Papa Leone XIV a Napoli, l’abbraccio degli ultimi: migranti, poveri e detenuti al centro della visita
Top

Papa Leone XIV a Napoli, l’abbraccio degli ultimi: migranti, poveri e detenuti al centro della visita

L’arrivo di Papa Leone XIV a Napoli assume fin da subito il volto di una città che vuole presentarsi al Pontefice attraverso le sue ferite sociali, le periferie e gli ultimi.

Papa Leone XIV a Napoli, l’abbraccio degli ultimi: migranti, poveri e detenuti al centro della visita
Papa Leone XIV
Preroll

globalist Modifica articolo

8 Maggio 2026 - 19.44


ATF

Non sarà soltanto una visita pastorale. L’arrivo di Papa Leone XIV a Napoli assume fin da subito il volto di una città che vuole presentarsi al Pontefice attraverso le sue ferite sociali, le periferie e gli ultimi. Migranti, poveri, detenuti, donne vittime di violenza e persone fragili saranno infatti al centro dell’incontro in programma in piazza del Plebiscito, dove migliaia di fedeli accoglieranno il Papa nel primo anniversario della sua elezione.

Napoli si prepara così a vivere una giornata che intreccia fede e questione sociale, con una forte attenzione agli emarginati. Ad attendere Leone XIV ci saranno “i poveri, i migranti, i carcerati, i disabili, gli orfani, le donne vittime di violenza”, ha spiegato don Federico Battaglia, coordinatore dell’Ambito Prossimità della diocesi. Una scelta che restituisce il senso profondo della visita e del messaggio che la Chiesa napoletana vuole lanciare.

“Dal grido dei poveri vogliamo riconoscere la direzione di questo cammino”, ha affermato il sacerdote, sottolineando come la presenza del Pontefice possa contribuire a “rompere il muro dell’isolamento”.

Leggi anche:  Papa Leone XIV replica a Trump: "La missione della Chiesa è annunciare il Vangelo"

Il Papa arriverà da Pompei e atterrerà alla Rotonda Diaz prima di raggiungere il Duomo di Santa Maria Assunta e poi piazza del Plebiscito, dove sono attese circa 25mila persone, tra cui almeno duemila giovani. Ma il cuore simbolico della giornata sarà soprattutto l’incontro con chi vive ai margini.

Nel Duomo gli operai sono al lavoro per gli ultimi preparativi: sedie blu, maxischermi e striscioni accompagneranno una città che vuole mostrarsi al Pontefice “a braccia aperte”. Rossella Cuomo, giovane responsabile della segreteria della curia per la visita, ha spiegato: “Mostreremo al Papa il nostro volto migliore, quello dell’accoglienza”. Poi aggiunge: “Lo aspettiamo davvero a braccia aperte, in attesa di un messaggio forte specialmente per la pace, di cui sentiamo bisogno per il nostro futuro”.

Sulla facciata del Duomo campeggia la scritta “Benvenuto Papa Leone”, accanto all’opera dell’artista statunitense Obey con il messaggio “Peace is power”, quasi a voler sintetizzare il clima di una città che guarda alla visita come a un’occasione di speranza e riconciliazione.

Leggi anche:  Rubio incontra Papa Leone dopo le tensioni con Trump: dialogo franco su guerra, Iran e critiche al Pontefice

Per il cardinale Domenico Battaglia la presenza del Papa rappresenta soprattutto un gesto umano e spirituale verso una città segnata da profonde difficoltà sociali. “La visita del Papa non è un evento soltanto istituzionale, ma un incontro d’amore”, ha dichiarato il porporato. “È come quando un padre torna a casa e trova i figli ancora in cammino”. Poi aggiunge: “È una carezza sulle sue ferite, ma anche una parola esigente che ci richiama alla coerenza, alla giustizia, alla custodia dei piccoli”.

La visita di Leone XIV si inserisce nella tradizione dei grandi viaggi papali a Napoli, da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI fino a Papa Francesco, che nel 2015 parlò apertamente di periferie, corruzione e speranza concreta. Stavolta però il segnale appare ancora più marcato: mettere gli ultimi al centro della scena pubblica e religiosa.

Tra i vicoli attorno al Duomo, l’attesa cresce di ora in ora. Raffaele, 37 anni, titolare di una rosticceria, racconta: “Io al Papa voglio regalare un pane, una forma di pane grande come quella che usava Gesù”. E aggiunge: “E se ci riesco gli chiedo una benedizione, anzi due, una per me e una per mia figlia”.

Native

Articoli correlati