C'è un virus che ci piace: quello della solidarietà che le Cucine popolari stanno diffondendo in tutta Italia
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C'è un virus che ci piace: quello della solidarietà che le Cucine popolari stanno diffondendo in tutta Italia

Le Cucine Popolari inventate da Roberto Morgantini, l’ex sindacalista della Cgil dal cuore grande nominato da Mattarella “Commendatore della Repubblica” stanno diventando un esempio

C'è un virus che ci piace: quello della solidarietà che le Cucine popolari stanno diffondendo in tutta Italia
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Claudio Visani Modifica articolo

19 Gennaio 2024 - 00.57


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“Quando si mangia insieme si rimane insieme”. È la frase chiave di Old Oak, l’ultimo film di Ken Loach. La pronuncia l’oste TG Ballantyne con i clienti del vecchio pub riottosi con i nuovi vicini, i profughi siriani. “Questa è solidarietà non carità”, dice. Viene in mente quel film pensando alle Cucine Popolari inventate da Roberto Morgantini, l’ex sindacalista della Cgil dal cuore grande nominato da Mattarella “Commendatore della Repubblica”. Una solidarietà laica a quanto pare contagiosa.

Che si è consolidata a Bologna, dove le Cucine sono ora quattro, con 280 volontari che preparano e servono 600 pasti al giorno alle persone più fragili e dove l’obiettivo è arrivare a sei, una per quartiere. Si è allargata in Romagna con l’apertura della Cucina di Cesena (partita due anni fa poi travolta dalla disastrosa alluvione del maggio scorso e rinata da poco) e, dall’inizio del nuovo anno, di quella di Cervia. Sta prendendo forma progettuale a Santarcangelo di Romagna, a Modena e in altre città emiliane, ed ha già varcato i confini regionali sbarcando a Genova e a Ischia. 

Nella città dove sono nate con il logo del tortellino (Cucine Popolari Bologna Social Food) sono diventate punto di riferimento per una miriade di iniziative e ormai c’è la corsa a fare qualcosa con e per il vulcanico Morgantini, il “sindaco della solidarietà”. Per dare una mano alle Cucine – cresciute senza alcun finanziamento pubblico e che tutt’ora vivono solo di donazioni private e volontariato – si sono mobilitati in tanti: mondo economico, realtà associative, artisti famosi, l’intellighenzia cittadina.

Un circolo virtuoso che va dalla vecchietta che si presenta con la sporta di viveri o stoviglie, al forno che dona le rimanenze di pane, pizze e brioches; dal piccolo negozio e dalla grande distribuzione che ogni giorno riforniscono cuochi e magazzino di derrate alimentari, alle donazioni in denaro o beni di valore (le ultime, un assegno della Banca d’Italia e un Fiorino per il trasporto delle vivande, dal Rotary); dalle decine di sfogline e sfoglini che vanno a fare i tortellini, al panino o allo spettacolo “sospeso” per chi non se lo potrebbe permettere, ai pranzi e alle cene di autofinanziamento.

Una macchina complessa che consente di mettere a tavola o distribuire un pasto ai meno fortunati del quartiere di residenza vagliati dai servizi sociali, dal lunedì al venerdì (ma anche nelle festività più importanti), avviando contatti, relazioni, socialità. “Perché la nostra solidarietà non è un gesto di carità, è un percorso di vicinanza e inclusione contro la povertà e la solitudine, un modo di aiutare chi ha bisogno che arricchisce chi riceve ma anche chi dà”, ripete sempre il fondatore. Questo mentre la schiera dei nuovi poveri e dei soli cresce di giorno in giorno anche nella ricca Bologna, coinvolgendo sempre più spesso pure chi un lavoro e una casa ce l’ha.

L’ultima nata dall’esperienza bolognese, che è anche un bell’esempio di economia circolare e lotta allo spreco (non a caso tra i sostenitori di Morgantini c’è l’inventore di Last Minute Market, Andrea Segrè), è la “Cucina del Sorriso” di Cervia, inaugurata ufficialmente nei giorni scorsi dal sindaco della città Massimo Medri e dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini, con Morgantini a fare da testimonial.

Un progetto e una formula diversa che vede l’impegno finanziario diretto dell’ente pubblico, in collaborazione con la Cooperativa San Vitale e con altre realtà associative del Cervia Social Food, ma con le stesse finalità.

Una cucina nuova di zecca, una bella sala piena di luce, le sedie di legno impagliate e colorate, tavoli apparecchiati con le tovaglie di cotone, i piatti in ceramica, le posate d’acciaio, i bicchieri di vetro come al ristorante. Un ristorante particolare, aperto dal lunedì al sabato, dalle 12 alle 14, che accoglie gratuitamente i più bisognosi e, con un contributo di otto euro, anche chi, per varie ragioni, non può mangiare a casa o non vuole sentirsi solo. I cuochi della “Cucina del Sorriso” sono i cuochi professionali dei ristoranti di Cervia, che a turno, ogni giorno, guidano gratuitamente i volontari nella preparazione del pranzo, servito ai tavoli dai ragazzi con disabilità del centro socio-occupazionale Ikebana. 

Il progetto è completato da altre iniziative particolari. C’è l’emporio solidale, attivo già da alcuni anni a Cervia, dove le persone in maggiore difficoltà possono accedere gratuitamente a beni di prima necessità. C’è il Centro del riuso, convenzionato con Hera e Last Minut Market, che riporta a nuova vita mobili, elettrodomestici, attrezzature e oggetti dismessi ma ancora funzionanti.

C’è la Sartoria sociale Risvolto, che nel negozio gestito sempre dai ragazzi di Ikebana (dov’è attivo anche un laboratorio di sartoria) rimette in vendita i migliori abiti di seconda mano arrivati con la filosofia dell’economia circolare. E c’è perfino la farmacia letteraria, “Libridine”, che dà una seconda vita ai libri usati donati dai cittadini e raccolti dai volontari, un po’ come fanno a Bologna quelli dell’associazione Equi-Libristi. 

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