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La tragedia dimenticata della Siria, dove muore l'infanzia

Ospedali, scuole, case rasi al suolo in una sporca guerra per procura entrata nel decimo anno. Ora alla tragedia umanitaria si è aggiunta una catastrofe sanitaria, dovuta al diffondersi del coronavirus.

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Bambini nei campi profughi in Siria

Umberto De Giovannangeli

15 Marzo 2020


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Non hanno ospedali per essere assistiti, né scuole in cui studiare, né case sicure in cui rifugiarsi. Perché ospedali, scuole, case sono stati rasi al suolo in una sporca guerra per procura entrata nel decimo anno. Ed oggi alla tragedia umanitaria si sta per aggiungere una catastrofe sanitaria, dovuta al diffondersi del coronavirus. E a pagarne il prezzo più alto sono i più indifesi tra gli indifesi: i bambini siriani, che oltre a perdere l’infanzia rischiano ora, a migliaia, di perdere il bene più prezioso: la vita.

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Essere bambini in Siria

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Secondo l’Unicef, 4,8 milioni di bambini sono nati durante la guerra in Siria da quando il conflitto è iniziato nove anni fa. Un ulteriore milione di bambini sono nati come rifugiati nei Paesi vicini. Continuano ad affrontare le devastanti conseguenze di una guerra brutale. I numeri di questa emergenza sono drammatici: 7,5 milioni di bambini hanno bisogno di aiuto. Di questi 5 milioni si trovano in Siria e 2,5 nei paesi limitrofi. 2,6 milioni di bambini sono sfollati interni e 2,5 milioni di bambini sono registrati come rifugiati nei paesi limitrofi.”La guerra in Siria segna oggi un’altra vergognosa pietra miliare”, ha detto il Direttore generale dell’Unicef, Henrietta Fore, che è stata in Siria la scorsa settimana. “Mentre il conflitto entra nel suo decimo anno, milioni di bambini stanno entrando nel loro secondo decennio di vita circondati dalla guerra, dalla violenza, dalla morte e dallo sfollamento. Il bisogno di pace non è mai stato così pressante”.

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Secondo i dati verificati dal 2014 (anno in cui è iniziato il monitoraggio ufficiale), fino al 2019: più di 9.000 bambini sono stati uccisi o feriti nel conflitto; quasi 5.000 bambini – alcuni anche di sette anni – sono stati reclutati nei combattimenti; quasi 1.000 strutture scolastiche e mediche sono state attaccate.

Poiché questi sono solo i numeri verificati, il vero impatto di questa guerra sui bambini sarà probabilmente più ampio.

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L’impatto più ampio di quasi un decennio di conflitto comprende: due scuole su cinque non possono essere utilizzate perché distrutte, danneggiate, per dare rifugio alle famiglie sfollate o per scopi militari; oltre la metà di tutte le strutture sanitarie non sono funzionanti; oltre 2,8 milioni di bambini non frequentano la scuola in Siria e nei Paesi vicini. oltre due terzi dei bambini con disabilità fisiche o mentali richiedono servizi specializzati che non sono disponibili nella loro zona; quasi 20.000 bambini sotto i 5 anni sono colpiti da malnutrizione acuta grave e in serio pericolo di vita; 1 su 3 di tutte le mamme in stato di gravidanza e allattamento nel nord-ovest della Siria sono anemiche; I prezzi degli articoli di base sono aumentati di 20 volte dall’inizio della guerra.

Nel nord-ovest della Siria, l’escalation del conflitto armato, unita alle dure condizioni invernali e al crollo delle temperature, oltre a una già disastrosa crisi umanitaria, ha imposto un pesante tributo a centinaia di migliaia di bambini e famiglie. Più di 960.000 persone, tra cui più di 575.000 bambini, sono sfollate dal 1° dicembre 2019. 

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Nel nord-est, almeno 28.000 bambini provenienti da più di 60 Paesi continuano a languire nei campi di sfollamento, privati dei servizi più elementari. Solo 765 bambini sono stati rimpatriati nei loro Paesi d’origine a partire dal gennaio di quest’anno. “Il contesto in Siria è uno dei più complessi al mondo. La violenza e il conflitto attivo continuano tristemente in diverse parti, anche nel nord-ovest, con gravi conseguenze sui bambini, mentre in altre parti i bambini si stanno riconnettendo con parte della loro infanzia perduta, ricostruendo lentamente le loro vite”, affema Ted Chaiban, Direttore regionale dell’Unicef per Medio Oriente e Nord Africa, che ha accompagnato Fore nella sua missione in Siria. “È evidente, tuttavia, che nove anni di brutali combattimenti hanno portato il Paese sull’orlo del baratro. Le famiglie ci hanno detto che in casi estremi non avevano altra scelta se non quella di mandare i figli a lavorare o far sposare presto le loro ragazze. Nessun genitore dovrebbe essere costretto a prendere tali decisioni”.

