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Un algoritmo aiuterà i medici a capire se intubare i pazienti malati di Covid

L'applicazione nata dall'idea del primario pneumologia dell'ospedale San Donato di Arezzo, Raffaele Scala

Reparto Covid in ospedale
Reparto Covid in ospedale

globalist

2 Marzo 2021 - 09.30


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Sarà un algoritmo sviluppato in Italia ad aiutare i medici nella cura dei pazienti che hanno sviluppato la polmonite da Covid e intervenire preventivamente evitando, quando possibile, l’intubazione.

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Il primario di pneumologia dell’ospedale San Donato di Arezzo, Raffaele Scala ha elaborato e utilizza questa applicazione insieme al collega portoghese Joao Carlos Winck, coordinatore del Centro di medicina respiratoria riabilitativa all’Università di Porto.

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“Si tratta di un sistema che permette con istruzioni ben precise – afferma Scala – come e quando intervenire con assistenza respiratoria in pazienti che hanno sviluppato una polmonite da Covid, quindi come incrementare il livello di assistenza o come ridurlo. L’algoritmo indica modalità e tempi delle diverse tecniche di assistenza respiratoria non invasiva in base alle condizioni del paziente”.

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 ​”Solo con l’applicazione tempestiva e corretta di ossigeno, alti flussi, CPAP e ventilazione non invasiva, – aggiunge –  è possibile prevenire il deterioramento delle condizioni respiratorie del paziente colpito da polmonite Covid. Questo ci permette di selezionare in maniera più precisa i pazienti che hanno effettivamente bisogno di intubazione ed evitare di “intasare” il reparto di terapia intensiva”.

Un sistema che può essere utilizzato in qualsiasi reparto ospedaliero. “Lo scopo di questo tipo di algoritmo che si basa sulle tante pubblicazioni medico scientifiche uscite durante la pandemia – prosegue Scala – è proprio quello di rappresentare una sorta di ‘bussola’ per tutti i medici che si occupano di polmonite da Covid e non solo.”          

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Il reparto di pneumologia e malattie infettive dell’ospedale Aretino, la ‘bolla covid’, ha attualmente 80 pazienti ricoverati. L’età media è drasticamente scesa rispetto alla prima ondata. Oggi oscilla tra i 50 ed i 65 anni, ma ci sono pazienti ricoverati anche di 35 e 40 anni.       

“Non siamo ai numeri emergenziali di novembre e dicembre scorsi – prosegue Scala – ma sicuramente nell’ultima settimana abbiamo registrato un incremento preoccupante. In attesa della vaccinazione di massa raccomandiamo alla popolazione di rispettare le regole base per difendersi dal virus. Distanziamento, igiene delle mani e mascherina.”

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