Voi che attaccate Michelle Bachelet sappiate che siete solo dei microbi

L'ex presidente cilena oggi commissario per i diritti umani ha avuto il padre assassinato dai fascisti e patì l'esilio per tanti anni.

Michelle Bachelet

Michelle Bachelet

Fabio Zanuso 11 settembre 2018

Stamane lo sport nazionale è attaccare il neo Alto Commissario per i diritti umani, Michelle Bachelet. Devono sciacquarsi la bocca prima di parlare. Questa è la storia di Michelle, e della sua migliore amica:


da bambine giocavano assieme, erano le migliori amiche, Michelle ed Evelyn, tutte e due figlie di generali, Alberto e Fernando. Poi venne l’11 Settembre, il vero 11 Settembre, quello in cui un popolo perse la speranza, quello in cui la Moneda venne bombardata, quello in cui Salvador Allende venne accoppato (anche se, ancor oggi, si parla erroneamente di suicidio).


Da quel giorno le due bambine, che erano diventate ragazze, si divisero. Alberto, il padre di Michelle, si schierò dalla parte giusta, fu prima torturato e poi giustiziato. Fernando, il padre di Evelyn, si schierò con il potere, e ovviamente, non gli fu torto un capello. Anzi, fu proprio il generale Fernando Matthei e far uccidere il generale Alberto Bachelet.


Michelle, che aveva ed ha stampate nell’anima parole come uguaglianza, rispetto, dignità, fu arrestata, rinchiusa nella oramai celeberrima Villa Grimaldi, e torturata. Ne uscì viva per miracolo. Quell’altra, Evelyn, continuò a collezionare cristalli di Bohemia come se nulla fosse successo. Michelle abbandonò il Cile, visse per ventanni in esilio, crebbe i propri figli da sola, dato che a sfiga si somma sempre altra sfiga, che in questo caso si manifestò quando anche il suo compagno finì nella lista dei desaparecidos (come ebbe a dire Berlusconi “li portavano a fare una gita in aereo"), poi decise che al cuore non si comanda, che il suo paese avrebbe avuto bisogno di lei.


Così, dopo troppi anni, la compagna Michelle Bachelet e la fascista Evelyn Matthei si sono reincontrate. Sfidanti per le elezioni presidenziali in Cile. Ha vinto Michelle, ha stravinto Michelle, senza golpe, senza torture, senza assassinii.


Questa storia, che pare essere tratta da un romanzo noir di Mempo Giardinelli, potrebbe essere tacciata come utopica, dato che il Cile continua ad essere meta delle più ignobili multinazionali americane, e allora concludo questo racconto con una frase che prendo in prestito da Eduardo Galeano:


“L’utopia è come l’orrizzonte,


cammino due passi,


e si allontana due passi.


Cammino dieci passi, e si allontana dieci passi.


L’orrizzonte è irrangiungibile.


E allora, a cosa serve l’utopia?


A questo:


serve per continuare a camminare”  


Chissà quale storia potrebbe raccontare l'attuale ministro per la razza stolta, per giustificare il posto che occupa.