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Vaiolo delle scimmie, la biologa Gallavotti: "È un virus noto che si può affrontare, nessun paragone con il Covid"

Barbara Gallavotti, biologa e divulgatrice scientifica, interpellata sul vaiolo delle scimmie : "Si tratta di un agente infettivo "contro cui ci sono dei vaccini disponibili"

Vaiolo delle scimmie, la biologa Gallavotti: "È un virus noto che si può affrontare, nessun paragone con il Covid"
Barbara Gallavotti

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24 Maggio 2022 - 09.37


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Nessuna emergenza: “Non siamo nella condizione di avere a che fare con un nemico sconosciuto come lo era il Covid. E questo fa veramente la differenza”. Ha risposto così Barbara Gallavotti, biologa e divulgatrice scientifica, interpellata sul vaiolo delle scimmie nel corso di una intervista video rilasciata alla Dire.

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“È una situazione completamente diversa- ha proseguito- con il Covid l’idea che non ci si dovesse preoccupare derivava purtroppo, come ce ne siamo accorti, in buona parte dal fatto che la comunità scientifica non conosceva l’agente infettivo responsabile, per esempio si era totalmente sottostimata la capacità di trasmettere tra persone asintomatiche. Qui abbiamo a che fare invece con un virus che è ben conosciuto, che può essere anche una variante, ma al momento non c’è nessun motivo per pensare che sia diverso dalle varianti di vaiolo delle scimmie circolate in precedenza”. Inoltre, si tratta di un agente infettivo “contro cui ci sono dei vaccini disponibili- ha aggiunto la biologa- c’è il vaccino contro il vaiolo umano che funziona in maniera soddisfacente anche contro il vaiolo delle scimmie. Negli Stati Uniti esiste ed è stato approvato un vaccino specifico contro il vaiolo delle scimmie”

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 Fino a poche settimane fa si parlava solo di Covid, oggi invece anche di vaiolo delle scimmie. Allora: la circolazione di virus del genere semplicemente c’è sempre stata, ma oggi la percezione dei media, e quindi anche la nostra, è cambiata o davvero c’è il rischio di una nuova emergenza sanitaria internazionale? 

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“Al momento di emergenza non se ne parla- ha risposto ancora Gallavotti alla Dire- Ovviamente si parla di prestare attenzione, perché il vaiolo delle scimmie è un virus ‘nuovo’ ma per noi già conosciuto in precedenza, che si è manifestato in circa un centinaio di casi in diversi Paesi dove normalmente non si trova. Tutto questo produce attenzione da parte delle autorità sanitarie, mentre la nostra attenzione deriva invece dal fatto che si chiama ‘vaiolo’, una parola che evoca paure molto antiche. Però ripeto, questo non è un virus sconosciuto: è stato identificato nel 1958 nelle scimmie, da qui ‘vaiolo delle scimmie’, ma è un nome anche improprio perché in realtà questo virus colpisce le scimmie, gli esseri umani e altre specie. L’animale che lo ospita all’interno del proprio organismo in qualche modo lo conserva e da questo si ripresenta. Non è chiaro quale sia l’animale, si pensa a dei roditori, forse degli scoiattoli delle foreste equatoriali africane”.

Il primo caso di trasmissione all’uomo, ha fatto sapere inoltre la divulgatrice scientifica, è “del 1970, quindi è passato abbastanza tempo, e c’è già stato un focolaio abbastanza importante di una cinquantina di persone nel 2003 negli Stati Uniti”. Ma sappiamo tutto di questo virus? “Ci sono oggettivamente delle domande aperte su questo particolare fenomeno che sta avvenendo- ha risposto infine Gallavotti– perché non è facile ricostruire la catena di trasmissione, quindi ricollegarla ad un contagio iniziale chiaro, ad un contatto con un animale infetto o con delle persone che vivono in zone in cui questa malattia circola. Per questo qualcuno ha suggerito che il virus potrebbe essere un pò cambiato e aver acquisito una maggiore capacità di infettare. Questo sarebbe un motivo di allarme, ma per adesso, a cominciare dallo studio del patrimonio genetico emerso fino ad ora e rispetto a tutti i dati a disposizione, questo è un sospetto che non si avvicina neanche lontanamente alla certezza”.

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Al momento il vaccino non serve
“Non se ne parla minimamente perché i vaccini sono farmaci e i farmaci si prendono solo quando è necessario”. Ha aggiunto Barbara Gallavotti.

“Io mi vaccino volentieri quando c’è una utilità- ha proseguito Gallavotti- ma se non c’è nessuna indicazione non ha alcun senso pensare di vaccinarsi”. Per il momento il numero di casi è “molto limitato e buona parte della popolazione è probabilmente protetta dal vaccino contro il vaiolo che abbiamo fatto, gran parte di noi da piccoli. Quindi in caso- ha spiegato ancora la biologa- può essere ipotizzabile arginare i focolai, casomai si sviluppassero, vaccinando le persone che sono state a contatto con chi è risultato positivo. C’è una finestra di tempo tra il contatto e la manifestazione dei sintomi in cui questo si può fare”.

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