca. 

Cioè la minaccia di una possibilità di droni a lungo raggio o non so quale missile sia bastato a Putin per mostrare il suo panico. E questo fu, il più eclatante disagio di questo spettacolo: 

la vigliaccheria, fisica, concreta, del potere russo: chi, di fronte alla possibile minaccia, davanti al nulla di concreto, ha accettato di essere “permesso” di tenere la sfilata del 9 maggio delle città di tutto il paese, perché Zelensky aveva autorizzato solo quella di Mosca.

Questa vergogna, terrificante, disgustosa, di quello che è stato annunciato come restauro permanente della grandezza russa.

Ancora una volta, non dico che la vittoria ci sia, e no, per niente, è tutto ma guadagnato, e Zelensky ha i suoi problemi e problemi critici da risolvere, gli scandali della corruzione continuano, endemici, ma comunque.., mai e poi mai in vita mia ho visto la Russia così profondamente nella vergogna nazionale.

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