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Gaza, cartoline dall'inferno e il coraggio di dire #NotInOurNames

A Gaza muore l’umanità. Il diritto di esistere. La legalità internazionale. Muoiono sotto le bombe israeliane, nell’inerzia complice della comunità internazionale. Muoiono i più indifesi tra gli indifesi: i bambini

Bombe israeliane a Gaza

Umberto De Giovannangeli

18 Maggio 2021


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A Gaza muore l’umanità. Il diritto di esistere. La legalità internazionale. Muoiono sotto le bombe israeliane, nell’inerzia complice della comunità internazionale. Muoiono i più indifesi tra gli indifesi: i bambini. Ma la stampa mainstream misura i tunnel di Hamas distrutti dai bombardamenti israeliani, narra dell’”aggressione” subita da Israele, ma della gente di Gaza non interessa. Per fortuna, c’è chi si ribella a questa vergogna mediatica e cerca, come può, di dar voce a chi cerca di sopravvivere nell’inferno di Gaza. Globalist prova a darne conto, giorno per giorno. Cosa stia subendo in questi giorni di guerra la popolazione della Striscia, lo racconta questa lettera del l direttivo di Salaam Ragazzi dell’Olivo-Milano. La lettera e le drammatiche testimonianze in essa raccolte è del 17 maggio. 

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La vita sotto le bombe

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“Care/i amiche e amici di Salaam,

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stiamo seguendo con molta preoccupazione ​ quanto sta succedendo in tuttala Palestina, di cui ​ certamente siete tutte/i a conoscenza. In particolare siamo molto angosciati per i nostri amici del REC , i 103 bambini/e affidati, le loro famigli e tutta la popolazione di Gaza, sottoposta , ancora una volta, ai tremendi e devastanti bombardamenti daparte dell’esercito ​ israeliano.

Cerchiamo di stare in contatto (quando si riesce..) con il direttore e altri operatori del REC i quali ci hanno detto che per ora loro e le loro famiglie stanno “bene”, cioè sono salvi; purtroppo non possono allontanarsi da casa per andare a visitare le famiglie dei bambini affidati, per cui , al momento, non possiamo avere loro notizie. I racconti dei nostri amici del REC sono tremendi; le zone maggiormente bombardate, oltre a Gaza City, sono proprio quelle a Nord della striscia (vicino al confine con Israele), dove si trovano loro e i nostri bambini affidati (nel campo profughi di Jabalia e nei villaggi circostanti). I bambini sono spaventatissimi e non sanno più come gestirli; dormono a terra vicino ai muri o sul terrazzo d’uscita della casa, oppure escono in strada, ma non sanno mai cosa sia meglio fare…non c’è nessun posto sicuro dove andare, dove fuggire. Ci salutano, ogni volta, non sapendo se domani saranno ancora vivi ..

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Dopo che ieri era stata distrutta la torre dei media (un palazzo di 12 piani sede di Al Jazeera e di altre emittenti palestinesi e straniere) e il numero delle vittime​ nella striscia di Gaza erano già oltre 120​ (di cui 31 bambini), stamattina ci sono arrivate altre tragiche notizie. Stanotte hanno bombardato (distruggendola completamente) ​ la strada principale ​ che conduce all’ingresso principale dell’Ospedale di Al Shifa, ieri avevano già distrutto l’ingresso laterale, ​ per cui ora le autoambulanze non possono raggiungere l’Ospedale; i soccorritori camminano sulle macerie per alcune centinaia di metri per trasportare i feriti; anche le scorte per l’Ospedale devono essere trasportate manualmente. Ora l’ospedale è pieno di feriti; i pazienti Covid devono essere spostati altrove per fare posto ai feriti.

L’Ospedale Shifa è l’unico di Gaza attrezzato per le emergenze (come personale, ​ strumenti e spazio); nei giorni scorsi ha ricevuto oltre 1.100 feriti e sta già lottando per farcela; non ci sono altre strutture in grado di fare fronte a questa quantità di feriti in tutta la striscia di Gaza. Nell’attacco di stanotte sono state uccise almeno altre 33 persone (di cui 12 donne e 8 bambini) , ma alle ore 13 stavano ancora dissotterrando le vittime. Tra le vittime ci sono due medici psichiatri dr.Ayman Abu Alauf e dr.Moian Al Aloul ​ (uno di loro con la moglie e i 5 figli) che lavoravano all’Ospedale Shifa.