“Le parti in guerra e coloro che le sostengono non sono riusciti a porre fine alla carneficina in Siria”- ha detto Fore – “Il nostro messaggio è chiaro: smettete di colpire scuole e ospedali. Smettete di uccidere e mutilare i bambini. Concedeteci la linea di confine e l’accesso transfrontaliero di cui abbiamo bisogno per raggiungere chi ne ha bisogno. Troppi bambini hanno sofferto per troppo tempo”

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L’Unicef ha attualmente bisogno di 682 milioni di dollari per mantenere questi programmi salvavita, ma i finanziamenti sono limitati. “L’unica soluzione alla crisi in Siria è attraverso la diplomazia” – ha detto Chaiban – “L’assistenza umanitaria non porrà fine alla guerra, ma aiuterà a mantenere in vita i bambini. Contiamo sul generoso sostegno dei nostri donatori per continuare a sostenere i bambini siriani, nonostante tutte le altre crisi che si stanno verificando nella regione e nel mondo”.

Epicentro Idlib

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A causa dell’escalation del conflitto a Idlib – città della Siria occidentale, vicina al confine con la Turchia –  quasi 1 milione di persone, di cui più della metà bambini, sono state costrette a fuggire dalle loro case, abbandonando più del 45% del territorio del governatorato. Aree in cui un terzo delle abitazioni e delle infrastrutture civili sono state distrutte o gravemente danneggiate, rendendo così impossibile, in futuro, il ritorno a casa dei profughi. Intere famiglie, per sfuggire alle violenze, si sono riversate nei campi profughi a Nord di Idlib, che ad oggi risultano più che raddoppiati rispetto al 2017, in termini di dimensioni e di sovraffollamento. In questi campi, le famiglie vivono in condizioni terribilmente precarie, in aree prima destinate ad attività agricole. È lo scenario devastante e desolante che emerge da una inedita analisi delle immagini satellitari di Idlib, prima e dopo il conflitto, diffusa da   Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – Harvard Humanitarian Iniziative e World Vision; immagini rese pubbliche alla vigilia  del IX anniversario dell’inizio del conflitto in Siria, che cade oggi, 15 marzo.

I bambini – sottolineano nell’analisi le Organizzazioni – sono le prime vittime dell’escalation del conflitto in corso a Idlib, la peggiore crisi umanitaria nella Siria nord-occidentale in questi nove anni. Solo lo scorso gennaio, almeno 77 bambini sono stati uccisi o sono rimasti feriti nel nord-ovest del Paese e poche settimane fa, il 25 febbraio, 10 scuole e asili sono stati bombardati a Idlib provocando la morte di 9 bambini e il ferimento di altre decine. Numeri che raccontano la morte e la distruzione in corso a Idlib e a cui si aggiungono i circa 280 mila bambini in età scolare nella zona la cui possibilità di studiare e andare a scuola è gravemente pregiudicata“. I bombardamenti implacabili hanno praticamente svuotato gran parte di Idlib nel giro di poche settimane, con conseguenze catastrofiche per centinaia di migliaia di bambini e di donne. Mezzo milione di bambini sono stipati in campi e rifugi di fortuna al confine con la Turchia senza accesso a beni essenziali e alla possibilità di condurre una vita dignitosa: non hanno un luogo caldo dove dormire, né acqua pulita, né cibo nutriente e non possono neanche studiare. Le famiglie sono ormai arrivate al limite e i nostri partner sul campo devono confrontarsi ogni giorno con gli enormi bisogni della popolazione. Senza una vera de-escalation, il decimo anno del conflitto in Siria rischia di essere uno dei più sanguinosi. Il mondo non può continuare a restare a guardare e aspettare mentre i bambini vengono uccisi, feriti e sono costretti a fuggire”, dichiara Sonia Khush, direttrice di Save the Children in Siria.

Nessuno dica: non sapevamo.

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