Nepal e Tibet travolti dall'alluvione: almeno 362 morti, oltre 1.400 dispersi. Tre italiani. 
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Nepal e Tibet travolti dall'alluvione: almeno 362 morti, oltre 1.400 dispersi. Tre italiani. 

Una violenta ondata di acqua e detriti ha travolto l’area tra Nepal e Tibet. All’origine della catastrofe il crollo di un ghiacciaio. Tre italiani risultano ancora irreperibili, altri due sono stati tratti in salvo.

Nepal e Tibet travolti dall'alluvione: almeno 362 morti, oltre 1.400 dispersi. Tre italiani. 
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27 Agosto 2026 - 17.23 Culture


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Una massa improvvisa di acqua e fango che scende dalle montagne e travolge tutto ciò che incontra. E’ ancora provvisorio il bilancio della catastrofe che ha colpito l’area tra il Nepal e il Tibet: almeno 362 persone sono morte e 1.400 risultano disperse. Secondo l’ultimo aggiornamento riportato dall’ANSA, 359 vittime sono state registrate sul versante nepalese e tre in quello cinese. Le ricerche proseguono mentre il numero delle persone coinvolte continua ad essere aggiornato dalle autorità dei due paesi. 

La piena ha seguito il corso del fiume Bhotekoshi, investendo le località a valle. Le dimensioni del disastro sono emerse progressivamente: nelle prime ore i bilanci parlavano di decine di vittime e centinaia di persone irraggiungibili, numeri cresciuti rapidamente con l’avanzare delle operazioni di soccorso. 

A chiarire l’origine dell’alluvione è stato l’Istituto geologico statunitense, che ha ricondotto la catastrofe al crollo di un ghiacciaio e alla conseguente colata di detriti. Nelle prime ore, gli scienziati nepalesi e cinesi avevano ipotizzato che una valanga di ghiaccio avesse potuto ostruire temporaneamente il fiume Lhende: l’acqua accumulata a monte si sarebbe poi riversata a valle provocando la piena del Bhotekoshi.

Un elemento che aveva rafforzato questa ricostruzione era l’assenza di precipitazioni particolarmente intense nell’area. Secondo quanto riportato da ANSA, nei giorni precedenti non erano state registrate precipitazioni tali da poter spiegare da sole la violenza e la rapidità dell’alluvione. Resta da chiarire se all’origine dell’evento possa esserci stato il cedimento di un lago glaciale. 

La tragedia ha coinvolto un alto numero di turisti stranieri: le cifre diffuse sono cambiate più volte e non possono essere automaticamente sommate, ma nel corso della mattinata le autorità nepalesi avevano indicato 517 turisti stranieri tra i dispersi mentre sul versante cinese Pechino aveva segnalato 558 irreperibili tra i quali 260 stranieri. 

 Tra le persone di cui si stanno cercando notizie ci sono anche cittadini italiani. La Farnesina ha comunicato che, rispetto alla decina di connazionali che risultavano inizialmente irreperibili, restano tre casi specifici sui quali sono in corso le verifiche. Uno riguarda Marco Ratto, turista italiano che si stava spostando dal Nepal verso il Tibet e del quale sarebbero stati persi i contatti nella zona del valico. Gli altri due riguardano una coppia italo-svizzera che viaggiava nella direzione opposta, dal Tibet verso il Nepal. Il ministero degli Esteri invita però alla cautela: gli elenchi nepalesi derivano anche dalle informazioni fornite dai tour operator e possono contenere dati incompleti o non aggiornati. 

Arrivano, nello stesso tempo, anche notizie positive. Due italiani sono tra i 27 turisti stranieri tratti in salvo nelle aree di Timure e Bhote Koshi, nel distretto di Rasuwa. La loro presenza tra le persone soccorse è stata confermata dalla Farnesina. 

L’emergenza, tuttavia, non è conclusa. Sul versante tibetano si è formato un lago di sbarramento naturale a monte del porto di Gyirong e le autorità cinesi stanno monitorando la situazione per il timore che la barriera possa cedere o essere superata dall’acqua, provocando una nuova piena nelle zone a valle. 

Mentre proseguono le ricerche, cominciano ad arrivare anche gli aiuti internazionali. L’India, secondo quanto riportato da ANSA, ha inviato una seconda tranche di 37,5 tonnellate di materiali umanitari, medicinali e razioni alimentari, dopo un primo carico di dieci tonnellate. Gli Stati Uniti hanno annunciato 500 mila dollari di aiuti per rifugi d’emergenza, beni essenziali e servizi idrici e igienico-sanitari. 

Il bilancio resta dunque aperto. Tra villaggi travolti, centinaia di turisti ancora da rintracciare e collegamenti interrotti, le operazioni di ricerca continuano su entrambi i versanti della frontiera. E mentre si tenta ancora di dare un nome ai dispersi, il collasso del ghiacciaio indicato dagli esperti come origine della catastrofe ha trasformato in poche ore una regione himalayana in uno scenario di devastazione.

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