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Ci è arrivato ora l’aggiornamento, ad oggi, riguardo le vittime nella

striscia di Gaza:​ 188 morti (di cui 52 bambini) , ​ 1.300 feriti,​ ​

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23.000 senzatetto e sfollati Vi daremo altre notizie quando le avremo.

Nel frattempo vi continueremo ad inviare documenti e articoli per fornirvi una informazione corretta, considerando come non lo stiano ​ facendo ​ la maggior parte dei mass media italiani”.

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il direttivo di Salaam Ragazzi dell’Olivo-Milano

La denuncia dell’Unicef.

 Dopo una settimana di lanci di razzi e bombardamenti sono, infatti, almeno 55 nello Stato di Palestina e 2 in Israele i bambini rimasti uccisi. A Gaza, le scuole sono state distrutte, le case e gli uffici sono stati rasi al suolo e intere famiglie sono state sfollate. In Israele, scuole, case ed edifici sono stati danneggiati. “La paura e la distruzione stanno aumentando da entrambe le parti – denuncia il Direttore generale dell’Unicef, Henrietta Fore – La violenza, le uccisioni e l’odio devono cessare. I diritti umani internazionali e il diritto umanitario devono essere rispettati. I civili e le infrastrutture civili devono essere protetti. L’unica soluzione è quella diplomatica – per il bene di tutti i bambini e del loro futuro”. Nonostante le violenze in corso, l’Unicef continua a prestare aiuti nella Striscia di Gaza con forniture pre-posizionate, come soluzioni saline, glucosio, antibiotici, soluzioni reidratanti orali, e materiali per la distribuzione e la purificazione dell’acqua. “Chiediamo l’accesso umanitario per portare una maggiore assistenza estremamente necessaria”, ribadisce Fore.

L’appello di Save the Children

 Save the Children chiede un cessate il fuoco immediato a tutte le parti e a Israele che il blocco su Gaza venga revocato con urgenza e che venga consentito agli operatori umanitari di raggiungere i bambini con aiuti salvavita e l’ingresso senza ostacoli di rifornimenti essenziali e carburante.

Nell’ultima settimana sono stati uccisi 58 bambini a Gaza e due nel sud di Israele e più di mille persone, compresi 366 minori, sono rimaste ferite a Gaza l’equivalente di quasi tre bambini feriti ogni ora, da quando è iniziata l’escalation del 14 maggio tra Israele e gruppi armati nella Striscia. Decine di persone sono state ferite anche nel sud di Israele”, denuncia Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, che chiede un cessate il fuoco immediato a tutte le parti. “Ogni volta che c’è un attacco aereo ci spaventiamo. Appena proviamo a uscire e arriviamo alla porta principale, ne arriva un altro e torniamo dentro il più velocemente possibile. Ogni volta che metto la testa sul cuscino, c’è un altro attacco aereo e mi sveglio terrorizzato ha detto Khaled, 10 anni, a Gaza.

I servizi salvavita sono al punto di rottura poiché le linee elettriche sono state danneggiate nei bombardamenti. Le forniture di carburante, che sono le uniche fonti di energia e elettricità nella Striscia di Gaza, sono esigue e Israele ha chiuso il confine attraverso il quale entrano i rifornimenti.

Save the Children lancia un avvertimento su un triplo shock a Gaza. Se da un lato i bombardamenti continuano incessabilmente, dall’altro le strutture sanitarie e le infrastrutture civili potrebbero presto essere lasciate senza l’energia necessaria per erogare forniture cruciali e cure di emergenza. Infine, i bambini gravemente malati e feriti non possono lasciare Gaza per essere curati. Molti di questi servizi erano già sull’orlo del baratro, alle prese con una seconda ondata mortale di Covid-19 e con scorte mediche limitate a causa del blocco. Secondo le Nazioni Unite, gli ultimi danni alle infrastrutture hanno lasciato 480.000 persone a Gaza con accesso limitato o nullo all’acqua.

