La leader birmana Aung San Suu Kyi ha fatto,oggi, una visita a sorpresa nell’ovest del Paese dove l’esercito sta conducendo uan dura campagna di repressione della minoranza musulmana dei Rohingya, spingendo 600 mila di loro a scappare nel vicino Bangladesh.
E’ la prima volta che il premio Nobel per la Pace, arrivata al potere in Birmania nel 2016, si reca sui luoghi di quella che, a partire dalla Nazioni Unite, molti definiscono come una grave crisi umanitaria, conseguenza di operazioni di pulizia etnica.
Il consigliere di Stato (questo il titolo ufficiale di Aung San Suu Kyi, ndr) è stata a Sittwe e si recherà poi a Maungdaw e Buthidaung. Si tratta di due distretti del nord dello Stato di Rakhine, epicentro delle violenze.
Non si sa, al momento (il governo non ha dato notizia ufficiale della visita) se Aung San Suu Kyi si recherà anche nei villaggi abbandonati dai Rohingya dopo che le loro case sono state bruciate dai soldati.
Aung San Suu Kyi è stata molto criticata all’estero per la sua mancanza di empatia con i Rohingya, considerati come una delle minoranze più perseguitate al mondo, in un Paese contrassegnato da un forte nazionalismo buddhista e da una opinione pubblica largamente xenofoba e antimusulmana.
Dopo l’esplodere della crisi, l’Onu ha chiesto ripetutamente di fermare le operazioni militareie quindi l’accesso, nell’ovest della Birmania, per portare aiuto alle popolazioni interessate.
Aung San Suu Kyi per la prima volta su luoghi della persecuzione dei Rohingya
Una visita a sorpresa, dopo le violente critiche cui è stata fatta oggetto il premio Nobel per la Pace per non essersi adoperata per fermare le operazioni militari di pulizia etnica nei confronti della minoranza musulmana
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2 Novembre 2017 - 10.35
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