Birmania, scontri tra l'esercito e militanti musulmani: 8 morti
Top

Birmania, scontri tra l'esercito e militanti musulmani: 8 morti

36 persone arrestate negli scontri tra l’esercito birmano e militanti musulmani rohingya.

Birmania, scontri tra l'esercito e militanti musulmani: 8 morti
Preroll

globalist Modifica articolo

13 Novembre 2016 - 12.12


ATF

È caos in Birmania. Scontri tra l’esercito e militanti rohingya provocano 8 morti, nell’ultima serie di violenze che da un mese avvengono nell’area al confine con il Bangladesh. La vittoria di Aung San Suu Kyi e l’arrivo della democrazia – o del primo abbozzo di democrazia – sta coincidendo con l’esplosione del nazionalismo, in particolare del nazionalismo buddhista e dell’islamofobia.

Gli scontri. Sono iniziati la mattina del 12 novembre quando, secondo i giornali locali, circa sessanta uomini armati con fucili, coltelli e lance hanno teso un agguato all’esercito. Tra i morti, un poliziotto, un soldato e sei militanti. Il governo sospetta che tra i rohingya vi siano individui legati a militanti islamici all’estero.

Trentasei persone sono state arrestate negli scontri tra l’esercito birmano e individui sospettati di essere militanti musulmani rohingya nello stato settentrionale del Rakhine.

I dettagli. Secondo il quotidiano ‘Global New Light of Myanmar’, una sessantina di militanti armati di armi da fuoco, lance e coltelli hanno attaccato un gruppo di soldati, che ha risposto al fuoco e ha dovuto chiamare degli elicotteri di rinforzo per respingere l’attacco.

Le violenze nell’area sono iniziato lo scorso 9 ottobre, quando un gruppo di Rohingya ha assaltato diverse postazioni delle forze di sicurezza, riuscendo a portar via centinaia di armi da fuoco. Da allora, le autorità hanno chiuso la zona a giornalisti e operatori umanitari, intensificando la presenza dell’esercito. Secondo l’organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch, immagini satellitari mostrano un’estesa distruzione di villaggi di Rohingya nell’area nell’ultimo mese.

La zona è abitata in larga parte dalla minoranza musulmana, che secondo diverse stime conta un milione di persone. Le recenti violenze costituiscono la più grave crisi nel Rakhine dalle violenze settarie del 2012, quando attacchi reciproci sfociarono in veri e propri pogrom anti-musulmani, che provocarono almeno 200 morti e costrinsero 140mila Rohingya a cercare rifugio in squallidi campi di sfollati che esistono tuttora.

Nonostante la pressione internazionale sul nuovo governo formato da Aung San Suu Kyi, le autorità birmane continuano a ignorare le richieste di maggiori diritti della comunità Rohingya, privati della cittadinanza e considerati dai birmani niente più che immigrati clandestini provenienti dal Bangladesh.

Native

Articoli correlati