“Quasi 60 bambini sono stati uccisi a Gaza in una settimana. Quante altre famiglie devono perdere i propri cari prima che la comunità internazionale agisca? Dove possono correre i più piccoli quando gli attacchi aerei piovono sulle loro case? Le famiglie a Gaza e il nostro staff ci dicono che sono al punto di rottura: vivono all’inferno senza un posto dove trovare rifugio e apparentemente senza fine in vista. Le forniture di base e l’energia si stanno esaurendo, aggravando e alimentando ulteriormente questa catastrofe umanitaria”, dichiara Jason Lee, Direttore di Save the Children per i territori palestinesi occupati.

#NOTINOURNAMES

C’è chi dice no. #NOTINOURNAMES.  No alla militarizzazione delle coscienze, ad un manicheismo che calpesta la realtà, ad una narrazione strumentale e di parte. Il coraggio di esporsi, pur sapendo che c’è chi tra i “pasdaran” d’Israele in Italia li accuserà di tradimento e di connivenza col nemico. 

“Siamo un gruppo di giovani ebree ed ebrei italiani.

In questo momento drammatico e di escalation della violenza sentiamo il bisogno di prendere la parola e dire #NotInOurNames, unendoci ai nostri compagni e compagne attivisti in Israele e Palestina e al resto delle comunità ebraiche della diaspora che stanno facendo lo stesso.

Abbiamo già preso posizione come gruppo quest’estate condannando il piano di annessione dei territori della Cisgiordania da parte del governo israeliano e il nostro percorso prosegue nella sua formazione e autodefinizione.

Diciamo #NotInOurNames

-gli sfratti a Sheikh Jarrah e la conseguente repressione della polizia

-gli ultimi episodi repressivi sulla Spianata delle Moschee

-il governo israeliano che pretende di parlare a nome di tutti gli ebrei ,in Israele e nella diaspora

-i giochi di potere (di Netanyahu, Hamas, Abu Mazen) che non tengono conto delle vite umane

-i linciaggi e gli atti violenti che si stanno verificando in molte città israeliane

-il bombardamento su Gaza

-il lancio di razzi indiscriminato da parte di Hamas

-la riduzione del dibattito a tifo da stadio

-l’utilizzo strumentale della Shoah sia per criticare che per sostenere Israele

-le posizioni unilaterali e acritiche degli organi comunitari ebraici italiani

-gli eventi di piazza organizzati dalle comunità ebraiche con il sostegno della classe politica italiana, compresi personaggi di estrema destra e razzisti

-la narrazione mediatica degli eventi in Medio Oriente che non tiene conto di una dinamica tra oppressi e oppressori

-qualunque iniziativa e discorso che veicoli rappresentazioni islamofobe e antisemite

La situazione attuale rappresenta l’apice di un sistema di disuguaglianze e ingiustizie che va avanti da troppi anni: l’occupazione israeliana dei Territori Palestinesi e l’embargo contro Gaza incarnano l’intollerabile violenza strutturale che il popolo palestinese subisce quotidianamente.

Condanniamo le politiche razziste e di discriminazione nei confronti dei palestinesi.

All’interno delle nostre società riteniamo necessaria ogni forma di solidarietà e mobilitazione, ma ci troviamo spesso in difficoltà. Pur coscienti che antisionismo non sia sinonimo di antisemitismo, osserviamo come un antisemitismo non elaborato, che si riversa più o meno consciamente in alcune delle giuste e legittime critiche alle politiche di Israele, rende alcuni spazi di solidarietà difficili da attraversare. Si tratta di una impasse dalla quale vogliamo uscire, per combattere efficacemente ogni tipo di oppressione”.

Una lettera bellissima che dà conto di quanto ebbe a scrivere uno dei più grandi scrittori israeliani, recentemente scomparso: Amos Oz. L’essenza della tragedia israelo-palestinese, sosteneva Oz, è che a scontrarsi non è il Torto, tutto da una parte, e la Ragione, tutta l’altra. L’essenza di questa tragedia è che a scontrarsi sono due diritti egualmente fondati. E’ così. “Nel mio mondo – scrive Oz nel suo bellissimo libro Contro il fanatismo (Feltrinelli) -la parola compromesso è sinonimo di vita. E dove c’è vita ci sono compromessi. Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno idealismo o devozione. Il contrario di compromesso è fanatismo, morte”. 

In morte di Gaza. 

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