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Nell'Afghanistan in mano ai talebani uccisa un'attivista: gli assassini hanno ingannato lei e tre sue amiche

Venti giorni fa, Frozan riceve una telefonata da un numero anonimo. «Raccogli tutti e documenti e preparati a partire»

Frozan Safi
Frozan Safi

globalist

6 Novembre 2021 - 16.28


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La furia talebana non si arresta, ma anzi continua a fare strage di attivisti e difensori dei diritti, soprattutto se sono donne. 
Frozan Safi, 29 anni, docente di economia, era nota a Mazar-i-Sahrif per il suo attivismo a favore delle donne. È stata trovata morta, insieme ad altre tre donne in una casa alla periferia della città. Tutte amiche e colleghe, probabilmente ingannate dai loro assassini, che le hanno attirate nell’appartamento con la falsa promessa di portarle all’aeroporto per fuggire dal Paese.
Venti giorni fa, Frozan riceve una telefonata da un numero anonimo. «Raccogli tutti e documenti e preparati a partire». Quelle parole hanno un senso: Frozan aveva fatto richiesta di asilo politico in Germania. Così prende alcuni documenti, incluso il suo diploma universitario, li butta in una borsa, si getta una sciarpa bianca e nera sulla testa esce di casa. E sparisce. I familiari la cercano disperati, mentre i media tacciono. 
Poi giovedì scorso le forze di sicurezza talebane portano all’ospedale i corpi di due donne non identificate che erano state colpite a morte, spiegando che la polizia stava indagando sulle cause, ma che essendo state trovate vicino a due uomini si ipotizzava una lite familiare. Infine il riconoscimento all’obitorio e la notizia, che le donne uccise sono in realtà quattro. «Frozan aveva ferite da proiettile dappertutto, troppe da contare, sulla testa, sul cuore, sul petto, sui reni e sulle gambe». Il suo anello di fidanzamento e la sua borsa, spariti entrambi.
La sorella Rita, una dottoressa, è cauta nel puntare il dito contro i talebani. «Semplicemente non sappiamo chi l’ha uccisa».
Una vendetta personale? Una punizione per il suo attivismo? Mentre il padre delle Abdul Rahman Safi, 66 anni, dice invece che il corpo della famiglia è stato trovato in una fossa non lontano dalla città ed è stato registrato dagli operatori ospedalieri come sconosciuto, per molti l’omicidio di Frozan e delle altre tre donne è il primo contro le donne da quando i talebani hanno preso il potere. «Chi è stato a ucciderla? Lo sappiamo tutti, ma nessuno può dirlo pubblicamente. 
Altrimenti fa la stessa fine», dice la madre. Il clima dunque in Afghanistan si fa sempre più teso. E la paura traspare dalle parole di Zahra, un’altra attivista, che racconta al Guardian di essere stata con Frozan durante l’ultima protesta a Mazar-i-Sharif contro i talebani, confermando l’impegno della donna. E poi aggiunge: «Il mio WhatsApp è stato hackerato. Non oserei andare sui social media ora», segno che il timore di essere controllate e spiate è sempre più grande. Il tutto mentre i talebani dicono di aver arrestato due sospetti senza però dare ulteriori dettagli.
Fin da metà agosto, le donne hanno tenuto regolarmente proteste in tutto il Paese contro i talebani, chiedendo il ripristino e la protezione dei loro diritti. In un Afghanistan sempre più piegato dalla crisi economica non passa giorno senza che i diritti delle donne vegano ulteriormente calpestati. Le ragazze sono di fatto bandite dalla scuola secondaria, il nuovo governo è tutto maschile e le donne sono state escluse da tutti i settori della società, in primis il lavoro. 
Giovedì Human Rights Watch ha denunciato come i talebani vietino alla maggior parte delle donne di operare come operatori umanitari nel paese, accelerando un disastro umanitario incombente. Le attiviste d’altro canto raccontano di essere braccate dai talebani, che hanno perfezionato modi per infiltrarsi nei loro gruppi e intimidirle. Un salto di qualità nella repressione, dunque, dopo che hanno usato bastoni elettrici contro i giornalisti che seguivano le proteste delle donne. E che ora prevede anche il ritorno degli omicidi e delle esecuzioni.

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