Falchi contro colombe: gli indipendentisti catalani si confrontano sulla sfida a Madrid
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Falchi contro colombe: gli indipendentisti catalani si confrontano sulla sfida a Madrid

Si delineano due schieramenti, con i 'duri' disposti ad andare in carcere e i 'politici' che vogliono portare la sfida con Madrid sul piano elettorale per riaffermare la volontà popolare

Carles Puigdemont
Carles Puigdemont
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4 Novembre 2017 - 11.17


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La Catalogna si prepara ad ore di grande incertezza, e non solo politica, dopo l’arresto dei leader indipendentisti e le parole di Carles Puigdemont che, dal Belgio, annuncia la sua intenzione di scendere, anche dall’estero, in pista per le elezioni regionali del 21 dicembre, al quale ci si avvicinerà in un clima di crescente conflittualità e quindi potenzialmente esplosivo.
Mentre Oriol Junqueras e gli altri hanno trascorso la notte in prigione, a Barcellona, dove le manifestazioni spontanee a favore dell’indipendenza si susseguono sempre pacificamente, ci si interroga su quale potrà essere lo scenario in cui sarà condotta la campagna elettorale, condizionata dalla soluzione esclusivamente giudiziaria imposta alla crisi catalana. Né a stemperare l’ambiente è arrivata una decisione favorevole alla scarcerazione due indipendentisti, Jordy Cuixart e Jordy Sanchez, in galera dal 17 ottobre, che forse avrebbe contribuito a rendere meno tesa la situazione.
Comunque, al di là del fatto che l’obiettivo è sempre quello della secessione da Madrid, appare evidente che in seno agli indipendentisti si stanno creando degli schieramenti che vedono alleati, ma non con lo stesso codice di comportamento, i fautori dello scontro frontale (e che per questo hanno affrontato con fierezza la reclusione) e l’ala politica, che crede di dovere raccogliere la sfida di Rajoy, vincendola alle urne e mettendo il governo davanti ad una riaffermazione della volonta popolare.
L’emissione di un mandato di cattura internazionale nei confronti di Carles Puigdemont, ”completamente legale”, come ha ribadito anche questa mattina il ministro della Giustizia belga, Koen Geens, resta un problema esclusivamente giudiziario, perchè, in considerazione degli automatismi previsti, l’esecuzione di un provvedimento che toglie la libertà deve essere valutato dal magistrato che lo riceve da un collega straniero. Ma è innegabile che in questa storia c’è anche un versante politico: come la prenderebbero gli autonomisti fiamminghi se un magistrato belga mandasse in galera un ”collega” catalano?

 

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