Rete Disarmo: le armi non porteranno pace in Siria
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Rete Disarmo: le armi non porteranno pace in Siria

L’Ue decide di cancellare l’embargo di armi verso la Siria martoriata dalla guerra civile, dando la possibilità ai paesi membri di fornire armamenti ai ribelli in lotta con Assad.

Rete Disarmo: le armi non porteranno pace in Siria
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28 Maggio 2013 - 16.26


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Ancora una volta la comunità internazionale ritiene di risolvere gravi situazioni di conflitto non attraverso la via diplomatica e negoziale, ma attraverso l’uso delle armi. L’allentamento dell’embargo di rifornimenti di armi da parte dell’UE alle forze anti-Assad, voluto in primis dalla Gran Bretagna e dalla Francia, che da tempo premevano in tal senso, conferma la difficoltà di una linea omogenea e condivisa nell’Unione in questo specifico ambito, come è già avvenuto nella vicenda libica.

Le forti contrarietà e perplessità da parte di diversi partner in tale prospettiva hanno portato di fatto ad una decisione pilatesca, per cui ogni Governo è libero di decidere come vuole, di fatto rendendo vana la norma comunitaria sulle esportazioni di tecnologia ed equipaggiamenti militari, la Council Common Position2008/944/CFSP dell’8 Dicembre 2008, che le consente in base ad una serie di criteri, che in questo caso ignorati, cioè i criteri 2 (rispetto dei diritti umani) e 3 (esistenza di tensioni e conflitti armati). Infatti, ad esempio, lo stesso governo austriaco aveva messo in guardia i propri partner europei contro un’eventuale intenzione di fornire ai ribelli siriani materiali d’armamento, ritenendo che tali forniture rappresentassero “una violazione del diritto internazionale e delle leggi fondamentali dell’Unione europea” oltre che “dei principi della Carta delle Nazioni Unite in materia di non-intervento e uso della forza”, come ha riportato “Die Presse”.

 
Non va dimenticata l’opposizione sinora dimostrata anche da parte dell’amministrazione Obama, che sinora ha ufficialmente rifiutato il rifornimento di armi alle forze di opposizione ad Assad, anche per l’evidente preoccupazione relativa alla possibilità (se non certezza) che tali armi finissero in mano alla componente armata islamica radicale come Jabbat al-Nusra, affiliato ad al-Qaeda, ad oggi probabilmente la più organizzata e forte nel conflitto siriano, o come Ahrar al-Sham, composta per lo più da siriani.

Colpisce ancora di più il fatto che l’Ue sia stata tra i paesi che più hanno volto l’approvazione dell’Att Arms Trade Treaty, recentemente approvato dall’Onu e teso proprio ad evitare che le armi vadano ad aggravare situazioni di tensione o di conflitto.

Il ministro degli Esteri italiano, Emma Bonino, bolla come “momento non glorioso” l’apertura dell’Ue alla vendita di armi e chiarisce: proporrò che l’Italia non lo faccia. Bonino critica anche le posizioni della responsabile della politica estera europea Ashton sottolineando che «presentare solo opzioni e non una proposta su cui lavorare non aiuta…» e avverte: prima che si svolga davvero la conferenza di pace sulla Siria «la strada è ancora lungà. Le difficoltà, secondo la Russia, nascono soprattutto dall’incapacità dell’opposizione siriana di designare i propri rappresentanti.

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