"Quale soprannome pensi ti darà Trump?": le domande per la selezione della vicepresidente di Biden
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"Quale soprannome pensi ti darà Trump?": le domande per la selezione della vicepresidente di Biden

Undici donne hanno superato la prima selezione e negli ultimi nove giorni Biden ha avuto lunghi incontri virtuali e di persona con ciascuna di loro.

Joe Biden e Kamala Harris
Joe Biden e Kamala Harris
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12 Agosto 2020 - 16.03


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La scelta di Kamala Harris per la vicepresidenza di Joe Biden è stata frutto di una selezione minuziosa e lunghissima, che partiva da due domane, poste a tutte le candidate: “Quale sarà la tua agenda? Che soprannome pensi ti darà Donald Trump?”. Candidate perché Joe Biden aveva già deciso che la sua vice sarebbe stata una donna e dopo lo scoppio delle proteste di Black Lives Matter si era creata una forte pressione per un’esponente delle minoranze.
La prima scrematura è stata affidata ad una squadra di quattro persone che ha avuto oltre 120 ore di colloqui con attivisti del partito e gruppi d’interesse. Sono stati poi sempre loro – l’ex senatore Chris Dodd, il sindaco di Los Angeles Eric Garcetti, l’ex consigliere di Biden, Cynthia Hogan e la deputata del Delaware Lisa Blunt – ad incontrare tutte le 20 potenziali candidate, sottoponendole ad accurate interviste, vagliando possibili dichiarazioni imbarazzanti fatte in passato e tracciando i loro profili da sottomettere a Biden.
Undici donne hanno superato la prima selezione e negli ultimi nove giorni Biden ha avuto lunghi incontri virtuali e di persona con ciascuna di loro. Intanto tre consiglieri dell’amministrazione Obama – Bob Bauer, Lisa Monaco e Dana Remus – hanno diretto una squadra di 12-15 avvocati che hanno passato al pettine fino il passato delle aspiranti, senza trascurare finanze personali, vicende sentimentali e possibili trascorsi di droga.
Ma non basta. All’esperta di sondaggi Celinda Lake, è stato dato l’incarico di trovare la narrativa giusta per la storia personale di ciascuna delle finaliste in seno alla campagna elettorale. Biden si è intanto consultato con le persone a lui più vicine, la moglie Jill, la sorella Valerie, l’amico e consigliere Ted Kaufman, lo stratega Mike Donilon. E ha inoltre messo le 11 alla prova in pubblico, ospitandole ad eventi virtuali della campagna e favorendo loro apparizioni televisive.
Durante le primarie Harris aveva attaccato Biden su questioni razziali, ma in realtà i due avevano fatto pace già nell’ottobre 2019 in occasione della festa di compleanno del marito della Harris, Doug Emhoff. Una riconciliazione sicuramente facilitata dai buoni rapporti che la candidata democratica alla vicepresidenza aveva con Beau, l’adorato figlio di Biden, la cui morte prematura per un tumore nel maggio 2015 aveva provato duramente il padre.

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