Per il Papa la Cina è vicina, timori per Iraq e Ucraina
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Per il Papa la Cina è vicina, timori per Iraq e Ucraina

Il Santo Padre domina la scena mondiale. Si conferma la sua carica fortemente innovatrice e la presa efficace di questo pontificato.

Per il Papa la Cina è vicina, timori per Iraq e Ucraina
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18 Agosto 2014 - 19.54


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di Nuccio Fava

Accade spesso sotto Ferragosto quando il Palazzo è sostanzialmente fermo, che commentatori e analisti si arrovellino su materie da tempo sul tappeto, ma prive di significativi sviluppi. Accade per la grossa questione dei rapporti con la Ue, nel periodo di presidenza dell’Italia con indiscrezioni e presunte certezze spacciate per novità e dati di fatto incontrovertibili.

In qualche misura accade la stessa cosa per i gravi conflitti in corso, dove analisti e opinionisti di altro segno commentano e approfondiscono su giornali e tv. La tesi prevalente diventa l’insufficiente e tardiva azione degli Usa e la responsabilità di Obama incapace di una strategia globale e tentato, comunque in ritardo, di interventi limitati ai conflitti regionali. Sarebbe però difficile spiegare la messa in sicurezza della diga di Mossul e la non interruzione del corso dell’Eufrate che certo i curdi da soli non avrebbero potuto realizzare, né l’efficacia delle decisioni parziali e tardive comunque assunte finalmente con convergenza unitaria dell’Europa. La caratteristica principale di questi cosiddetti conflitti regionali sta proprio nel fatto che sono tra loro collegabili e rappresentano pertanto il rischio di un ampliamento bellico sempre più generale.

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Ma chi domina la scena mondiale è papa Francesco che ha fatto della sua visita nella Corea del sud un elemento strategico non solo apostolico e religioso, ma di apertura dal significato anche politico nei confronti dell’immenso pianeta Cina e di tutto il continente asiatico. L’auspicio ribadito dal Papa, anche durante il viaggio di ritorno, di rapporti diplomatici tra la Cina e la Santa Sede resterà di portata storica.

Anche perché primi segnali positivi sono pervenuti dai governanti cinesi: hanno concesso per la prima volta all’aereo papale di sorvolare i cieli della Cina e hanno risposto ringraziando per i saluti e gli auguri di felicità e progresso al popolo cinese. Papa Francesco ha anche affrontato con semplicità e coraggio il problema della unificazione delle due Coree, separate da tensioni, provocazioni e avvertimenti missilistici da oltre 60 anni.

Ma al Papa sta ovviamente a cuore soprattutto il rinnovamento spirituale profondo del cristianesimo in Asia basato sull’autenticità della testimonianza e sull’apertura costante al rispetto e al dialogo con le altre religioni e culture. Il cristianesimo non è una forza politica, ha detto il Papa, né un centro di potere per esibire sfarzo e successo sociale. Ricordando la santificazione dei tanti martiri sud coreani che hanno scelto di sacrificare la vita per restare fedeli al vangelo, il Papa ne ha sottolineato l’alto significato anche sociale e politico, fondato —- deve sapere contagiare liberamente gli altri per la sua carica inesauribile di attenzione e di accoglienza dei poveri e dei più umili.

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Si conferma quindi la carica fortemente innovatrice e la presa efficace di questo pontificato nei confronti di un numero sempre più vasto di fedeli unitamente all’attenzione crescente che il suo ministero esercita in tutto il mondo.

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