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Il mondo-Erode assiste indifferente alla strage dei bambini nello Yemen

Il conflitto ha appena raggiunto un altro vergognoso risultato: 10.000 bambini sono stati uccisi o mutilati dall'inizio dei combattimenti nel marzo 2015, vale a dire quattro bambini ogni giorno.

Bambini in Yemen
Bambini in Yemen

admin

19 Ottobre 2021 - 18.17


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Yemen dove il “mondo-Erode” fa morire i bambini. A darne conto è James Elder, portavoce dell’Agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) alla conferenza stampa al Palazzo delle Nazioni a Ginevra, in seguito alla sua recente missione sul campo in Yemen

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Una tragedia senza fine

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“Il conflitto nello Yemen  – rimarca Elder – ha appena raggiunto un altro vergognoso risultato: 10.000 bambini sono stati uccisi o mutilati dall’inizio dei combattimenti nel marzo 2015, vale a dire quattro bambini ogni giorno. Questi sono naturalmente solo i casi che l’Onu ha potuto verificare. Molti altri bambini morti e feriti non vengono registrati”. 

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Alcuni numeri: 4 bambini su 5 hanno bisogno di assistenza umanitaria, ovvero oltre 11 milioni di bambini; 400.000 bambini soffrono di malnutrizione acuta grave; Oltre 2 milioni di bambini non vanno a scuola. Altri 4 milioni sono a rischio di abbandono; 2 insegnanti su 3 – oltre 170.000 – non stanno ricevendo uno stipendio regolare da oltre 4 anni; 1,7 milioni di bambini sono sfollati interni a causa di violenze. Con l’intensificarsi delle violenze, in particolare attorno a Marib, un numero maggiore di famiglie scappa dalle loro case; Un numero impressionante di 15 milioni di persone (più della metà delle quali sono bambini – 8,5 milioni) non hanno accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari. 

 “Sono tornato ieri da una missione sia nel nord che nel sud dello Yemen. Ho incontrato decine di bambini, molti sono stati di ispirazione; tutti sofferenti. Ho incontrato pediatri, insegnanti, infermieri – tutti hanno condiviso storie personali che riflettono quelle del loro paese: sono sull’orlo del collasso totale. 
La crisi umanitaria dello Yemen – la peggiore al mondo – rappresenta una tragica convergenza di quattro minacce: un conflitto violento e protratto, devastazione economica, servizi distrutti per ogni sistema di supporto – ovvero salute, nutrizione, acqua e servizi igienico-sanitari, protezione e istruzione – e una risposta delle Nazioni Uniti criticamente sottofinanziata. 
Agli attuali livelli di finanziamento, e senza la fine dei combattimenti, l’Unicef non può raggiungere tutti questi bambini. Non c’è altro modo per dirlo – senza un maggiore sostegno internazionale, un numero maggiore di bambini – quelli che non hanno alcuna responsabilità per questa crisi – moriranno. 
Eppure, l’Unicef sta avendo un impatto: Stiamo sostenendo il trattamento della malnutrizione acuta grave in 4.000 strutture sanitarie primarie e 130 centri di alimentazione terapeutica; L’Unicef sta fornendo trasferimenti di emergenza in denaro a 1,5 milioni di famiglie ogni trimestre – a beneficio di circa 9 milioni di persone; Stiamo fornendo acqua potabile a più di 5 milioni di persone; Stiamo rispondendo alla pandemia da Covid-19, con la consegna di vaccini contro il Covid-19 attraverso l’iniziativa Covax;  Stiamo fornendo supporto psicosociale, formazione sui rischi connessi alle mine e assistenza diretta ai bambini più vulnerabili, compresi quelli che sono sopravvissuti a ferite di guerra; Attraverso la formazione dell’Unicef e il dispiegamento di migliaia di operatori sanitari di comunità, più di due milioni di persone in zone rurali remote hanno accesso ai servizi sanitari;  E solo quest’anno abbiamo aiutato 620.000 bambini ad accedere all’istruzione formale e non formale; e abbiamo fornito vaccini – compresa una campagna antipolio che ha raggiunto più di cinque milioni di bambini”.

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“I bambini in Yemen sono diventati danni collaterali in una guerra che infuria da più di cinque anni. È terribile pensare che, in metà del paese, quasi 100 mila bambini sotto i cinque anni siano sull’orlo della fame – denuncia Xavier Joubert, direttore di Save the Children in Yemen.- malnutriti al punto che le loro vite sono in pericolo. E i numeri potrebbero essere anche più alti”.

