La notizia che Leone XIV sarebbe stato operato a causa di un nodulo al polmone è partita domenica 11 ottobre da piazza San Pietro, e a darla è stato il Papa in persona. In poche ore era arrivata all’agenzia russa Tass e ad Al Jazeera, all’agenzia turca Anadolu, ai siti in lingua persiana e ai portali cinesi. Martedì sera, quando il bollettino medico ha dato un nome alla malattia, un adenocarcinoma polmonare, la diagnosi era già stata tradotta nelle lingue di tutte le capitali che contano negli equilibri del mondo.
Colpisce il tono. La Tass ne ha scritto in termini clinici, senza una parola sul ruolo della Santa Sede nella guerra in Ucraina. Nei giornali arabi è stata raccontata come una notizia medica. In Cina un portale ha ricordato il giovane missionario agostiniano che nel 1985, in Perù, si ammalò di tifo, e ne uscì deciso a restare.
A fare il collegamento politico è stato un quotidiano saudita. Ha ricordato che da febbraio, da quando Stati Uniti e Israele sono in guerra con l’Iran, Leone è diventato uno dei critici più in vista di quel conflitto, fino allo scontro pubblico con Donald Trump. In aprile il presidente iraniano gli aveva scritto per condannare gli attacchi ricevuti. In poco più di un anno il vescovo di Roma è diventato un interlocutore anche per governi che non ne riconoscono l’autorità religiosa.
Nelle prime quarantotto ore Mosca, Pechino, Teheran e il Golfo hanno taciuto. Hanno parlato due Paesi in guerra. Zelensky ha augurato al Papa una piena guarigione e lo ha ringraziato per i suoi appelli a una pace dignitosa e duratura. Il presidente israeliano Herzog ha mandato gli auguri «dalla città santa di Gerusalemme». Da Gaza è arrivata soltanto la voce della parrocchia cattolica, che prega per un Papa che continua a pregare per lei. Ognuno ha letto la malattia dalla propria linea del fronte.
La salute di un leader religioso diventa una questione geopolitica quando la sua voce pesa su guerre ancora in corso. Martedì notte, in redazioni di Paesi che si contraddicono su quasi tutto, si è seguita la stessa notizia fino all’ultimo bollettino. La domanda era una sola: come sta l’uomo che continua a chiedere la pace?