La nuova Libia e la nuova al-Qaida
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La nuova Libia e la nuova al-Qaida

Una riflessione sulla guerra e su tutti i retroscena. Per capire cosa si cela dietro l'attacco all'ex colonia italiana.

La nuova Libia e la nuova al-Qaida
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7 Ottobre 2011 - 23.45


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di Lorenzo Declich

Gianni Cipriani ha scritto “[url”La Nato aiuta Al Qaeda: le verità nascoste di Libia””]http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=2466&typeb=0&La-Nato-aiuta-Al-Qaeda-le-verita-nascoste-di-Libia[/url] argomentando.

Aggiungo qualcosa anch’io. I famosi “sproloqui” di Gheddafi padre e figlio (Sayf al-Islam) sulla possibile “alleanza” con al-Qaida trovano un riscontro reale nel fatto che, secondo la Cnt e secondo le analisi degli esperti militari, all’appello mancherebbero 12.500 missili Sam 7 di fabbricazione sovietica che dovevano essere nei depositi militari di Gheddafi. Dove sono finiti? L’ipotesi principale è che alcuni 007 di Gheddafi, vista l’imminente fine del regime, abbiamo pensato bene di fare cassa e li abbiano venduti ad alcuni gruppi legati ad Al Qaeda del Niger. Una vendita last minute, prima di scappare.


Quei missili scomparsi.
La vicenda dei Sam 7 è lunga e, ovviamente, non si hanno conferme. Tuttavia la notizia è rimbalzata più volte nei media in diverse forme. A marzo il Presidente del Chad, Idriss Deby Itno, si diceva sicuro che missili rubati agli arsenali di Gheddafi fossero stati venduti ad al-Qaida nel Maghreb Islamico e che nel Ténéré, in Niger, quell’organizzazione si stava strutturando come un vero e proprio esercito. Ad aprile un ufficiale algerino diceva che i missili erano stati venduti ad al-Qaida nel Maghreb Islamico in Mali. A luglio Richard Ots, direttore dell’ufficio di Nouackhott dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni dell’Onu confermava la cosa.


Succursali di al-Qaida.
Come scrivevo su Limes qualche tempo fa, AQMI è stanziata principalmente in un’area che comprende sud dell’Algeria, Niger e Mali, uno di quei cosiddetti haven (rifugi) – vedi ad esempio le remote province dello Yemen in cui è presente al-Qa`ida nella Penisola Araba – dove i controlli dei paesi sovrani non riescono ad arrivare. Gli esperti la considerano una sorta di “fanalino di coda” fra tutte le affiliate di al-Qa`ida: i suoi capi non hanno rilievo ideologico e le sue attività non vengono ritenute degne di nota a livello centrale. La sua attività, comunque, è spesso associata al contrabbando e ai rapimenti, tanto che alcuni osservatori considerano AQMI poco più che una banda di briganti.

Sotto falsa bandiera. Altri denunciano operazioni di false flag condotte da algerini, americani e inglesi: i primi opererebbero in questo modo per garantirsi l’appoggio americano – la cui AFRICOM è relegata a Berlino – i secondi e i terzi per entrare in Africa con “la scusa” di al-Qa`ida. In un contesto in cui i francesi sono già nell’area: alla fine di ottobre un messaggio attribuito a Osama Bin Laden era dedicato tutto al rapimento di AQMI dei tecnici di Areva e Satom (gruppo Vinci), impegnati nell’estrazione di uranio in Niger e alla condanna della politica francese, che lo scorso settembre aveva spedito un centinaio di militari specializzati nella lotta al terrorismo e aerei di ricognizione e combattimento al seguito dell’esercito mauritano che muoveva un’offensiva in Mali contro la branca alqaidista in Africa.

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Filiali operative.
AQMI, in continuità con gli obbiettivi di al-Qa`ida “centrale”, tifa per i rivoltosi e si è dichiara in tal senso ma, poiché opera su obbiettivi locali, invita gli stessi a “non fidarsi” perché nei territori in cui è stanziata conduce una battaglia proprio contro chi oggi sta bombardando la Libia. Parallelamente nel contesto libico, dove potrebbe avere un’operatività – e forse già ce l’ha – nel campo degli insorti, al-Qa`ida “centrale” non ha nulla da perdere anzi, tutto da guadagnare, dall’ombrello ONU e della no-fly zone.


Alleanze strumentali.
La cosa – e questo è il punto critico – non è in contraddizione con una alleanza di comodo, temporanea, di AQMI con Gheddafi, nell’ottica di riguadagnare terreno in quell’area a sud della Libia – compreso il Ciad che è la “porta” di Gheddafi verso l’Africa e gli assicura i rifornimenti – che da diversi anni è negli obbiettivi di Americani, Inglesi e Francesi. Dopotutto, dal punto di vista di al-Qa`ida , nulla vieta di combattere contro Stati Uniti e NATO nell’area di pertinenza dell’AQMI e contro Gheddafi insieme agli insorti in Libia.

Armi per tutti. A questo si deve aggiungere che in quelle aree è in atto la “Operation Enduring Freedom-Trans Sahaara”, un’operazione di counterterrorism americana di stanza a Gao. E che quella che ho chiamato “alleanza” potrebbe essere, semplicemente, una vendita di armi: i Gheddafi possono aver detto di volersi alleare con “al-Qaida” (senza specificare quale branca) una volta constatato che alcune armi erano arrivate all’AQMI. Oppure possono aver deliberatamente deciso di vendere armi all’AQMI. Non posso, ovviamente, rispondere all’implicita domanda, né non rilevare l’ambiguità del tutto, uscendone con un grosso punto interrogativo.

