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Idlib, il Sultano minaccia l'Europa con la bomba migranti. E la Grecia li "gasa"

In risposta all’escalation con la Siria, Ankara ha aperto i confini con il Paese ellenico ai migranti, che vogliono entrare nella Ue. I greci ne hanno respinti 4mila, ma già 18mila persone hanno oltrepassato il confine.

Migranti al confine tra Grecia e Turchia
Migranti al confine tra Grecia e Turchia

globalist

29 Febbraio 2020 - 18.55


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Quella moltitudine di disperati imprigionati a Idlib viene riconosciuta dalla comunità internazionale solo quando viene vissuta come una minaccia. La minaccia di una “invasione” di migranti. “Non siamo in grado di gestire una nuova ondata migratoria“. È quello che ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, riferendosi ai profughi in fuga da Idlib, in Siria, dove l’esercito turco sta combattendo contro le truppe siriane. Nel frattempo è tesa la situazione alla frontiera fra Grecia a Turchia. In risposta all’escalation con la Siria, Ankara ha aperto i confini con il Paese ellenico ai migranti, che ora stanno tentando di entrare nell’Unione europea. Le forze di sicurezza greche ne hanno respinti 4mila, ma secondo il presidente turco da venerdì già 18mila persone hanno oltrepassato il confine.

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Gas contro i migranti

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Il portavoce del governo, Stelios Petsas, dopo una riunione di emergenza con il premier, Kyriakos Mitsotakis, ha detto che “la Grecia ha dovuto affrontare ieri un tentativo organizzato, di massa e illegale di violare i nostri confini e l’ha superato”. Atene ha usato agenti anti sommossa, lacrimogeni e granate stordenti per impedire l’ingresso dei profughi provenienti dalla Turchia. La Grecia ha anche aumentato i controlli nel braccio di mare tra le isole dell’Egeo orientale e la costa greca, ha detto il ministro delle Politiche per le isole e la navigazione, Ioannis Plakiotakis.”I confini greci sono anche i confini di tutta Europa”, ha aggiunto.

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La polizia greca ha riferito che circa 1.200 persone si sono radunate sul lato turco del valico di frontiera di Kastanies. Alcuni sono riusciti ad aggirare i controlli e ad attraversare il fiume che segna il confine a bordo di piccoli canotti.  I migranti hanno lanciato pietre contro la polizia che li ha respinti con gas lacrimogeni e granate stordenti.  “Per tutta la notte le forze di sicurezza hanno impedito l’attraversamento illegale del confine”. Lo ha dichiarato questa mattina il ministro della Difesa greco, Nikos Panagiotopoulos, ribadendo l’impegno di Atene ad impedire l’ingresso di rifugiati dopo che Ankara ha permesso il loro trasferimento nelle zone di confine in risposta all’escalation con la Siria. Il ministro ha detto ancora che sono stati condotti diversi arresti. La Grecia ha anche aumentato i controlli nel braccio di mare tra le isole dell’Egeo orientale e la costa greca, ha detto il ministro delle Politiche per le isole e la navigazione, Ioannis Plakiotakis. “I confini greci sono anche i confini di tutta Europa”, ha aggiunto.  

Intanto, continua l’afflusso di migranti nella stazione di Bayrampasa di Istanbul, dove la caccia a un biglietto verso il confine con la Grecia ha fatto registrare un aumento dei prezzi del 30% e ha indotto gli operatori a prevedere 2-3 corse extra su base giornaliera, che comunque non riescono a soddisfare tutte le richieste. Un flusso continuo di migranti, proseguito anche nella notte inseguendo il sogno di raggiungere la frontiera di Edirne-Pazarkule, per poi proseguire a piedi fino alla Grecia, oltre il confine naturale del fiume Evros. I responsabili delle compagnie di trasporto raggiunti da AGI parlano di un flusso continuo di richieste e di orari extra per i propri autisti, il che giustifica l’aumento dei prezzi, con i migranti che scelgono il passaggio verso la città di Tekirdag in caso non siano disponibili posti per Edirne, ma “non si riescono a soddisfare tutte le richieste”. La maggioranza sono afghani, siriani e alcuni iraniani, tutta gente che già viveva in Turchia, perché il confine con la Siria è chiuso dal 2017 e quello con l’Iran, passaggio dei moltissimi afghani, è attualmente blindato a causa del coronavirus. 

