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Uno studio rivela la pericolosità della variante inglese: ha una mortalità doppia

Su un campione di quasi 55mila pazienti, l'infezione con la nuova variante ha portato a 227 decessi a fronte dei 141 dei contagiati da altre varianti. Lo studio arriva dalla Gran Bretagna

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globalist Modifica articolo

11 Marzo 2021 - 08.48


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Ormai dominante in Italia e nel resto d’Europa, una variante altamente infettiva di covid-19, l’ormai nota variante inglese, è stata scoperta in Gran Bretagna alla fine del 2020: secondo un nuovo studio il suo tasso di mortalità è tra il 30% e il 10% più alto dei ceppi precedenti.
Lo studio –  pubblicato sul British Medical Journal e riportato dalla Reuters –  ha confrontato i tassi di mortalità tra le persone infettate in Gran Bretagna dalla nuova variante e da altri ceppi: gli scienziati sostengono che la prima abbia una mortalità “significativamente più alta”: l’infezione con la nuova variante ha portato a 227 decessi in un campione di 54.906 pazienti covid, rispetto ai 141 dello stesso numero di pazienti infettati da altre varianti.

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La variante B.1.1.7 è stata rilevata per la prima volta in Gran Bretagna nel settembre 2020 e da allora è stata segnalata in oltre 100 paesi.

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Ha 23 mutazioni nel suo codice genetico – un numero relativamente alto – e alcune di queste lo hanno reso molto infettivo.

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Secondo gli scienziati britannici è di circa il 40/70 % più trasmissibile rispetto alle varianti di coronavirus circolanti in precedenza.

 

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