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Repressione in Turchia: arrestato il rappresentante di Reporters Sans Frontières

Partecipò con altri ad una campagna del quotidiano filo-curdo Ozgur Gundem. Rsf: Vergognoso e aberrante.

Erol Önderoglu
Erol Önderoglu

globalist

20 Giugno 2016 - 22.57


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Un tribunale di Istanbul ha deliberato l’arresto preventivo e la custodia cautelare in carcere del rappresentante di Reporters Sans Frontières in Turchia, Erol Önderoglu, della docente universitaria e presidentessa della Fondazione dei Diritti dell’Uomo (Tihv) Sebnem Korur Fincanci e dello scrittore Ahmet Nesin. Per tutti l’accusa è di propaganda terroristica a seguito della partecipazione, il mese scorso, a una campagna di solidarietà a favore del quotidiano filo-curdo Ozgur Gundem.

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In maggio, Önderoglu, Nesin e Fincanci avevano simbolicamente assunto la direzione del giornale, da anni nel mirino delle autorità. Iniziativa che aveva determinato l’avvio del procedimento giudiziario a loro carico. Raggiunto telefonicamente poco prima dell’udienza, Önderoglu ha raccontato: “Il pubblico ministero che ci ha interrogato ha chiesto la nostra incriminazione e il nostro arresto per propaganda terroristica” a favore del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk). Dopo il verdetto, dura reazione su Twitter di Rsf. “Vergognoso e aberrante, incredibile picco negativo per la libertà di stampa in Turchia”.

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A Erol Önderoglu, rappresentante di Rsf in Turchia dal 1996, e ai due intellettuali, la corte ha contestato in particolare tre articoli dedicati alla lotta intestina in corso tra diverse componenti delle forze di sicurezza del Paese e alle operazioni in corso contro i separatisti curdi del Pkk nel sud-est. All’esterno del tribunale di Istanbul, sfidando la repressione, si è presentato un centinaio di sostenitori, le cui immagini hanno viaggiato sulle reti social. Appreso dell’arresto, la folla ha scandito un preciso slogan: “Non cederemo alle pressioni”.

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Erol Önderoglu (a destra) con la professoressa Sebnem Korur Fincanci e lo scrittore Ahmet Nesin

Foto: Erol Önderoglu (a destra) con la professoressa Sebnem Korur Fincanci e lo scrittore Ahmet Nesin  

Önderoglu, Nesin e Fincanci vanno ad aggiungersi alla lunga lista dei giornalisti, degli scrittori e degli intellettuali perseguiti dalla magistratura turca in osservanza di una legge antiterrorismo che calpesta apertamente la libertà d’espressione e colpisce in particolare la stampa scomoda per le smanie autoritaristiche del presidente Recep Tayyp Erdogan.

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Tra le clausole dell’accordo sull’accoglienza in Turchia dei profughi siriani accampati nelle isole greche, la Ue ha inserito la richiesta ad Ankara di rivedere quella legge per adeguarla agli standard democratici richiesti a un Paese che ambisce a entrare nell’Unione e che, nell’immediato, punta a far viaggiare i suoi cittadini in Europa senza dover richiedere un visto. Ma Erdogan non perde occasione per far comprendere al suo interlocutore, con parole ma soprattutto fatti, che quella legge non si tocca. E su quel braccio di ferro, più che sulla denuncia di Amnesty International, la tenuta dell’accordo Ue-Turchia sui profughi siriani sembra destinato a franare.

L’arresto di Önderoglu ha anche il sapore della vendetta contro Rsf. Nella classifica sulla libertà di stampa per il 2016 stilata dall’organizzazione con sede a Parigi, la Turchia occupa la 151ma posizione sui 180 Paesi presi in considerazione. Non poteva di certo aspirare a un piazzamento migliore la dubbia democrazia della Turchia di Erdogan, Paese laico sempre più simile a un regime islamo-conservatore. Mentre la priorità di Erdogan, al potere con il partito Akp dal 2002, è il varo di un presidenzialismo che senza contrappesi rischierebbe di trasformarsi in potere assoluto. Erdogan, che usa il “nemico in casa”, la minoranza curda, come passepartout per arrivare a colpire chiunque voglia ostacolarlo.

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Dai deputati del partito filo-curdo Hdp che non godono più dell’immunità parlamentare alla stampa indipendente, tutti corrono il rischio di essere accusati di collaborazionismo con i terroristi del Pkk. Come Can Dündar, redattore capo di Cumhuriyet, condannato lo scorso maggio a cinque anni e dieci mesi di reclusione per “divulgazione di segreto di Stato”. Dove il segreto era quello che copriva la fornitura di armi ai jihadisti nella Siria dell’odiato Assad, portato allo scoperto da un video pubblicato da Cumhuriyet.

Dündar per il momento resta in libertà in attesa del verdetto d’appello. Alla notizia dell’arresto di Önderoglu,

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il giornalista ha scritto su Twitter, partendo dallo slogan intonato dai sostenitori del rappresentante di Rsf: “Qui la questione non è questione di cedere (alle pressioni, ndr). E’ che dobbiamo subito riprendere la battaglia e sostenere Özgür Gündem”.

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