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 La televisione di Stato Trt e l’emittente privata Ntv hanno mostrato le immagini di gruppi di alcune decine di migranti, carichi di borse, camminare lungo una strada al confine con la Grecia. L’agenzia di stampa Dha ha riferito che circa 300 migranti siriani, iracheni e iraniani sono arrivati nella provincia di Edirne, al confine con la GreciaSecondo il quotidiano Sabah, vicino all’esecutivo turco, la decisione di “aprire le porte” è stata presa l’altro ieri notte durante un consiglio di sicurezza straordinario presieduto dal capo dello Stato. Al momento la decisione non viene confermata da fonti ufficiali turche.

Idlib, lo Zar e il Sultano

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La situazione al confine fra Grecia e Turchia è strettamente legata a quella in Siria. Dopo l’intensificarsi degli scontri con le truppe di Assad, Erdogan ha deciso di aprire ai migranti le frontiere con l’Unione europea. Un altro attore importante in questa situazione è il presidente russo Vladimir Putin, cui Erdogan ha chiesto di “togliersi di mezzo” a Idlib. A Istanbul il Sultano ha detto: “Ho chiesto a Putin: ‘Quali sono i tuoi interessi lì? Se stabilisci una base, fallo ma togliti di mezzo”. E ha aggiunto che le forze siriane “pagheranno il prezzo” per i loro attacchi contro l’esercito turco.

Il bastone e la “carota” diplomatica.

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Nel corso della mattinata di sabato Russia e Turchia hanno raggiunto un’intesa per ridurre le tensioni ad Idlib. A seguito di colloqui tra delegazioni dei ministri degli Esteri e della Difesa dei due Paesi, il ministero degli Esteri russo ha dichiarato: “Entrambe le parti hanno confermato l’obiettivo di ridurre le tensioni sul terreno continuando la guerra ai terroristi riconosciuti come tali dal Consiglio di Sicurezza”. Viene inoltre sottolineata la necessità di “proteggere i civili all’interno ed all’esterno della zona di de-escalation e portare assistenza umanitaria di emergenza a tutti quelli che ne hanno bisogno”.

Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha rivolto l’ennesimo appello al cessate- il- fuoco tra la Turchia e la Siria, sostenuta dalla Russia, nella zona di Idlib. Ma la Turchia ha già detto che non ritirerà le sue truppe dalla provincia siriana e risponderà con forza a qualsiasi nuovo attacco dell’esercito siriano e dei suoi alleati.

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Lo ha ripetuto Ankara nel corso della riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, convocata dopo la morte di oltre 30 soldati turchi nell’attacco dell’esercito siriano, una strage che ha ulteriormente innalzato la tensione nella zona.

Al Consiglio di sicurezza al Palazzo di Vetro, riunito in sessione d’emergenza per valutare il disastro umanitario in corso a Idlib, dove quasi un milione di persone hanno dovuto lasciare le loro case, Guterres ha invitato a un cessate-il-fuoco “prima che la situazione esca fuori controllo”.

Tredici dei quindici Paesi che siedono nel Consiglio hanno appoggiato il suo appello. Ma non Mosca, stretto alleato di Damasco, né Pechino. Secondo l’ambasciatore turco, Feridun Sinirlioglu, l’attacco siriano è stato chiaramente “deliberato”, è durato cinque ore ed è continuato anche dopo che la Turchia ha avvertito la Russia di ciò che stava accadendo. “È stato un atto di aggressione contro la Turchia”, ha insistito il diplomatico, che ha accusato l’esercito siriano di attaccare le truppe turche perché sono quelle che offrono “speranza” ai milioni di civili di Idlib contro i “crimini contro l’umanità del regime”.

