Iran: Rohani è il nuovo presidente
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Iran: Rohani è il nuovo presidente

Ha promesso nuovi passi per arrivare alla revoca delle sanzioni antinucleari. Assente alla cerimonia, l'ex-presidente iraniano Seyyed Mohammad Khatami.<br>

Iran: Rohani è il nuovo presidente
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3 Agosto 2013 - 17.38


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Hassan Rohani ha assunto oggi formalmente l’incarico di presidente dell’Iran al termine di una cerimonia di investitura guidata dal supremo leader religioso della Repubblica islamica, l’ayatollah Ali Khamenei. Il 64enne neo presidente, considerato un moderato, dovrà cercare di tirar fuori il paese dalla crisi economica e dall’isolamento in cui è precipitato in seguito alle controverse politiche del suo predecessore, Mahmoud Ahmadinejad.

Rohani è stato eletto lo scorso 14 giugno. La Guida suprema iraniana, Ali Khamenei, nel corso di una cerimonia ufficiale ha avallato il voto cui domani seguirà il giuramento di Rohani in parlamento. Il neo presidente ha promesso “nuovi passi” per arrivare alla “revoca” delle sanzioni antinucleari tutelando però gli “interessi nazionali”.

Israele rappresenta una vecchia “ferita” che va mondata, “un corpo estraneo da estirpare”. Queste le sue parole, ieri alla vigilia del suo insediamento. “Il regime sionista – ha detto Rohani – è una ferita inflitta da anni sul corpo del mondo musulmano che va mondata”. Non si è fatta attendere la replica del premier israeliano Benyamin Netanyahu: “Il vero volto di Rohani è stato svelato prima ancora di quanto si prevedesse. In Iran il presidente è cambiato, ma non cambiano gli obiettivi del regime: ottenere armi nucleari per minacciare Israele, il Medio Oriente e il mondo intero”.

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Assente alla cerimonia di insediamento, si presume perché non invitato, è stato l’ex-presidente iraniano e capo del partito riformista Seyyed Mohammad Khatami. Osservando le immagini della tv che a più riprese ha inquadrato i dignitari presenti in sala “Imam Khomeini” nel palazzo della Guida suprema Ali Khamenei, spiccava l’assenza dell’ex-capo di governo (1997-2005) che pur aveva dato il proprio appoggio a Rohani rimettendo in gioco i democratici dopo l’emarginazione seguita alle proteste contro il presidente Mahmud Ahmadinejad del 2009.

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