Da 4 anni i bambini yemeniti che vivono nel nord-ovest dello Yemen non mangiano carne, verdura e frutta: la loro alimentazione, in quantità insufficienti al loro fabbisogno, è composta solamente da pane, olio e zucchero, nient’altro. Oltre alla mancanza di cibo per la popolazione, anche gli ospedali non hanno più medicinali per combattere le infezioni dei bambini denutriti e disidratati il cui numero aumenta ogni giorno senza tregua.  Quelli che arrivano negli ospedali sono già fortunati in quanto, purtroppo, la maggior parte dei bambini che abitano nei villaggi remoti non possono arrivare: non c’è più benzina, non funziona più nessun trasporto pubblico, le mamme sono indebolite, non ce la fanno più a portare i bambini, ammalati mortalmente e denutriti, a piedi in un ospedale… e la conseguenza è che i bambini muoiono nei villaggi come le mosche. 

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Il prezzo di cibo, carburante e risorse idriche è arrivato alle stelle dato che la valuta della moneta nazionale è precipitata. I servizi idrici e di trattamento delle acque reflue rischiano di collassare per l’elevata crescita del prezzo del carburante – questo significa che molti di quegli stessi bambini e famiglie potrebbero rimanere senza accesso ad acqua sicura e servizi igienico sanitari. A sua volta, tutto questo potrebbe comportare epidemie di malattie e un incremento della malnutrizione – questi due fattori combinati all’insicurezza alimentare fanno crescere il rischio di una carestia.

Si stima che altri 1,2 milioni di persone presto saranno in grave bisogno di assistenza idrica di base e di servizi igienico sanitari. 

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Le famiglie che non possono più permettersi alimenti di base potrebbero presto aggiungersi ai 18,5 milioni di persone che già vivono in condizioni di insicurezza alimentare – un numero destinato ad aumentare di 3,5 milioni, compresi circa 1,8 milioni di bambini.

In questo momento in cui i bambini yemeniti avrebbero bisogno dell’aiuto e dell’attenzione del mondo, i livelli di finanziamento complessivi raggiungono attualmente meno della metà di quanto necessario. I fondi per il trattamento dei bambini colpiti dal conflitto da parte delle organizzazioni, infatti, si sono ridotti di oltre il 40% rispetto all’anno scorso.

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Una carenza di fondi che riguarderà bambine e bambini come Omar (nomi di fantasia) di otto anni, che poche settimane fa si trovava all’esterno a giocare, nella città di Taiz, quando una bomba è esplosa nelle vicinanze, ferendolo gravemente e uccidendo suo fratello maggiore Mahmoud*. 
Save the Children sta coprendo le spese mediche per far curare Omar. “Stavo tornando a casa con un amico e volevo andare a trovare mio fratello quando l’esplosione ci ha travolti. Sono rimasto immobile. Cercavo mio fratello, ho visto un uomo anziano a terra. Poi una persona in moto mi ha portato via da lì e siamo andati in ospedale. Io vorrei solo pensare a giocare e non alle bombe”, ha raccontato Omar.

“Chiedo al mondo di fare qualcosa per mettere fine alle sofferenze dei bambini a Taiz. Mi chiedo perché una bomba debba uccidere un bambino che sta solo giocando. Questo è il crimine più grave di tutti: si distruggono le vite dei bambini e delle loro madri. Omar non fa che ripetermi che spera ci sia un’altra esplosione così potrà tornare a giocare con suo fratello in paradiso”, è la testimonianza di Fathiya, la mamma di Omar.

Secondo il terzo Report of the UN Secretary-General on Children and Armed Conflict in Yemen, “più di 3.500 bambini sono stati vittime di una o più gravi violazioni in Yemen tra il 1° gennaio 2019 e il 31 dicembre 2020. La negazione dell’accesso umanitario, l’uccisione e la mutilazione e il reclutamento e l’utilizzo di bambini sono state le più diffuse delle 8.526 gravi violazioni contro i bambini.

Il rapporto presentato all’Onu da Virginia Gamba, rappresentante speciale del Segretario generale per i bambini nei conflitti armati, spiega che “l’aumento vertiginoso degli episodi di negazione dell’accesso umanitario ai bambini nel Paese (4.881) durante il biennio è stata, di gran lunga, la violazione più verificata nei confronti di ragazzi e ragazze. Duemilaseicento (2.600) bambini sono stati uccisi o mutilati durante lo stesso periodo, principalmente attraverso l’uso indiscriminato di colpi di mortaio e di artiglieria anche in aree residenziali, combattimenti sul terreno, mine antiuomo e altri residuati bellici esplosivi”.