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Tuareg con Gheddafi. Da chi sono stati venduti questi missili presumibilmente prelevati dagli arsenali che si trovavano nei territori “liberati”? Si tratta di gheddafiani in fuga? Di una strategia gheddafiana? Di qualcun altro, magari personaggi legati al “nuovo corso” libico o in relazioni di qualche genere con i vari generi di “islamisti” presenti nelle fila degli (ex)insorti? In questo contesto si inserisce l’assassinio in Mali del leader Tuareg anti-maliano Ibrahim al Bahanga, coinvolto da tempo nel contrabbando di armi dalla Libia e che, secondo diverse fontidel 7 marzo 2011, si alleava a Gheddafi con una milizia internazionale (ma tuareg, suppongo) di 20mila uomini (il numero è probabilmente esagerato).

Tra Mali e Niger. Umberto Mazzantini di Greenreport.it scrive: “Il sospetto è che, approfittando del caos in Libia, [Ibrahim ag Bahanga] si fosse procurato molte armi e che avesse stretto accordi con Al Qaeda del Maghreb islamico (Aqmi) proprio per trafficarle. Solo pochi giorni prima della sua morte fonti dei servizi di sicurezza del Mali lo avevano accusato di aver ricevuto almeno 50 veicoli armati dalla Libia. Quello che è certo è che il 25 agosto una colonna di almeno 10 veicoli armati capeggiata da Ag Bahanga è entrata in Mali dal sud-ovest della Libia, passando dalla frontiera col Niger, poi il capo dei ribelli è morto nell’oscuro incidente.

Anche narcotraffico. “…Fonti militari maliane escludono che Ag Bahanga possa essere stato liquidato o tradito dai narcotrafficanti con i quali si era alleato in passato, ma il giornale algerino Al Watan fa l’ipotesi di un possibile complotto tra esercito del Mali ed Al Qaeda per sbarazzarsi di un guerrigliero diventato troppo scomodo […]”. Torniamo a quanto scritto da Cipriani: “Tra coloro che hanno preso le armi contro Gheddafi ci sono anche numerosi combattenti che si ispirano al salafismo e che fanno parte di gruppetti che al momento sono rimasti fuori sia dal governo provvisorio sia dai governi locali. Utili prima e pericolosi adesso”.

I salafiti di Tripoli. Tra questi c’è il capo, Suffian detto al Gomma, che è stato recentemente arrestato dagli uomini della Cnt e portato a Bengasi per essere interrogato. Lo sospettavano di avere la disponibilità di alcuni di quei missili, che sarebbero stati nascosti nella zona di Darnah, cittadina della parte orientale del paese. L’interrogatorio di Suffian non ha portato a nulla di utile sulla risoluzione del giallo. Ma l’uomo ha detto che, se lasciato libero, andrà via dalla Libia per combattere in Afghanistan. Dentro la Cnt si interrogano: qualcuno vorrebbe uccidere Suffian e quelli come lui. Altri si oppongono temendo una accelerazione di una nuova guerra civile che sembra alle porte […]

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Da Guantanamo. Suffia detto al Gomma non è altri che Abu Sufian Ibrahim Hamuda Bin Qumu, uno dei due quaidisti libici di Guantanamo, consegnati dagli americani a Gheddafi. Uno che, insieme all’altro guantanamero – Muhammad Mansur Al-Rimi di Bengasi – era affiliato del Libyan Islamic Fighting Group e contemporaneamente era qaidista, cosa che non si può dire di tutti coloro che in questi mesi sono stati indicati come “jihadisti” (vedi in fondo i link) e che oggi sono amici del Qatar (vedi Il Qatar e la Libia su Foreign Affairs, Il Qatar e la Libia: annessione in corso, LIFG, Talebani, al-Qaida e Osama bin Laden (Thierry Meyssan e il supercomplottone).

Milizie afghane. Che il CNT l’abbia preso e portato a Bengasi per interrogarlo non è di secondaria importanza, anzi. Altro punto sollevata da Cipriani: Con il silenzio-assenso della Cnt, a Tripoli si è formata una milizia irregolare incontrollabile e ben armata composta da circa 200 uomini, alcuni dei quali veterani dell’Afghanistan. La Cnt ha di fatto delegato a questo gruppo il controllo dell’ordine pubblico in alcune aree di Tripoli. Ma non mancano i rischi: i 200, per quanto filo qaedisti, cercano di dissimulare la loro posizione. E l’allarme (inascoltato) lanciato dagli osservatori più attenti è che esponenti dei gruppi filo-qaedisti e salafiti cerchino di entrare, anzi di infiltrarsi, nei nuovi ranghi dell’esercito e dei servizi segreti.


Modello Pakistan.
Se così avvenisse ci verificherebbe una situazione modello Pakistan, dove una parte dell’Isi è alleata dell’occidente e l’altra la combatte. Situazione potenzialmente esplosiva. Su questo bisognerà avere maggiori informazioni, ma la cosa è di estrema rilevanza. Qui rilevo soltanto che altri qaidisti veri, probabilmente reduci dall’Iraq, sono presenti anche a Bengasi e forse sono coinvolti nell’assassinio del generale del CNT, Abd elFattah younis.

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