Siria, la tregua violata e gli aiuti che non arrivano
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Siria, la tregua violata e gli aiuti che non arrivano

Da lunedì tregua non rispetata 60 volte da parte dei ribelli. Intanto i camion Onu con medicine e cibo sono bloccati al confine turco.

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14 Settembre 2016 - 18.55


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Nelle ultime 48 ore, dall’entrata in vigore del cessate il fuoco lunedì, la tregua è stata violata 60 volte, spiegano i militari russi.

Intanto gli aerei russi hanno bombardato le postazioni dell’Isis a nord di Palmira. Nei raid sono stati uccisi 250 jihadisti dello Stato Islamico e distrutti 15 camion armati con lancia razzi. Lo ha reso noto il vice capo di stato maggiore Viktor Poznikhir, citato dalle agenzie russe. Si tratta dei primi raid rivendicati dalla Russia dall’inizio della tregua, da cui sono esclusi lo Stato Islamico e il Fronte Fateh al Sham (ex Fronte al Nusra, filiale siriana di al Qaida). “Abbiamo rilevato che il regime di cessate-il-fuoco non è pienamente applicato. A questa mattina, il numero di violazioni da parte dei ribelli era sessanta”, ha ancora affermato il generale.

La sospensione dei combattimenti dovrebbe consentire l’invio di aiuti umanitari alle centinaia di migliaia di persone che vivono nelle zone sotto assedio, in particolare in quelle ribelli di Aleppo. Che però stentano ad arrivare. 

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Mosca e Washington cercano attraverso la tregua una ripresa dei negoziati tra regime e ribelli per mettere fine al conflitto, che ha provocato la morte di oltre 300mila persone in cinque anni, secondo un bilancio pubblicato dall’Osdh (Osservatorio siriano dei diritti umani).

La telefonata. Sono avvenuti nuovi contatti per l’estensione del cessate il fuoco fra militari russi e americani in Siria. Le fonti militari russe hanno fatto trapelare che Mosca è favorevole all’estensione della tregua di altre 48 ore.  

Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov nella conversazione telefonica con il Segretario di Stato americano John Kerry ha sottolineato la necessità di separare al più presto l’opposizione moderata siriana da Jabhat al-Nusra. “Le parti – recita il comunicato del ministero – hanno discusso i progressi sull’attuazione dell’accordo Russia-Stati Uniti del 9 settembre sul consolidamento del cessate il fuoco in Siria, l’organizzazione dell’accesso umanitario e la lotta comune contro i terroristi da Jabhat al-Nusra e Isis. “Lavrov ha sottolineato la necessità di una rapida realizzazione della promessa degli Stati Uniti di arrivare a una separazione fra le forze di opposizione moderate e Jabhat al-Nusra, compresi quei gruppi che si sono praticamente fusi con questa divisione di Al Qaeda”, si legge nella nota.

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Gli aiuti non arrivano. I camion delle Nazioni Unite con cibo e medicinali per 40mila civili siriani sono ancora bloccati al confine turco a due giorni dall’entrata in vigore del cessate il fuoco in Siria. Lo ha riferito il sito della Bbc, evidenziando come la consegna degli aiuti alle popolazioni stremate delle aree sotto assedio, come la zona orientale di Aleppo, fosse il primo obiettivo con l’inizio della tregua.

Ieri Jens Laerke, portavoce dell’Ufficio Onu per gli affari umanitari (Ocha), ha spiegato che le Nazioni Unite sono pronte a consegnare aiuti alla popolazione siriana, ma i convogli umanitari resteranno fermi finché non saranno garantite le condizioni di sicurezza per gli operatori. Il regime del presidente Bashar al-Assad, inoltre, ha annunciato che permetterà solo agli aiuti concordati con lo stesso regime o l’Onu di raggiungere Aleppo.

L’accusa. Il portavoce dell’Onu, David Swanson, ha accusato alcuni “gruppi armati”, tra cui fazioni ribelli che si trovano all’interno della stessa Aleppo, di non permettere la consegna di aiuti nella città assediata per “fini politici”. Queste fazioni, ha sottolineato il portavoce citato dal sito del Telegraph, rifiutano di far entrare gli aiuti che transitano attraverso le zone in mano al regime.

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“Per noi – ha affermato Swanson – la sfida è accertare che tutti i protagonisti del conflitto siano sulla stessa lunghezza d’onda. Se un elemento della catena non lo è non possiamo procedere”.

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