Chi sapeva recitare la Shahada (il credo islamico) era salvo; chi non lo sapeva, veniva ammazzato. Lo hanno riferito diversi testimoni della strage nel centro commerciale Westgate di Nairobi, che ha provocato almeno 69 morti e 63 dispersi. È sotto assedio da tre giorni.
Le registrazioni delle telecamere di sicurezza rivelano che sono una decina gli aggressori coinvolti nell’attacco: armati con granate, fucili e pistole, gli uomini hanno preso d’assalto il centro commerciale sia dall’entrata principale che da quella sul retro.
Il gruppo più numeroso ha attaccato il cafè con armi da fuoco e granate. Altri quattro uomini sono entrati nel parcheggio dopo aver sparato ad una guardia, hanno proseguito fino al tetto e lì hanno lanciato due granate – di cui solo una è esplosa – verso una folla di persone che stava partecipando alla festa organizzata dalla stazione radio locale. Dopo aver forzato la porta con i fucili, i quattro aggressori sono entrati nel centro commerciale e hanno incominciato a uccidere clienti e personale.
Prima di sparare, gli assalitori ordinavano alle persone di recitare la shahada (“Testimonio che non c’è divinità se non Allah e testimonio che Muhammad è il suo messagero”). Chi non lo faceva, veniva freddato. Le registrazioni mostrano inoltre gli assalitori sparare delle raffiche di colpi sulle porte dei bagni. Quando i due gruppi di aggressori si sono riuniti, alcuni si sono ritirati verso i cinema dell’ultimo piano, ed altri sono entrati nella stanza di controllo del centro commerciale.