“Vogliono coinvolgere la Turchia nella loro sporca guerra, ma hanno fatto un errore di calcolo”, ha insistito Sinirlioglu, che ha chiarito che il suo Paese “non esiterà a usare la forza se viene attaccato”. Il rappresentante turco ha anche assicurato che Ankara ha informato Mosca che non lascerà le postazioni militari conquistate nel nord-ovest siriano e che li rafforzerà.

Prima di prendere parte alla riunione di emergenza dei Quindici, Guterres ha spiegato (senza fornire ulteriori dettagli) che “è in preparazione una missione umanitaria” a Idlib, per valutare la situazione sul terreno. Intanto i rappresentanti di Belgio, Francia, Germania, Estonia e Polonia, ex ed attuali membri Ue del Consiglio di Sicurezza, avvertono che “l’escalation militare a Idlib, in Siria, deve fermarsi, ora”. “Condanniamo l’attacco ai soldati turchi”, spiegano, queste azioni “dimostrano che il regime siriano, assistito e sostenuto politicamente dalla Russia, continua la sua strategia militare ad ogni costo”. Chiedono poi “la fine della campagna militare di Damasco sostenuta da Mosca”, e “appoggiano la richiesta del segretario generale per un cessate il fuoco immediato e un accesso umanitario senza ostacoli”. Anche gli Usa chiedono “un cessate il fuoco immediato e duraturo”, ma l’ambasciatrice americana Kelly Craft, condannando l’attacco, dice pure che “la Turchia ha il nostro pieno supporto nel rispondere per autodifesa ad un attacco ingiustificato”.

Ricatto all’Europa

La Turchia ha reagito con una duplice strategia al duro colpo subito dalle sue truppe. Da un lato ha chiesto aiuto agli alleati della Nato. Dall’altro ha insinuato di non poter contenere le migliaia di profughi che stanno lasciando l’area e che vorranno venire in Europa. Una Europa che con la Turchia ha sui migranti l’”accordo della vergogna”: miliardi in cambio di sostanziale blocco alle frontiere. Miliardi al Gendarme delle frontiere esterne. Europa che ha pagato ed è disposta a pagare anche di più per non vedere ai confini e dentro i confini altri immigrati. Europa che ritiene le rispettive opinioni pubbliche nazionali non disponibili a nuova accoglienza, Europa che stima altre ondate di migranti destabilizzanti per il continente stesso. Quindi soldi ad Erdogan per fermarli. Ma Erdogan in cambio non vuole solo miliardi, vuole in cambio del blocco dei profughi dall’Europa il via libera, anzi il sostanziale appoggio alla sua occupazione militare di una parte della Siria. Se l’Europa non solo non accetta, se l’Europa non si schiera dalla parte della Turchia, la Turchia punisce l’Europa con i migranti. L’Unione europea ha solo una cosa da fare: vedere come può aiutare la Turchia”taglia corto il portavoce dell’Akp ( il partito del presidente), Omer Celik, che chiede “azioni concrete”. In passato, Ankara aveva più volte minacciato di “aprire le porte” dell’Europa ai migranti. 

Gas e filo spinato. Erdogan ha avuto un colloquio telefonico con il collega ungherese Viktor Orban, al termine del quale quest’ultimo ha deciso di aumentare le misure di sicurezza al confine del proprio Paese. La notizia e’ stata resa nota dall’ufficio della presidenza ungherese, che specifica che al termine della telefonata, avvenuta ieri sera, Orban ha convocato il consiglio di sicurezza nazionale, durante il quale è stato deciso di innalzare il livello dei controlli al confine per impedire il passaggio dei migranti attraverso la rotta balcanica, in seguito alla decisione della Turchia di riaprire le frontiere.

 

 

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