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Bosnia, si ribella anche il vescovo: "Basta con Dayton"

Perfino il capo dei cattolici bosniaci lancia un appello a Uw e Stati Uniti per rivedere gli accordi che continuano a paralizzare il Paese: "Toglieteci questa camicia di forza"

Bosnia, si ribella anche il vescovo: "Basta con Dayton"

redazione

6 Novembre 2014 - 08.45


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Gli accordi di Dayton, che diciannove anni fa misero fine alla guerra civile in Bosnia chiudendo l’era dei massacri, hanno dato vita ad uno Stato che non può funzionare, ingessato com’é in un assoluto equilibrio fra etnie che non può condurre ad altro che alla paralisi. Se finora però tutti i costituzionalisti del mondo erano d’accordo su questa analisi, adesso il grido di dolore si alza da una fonte inattesa: Vinko Pulijc. arcivescovo di Sarajevo – un prelato che fino all’elezione di papa Bergoglio alcuni vedevano come candidato al soglio pontificio – lancia un appello all’ Unione europea ed agli Stati Uniti: “Liberateci da questa camicia di forza e modificate gli accordi di pace”.

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I complicatissimi giochi di equilibrio previsti dal trattato e dunque dalla Costituzione rendono impossibile il funzionamento dello Stato federale, che a sua volta é diviso fra l’entità croato-musulmana e quella della “Srpska Republika”, che tende a muoversi in forma autonoma. A giudizio dell’arcivescovo questo labirinto costituzionale finisce col penalizzare soprattutto la componente croata (che non a caso vorrebbe affrancarsi dalla collaborazione forzata con i musulmani per diventare autonoma come la serba) .

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L’arcivescobo Pulijc ha appena incontrato a Sarajevo la nuova ambasciatrice francese in Bosnia-Erzegovina, Claire Bodony, ed ha ripetuto che gli accordi di Dayton del 1995 hanno accordato alla Bosnia alcuni privilegi , e adesso da parte delle altre nazioni oggi è ipocrita chiedere di rinunciarvi. “L’Unione europea e gli Stati Uniti chiedono i politici in Bosnia-Erzegovina di mettersi d’accordo sul come Dayton, mentre invece a cominciare e risolvere i problemi per primo dovrebbe essere chi ha piazzato sulle nostre spalle”, dice il prelato. Pulijc avverte che “i croati cattolici stanno lentamente scomparendo, molti sono stati cacciati durante la guerra ed oggi ,sotto la pressione economica e politica ,tanti altri sono costretti ad andersene in misura sempre più massiccia”.

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“Oltre all’ingiustizia di Dayton, – continua l’arcivescovo di Sarajevo – alcuni ex alti rappresentanti in Bosnia-Erzegovina come Carlos Westendrop, Wolfgang Petrisch e Paddy Ashdown ha causato un’ingiustizia ancora più grande per il popolo croato. Siamo sopravvissuti 400 anni sotto la dominazione turca in questa regione, e adesso ci tocca sopravvivere ai tempi della torbida politica della comunità internazionale in Bosnia-Erzegovina “.

Secondo l’alto prelato, la comunità internazionale é la vera responsabile per la nascita del precedente governo della Federazione da cui sono stati esclusi i più forti partiti croati. Il vescovo inoltre descrive come disastroso il trattamento delle vittime delle inondazioni di maggio da parte dello Stato, oltre che di entità ed autorità locali.

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Il complicatissimo sistema di bilaciamenti previsto da Dayton e trasferito nella Costituzione bosniaca ha prodotto fra l’altro alcuni effetti grotteschi: fra questi, la formazione di un’ Orchestra nazionale che non si è mai esibita dovendo essere formata per legge da un numero triplo di tamburi, ottoni o stumenti a fiato, oppure l’ esistenza di oltre 300 “ministri” fra livelli federale, entitario e cantonale.

Fonte: Agenzie

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