 Gamba ha ricordato che “le atrocità e le immense sofferenze subite dai bambini in Yemen sono il risultato di un conflitto armato che invariabilmente lascerà dietro di sé una generazione di bambini yemeniti segnati a vita. È urgente che tutte le parti si adoperino attivamente per una soluzione politica del conflitto, se sperano di salvare i bambini da ulteriori danni. Ragazzi e ragazze sono il futuro dello Yemen. Le parti in conflitto devono proteggerli dall’uso e dall’abuso e iniziare a trattare i bambini come il bene prezioso che sono».

Invece, “il lungo conflitto in Yemen, l’intensificarsi delle ostilità nel 2019 e nel 2020, la moltiplicazione delle linee del fronte attive e dei gruppi armati e delle forze, aggravati dagli effetti della pandemia di Covid-19, hanno provocato gravi sofferenze ai bambini yemeniti, alle loro famiglie e loro comunità – denuncia il rapporto – La verifica da parte delle Nazioni Unite delle informazioni sul campo per tutte le gravi violazioni è stata difficile. I fattori aggravanti nel monitoraggio e nella segnalazione durante il 2019 e il 2020 sono stati dovuti alla sicurezza e alle restrizioni all’accesso, comprese le minacce e la detenzione di osservatori, nonché il timore di ritorsioni. L’intensità del conflitto e delle ostilità ha inoltre ostacolato la capacità di documentare e verificare le violazioni. Infine, la pandemia di Covid-19 e le relative restrizioni hanno ulteriormente esacerbato queste sfide di accesso esistenti».

L’Onu ha comunque verificato il reclutamento e l’utilizzo di 861 bambini, spesso collegato ad altre gravi violazioni, in particolare uccisioni e mutilazioni, con due terzi dei bambini reclutati utilizzati in combattimenti attivi. La Gamba ha sottolineato «La necessità di affrontare le cause profonde del reclutamento, tra cui povertà, disoccupazione e/o accesso limitato all’istruzione. Invito tutte le parti interessate a rilasciare immediatamente tutti i bambini dai loro ranghi e a dare priorità al loro reinserimento nelle loro comunità e nella vita civile».

Desta grande preoccupazione anche la privazione della libertà di 111 minori, detenuti per presunta associazione con le parti in conflitto. La rappresentante speciale ricorda che “i bambini dovrebbero essere considerati principalmente come vittime e la privazione della loro libertà dovrebbe essere utilizzata solo come ultima risorsa e per il periodo più breve, in conformità con gli standard internazionali della giustizia minorile”.

Nel Paese devastato dalla guerra di invasione dell’Arabia Saudita e dei suoi alleati sunniti (armati dai Paesi occidentali) che vogliono cacciare gli Houthi sciiti al potere a Sana’a “Gli attacchi all’istruzione sono continuati con 37 episodi di attacchi alle scuole e l’uso militare di 80 scuole, compromettendo ulteriormente il diritto di ragazzi e ragazze a un’istruzione con oltre due milioni di bambini che attualmente non vanno a scuola in Yemen”.

Il Rappresentante speciale fa eco all’appello del Segretario generale dell’Onu António Guterres per un cessate il fuoco in tutto lo Yemen da parte di tutte le parti in conflitto e per continuare il loro impegno con l’inviata speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen per «La ripresa di un processo politico inclusivo per raggiungere una soluzione politica negoziata globale. Inoltre, e fino a quando la pace non sarà assicurata, le parti in conflitto devono intraprendere tutte le azioni preventive e le attenuanti necessarie per evitare e ridurre al minimo i danni e proteggere meglio i bambini, anche nella conduzione di operazioni militari, per indagare rapidamente sugli incidenti e per astenersi dall’uso di esplosivi armi nelle aree popolate».

La Gamba ha concluso: «Anche prendere in considerazione i diritti e i bisogni dei bambini nelle discussioni sarà fondamentale per una pace sostenibile e per il futuro del Paese. Il terribile tributo che la guerra in Yemen richiede ai bambini deve finire. La pace è l’unica soluzione e i bambini sopravvissuti hanno bisogno del nostro sostegno per guarire e ricostruire le loro vite”.

Ma il mondo-Erode sta a guardare. Da sei anni.


  

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