Palazzotto sulle armi all'Egitto: "Grave e contro l'etica fare di Al-Sisi un partner strategico"
Top

Palazzotto sulle armi all'Egitto: "Grave e contro l'etica fare di Al-Sisi un partner strategico"

Il deputato di Leu (Liberi e Uguali) presidente della Commissione d’inchiesta  sulla morte di Giulio Regeni. "Troppe volte gli interessi economici prevalgono su una politica che deve basarsi su valori e principi".

Erasmo Palazzotto
Erasmo Palazzotto
Preroll

Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

10 Giugno 2020 - 15.18


ATF

“Il via libera da parte del Governo ad una vendita importante come quella che è stata autorizzata  , segna un punto di svolta significativo, grave, nelle relazioni tra Italia ed Egitto”.

A sostenerlo, in questa intervista a Globalist, è Erasmo Palazzotto, Leu (Liberi e Uguali) e presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta  sulla morte di Giulio Regeni. Sin dall’uscita della notizia, Palazzotto  ha preso una posizione netta:

“L’’Italia dovrebbe schierarsi sempre in difesa dei diritti umani. Non si possono chiudere accordi economici con un Paese, l’#Egitto, che non ha alcun rispetto della dignità delle persone. La famiglia #Regeni chiede giustizia e noi con loro”, ha twittato.

E il giorno dopo, torna con Globalist a fare il punto della situazione e  a rivendicare il ruolo e la funzione della commissione di cui è presidente.

Presidente Palazzotto, il mondo della solidarietà e di quanti si sono battuti per ottenere verità e giustizia per Giulio Regeni, è in rivolta dopo la decisione del Governo di autorizzare la vendita di due fregate Fremm all’Egitto del presidente-generale Abdel Fattah al-Sisi. A mente fredda, come valuta la decisione di un Governo che ha al proprio interno ministri della sinistra?

Questa decisione segna un punto di svolta significativo, e grave, nelle relazioni tra Italia ed Egitto. Dopo questa vicenda, l’Egitto viene considerato molto più che un alleato: diviene un partner strategico. Siamo davanti a qualcosa che va ben oltre la normalizzazione dei rapporti bilaterali, in controtendenza con quello che fino ad oggi si è fatto e detto”.

La commissione d’inchiesta parlamentare sulla morte di Giulio Regeni, di cui lei è presidente, ha subito chiesto un’audizione urgente al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Da cosa nasce questa iniziativa?

Sappiamo che la decisione di autorizzare la vendita delle due fregate all’Egitto è stata assunta dopo una telefonata tra il presidente Conte e il capo dello Stato egiziano, e in quella telefonata si è parlato anche del caso Regeni. E’ normale dunque che questa commissione, per la sua attività d’indagine, senta il presidente del Consiglio per sapere quali nuovi elementi abbiamo convinto il Governo a cambiare strategia.

Lei è parlamentare di Sinistra italiana, una forza politica, come peraltro Articolo1-Mdp con cui fate gruppo a Montecitorio e a Palazzo Madama, che si è sempre schierata a fianco del mondo della cooperazione, delle Ong, delle associazioni per i diritti umani, su vicende scottanti come quella dei migranti respinti nell’inferno dei lager libici, e per fare piena luce sulla morte di Giulio Regeni.  Ora che una parte della sinistra è al Governo, questa voce diventa più flebile?

Parlo per Sinistra italiana. La posizione della mia forza politica è stata chiara e netta fin dall’inizio, e riguardava non solo le conseguenze di una scelta di questo tipo, la vendita di due fregate  all’Egitto, sulla vicenda di Giulio Regeni, ma più in generale le implicazioni sul piano etico e della politica estera, rispetto alle violazioni dei diritti umani e al ruolo che l’Egitto sta giocando sullo scacchiere del Mediterraneo.

La diplomazia degli affari ha cancellato ancora una volta quella dei diritti umani?

Viviamo in un tempo in cui troppe volte gli interessi economici prevalgono su una politica che deve basarsi su valori e principi che sono fondativi della società europea, indebolendo costantemente l’autorevolezza e la credibilità internazionale del nostro Paese.

Cosa si sente di dire a Claudio e Paola Regeni, i genitori di Giulio, che si sono detti traditi e presi in giro dal Governo?

Che la commissione che io presiedo ha il compito di contribuire a ricercare la verità sulla morte del loro figlio, e anche di ricostruire la catena delle responsabilità su atti o omissioni che possono avere ostacolato e ostacolano ancora il raggiungimento della giustizia, e che su questo terreno andremo fino in fono per difendere il loro diritto ad ottenere giustizia e l’interesse, che io ritengo nazionale, a fare piena luce sulle circostanze di questa tragedia- E’ una responsabilità che riguarda tutta la politica e le istituzioni di questo Paese, che purtroppo non sempre ne sono state all’altezza.

Native

Articoli correlati