Dal virologo Clementi una stilettata a Crisanti: "Si è sempre occupato di malaria, sia prudente"

Il direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell'Ospedale San Raffaele di Milano: "Il virus deve essere studiato. Dobbiamo analizzare cosa sta accadendo anche al rapporto virus-ospite"

Massimo Clementi

Massimo Clementi

globalist 25 giugno 2020

Passata la fase più acuta dell’emergenza ora tra i vari professori comincia una ‘guerriglia’ scientifica e dialettica abbastanza preoccupante.


"Ormai ci sono pochi sintomi", e il rischio di aggravarsi è basso: fa discutere il documento sul coronavirus firmato da dieci scienziati, fra cui Alberto Zangrillo, Giorgio Palù e Massimo Clementi.


Clementi, direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell'Ospedale San Raffaele di Milano, spiega a Circo Massimo, su Radio Capital: "Ho firmato insieme ad altri nove colleghi una valutazione dell'attuale situazione, che non vuol dire che l'emergenza è finita ma che, grazie anche alle misure che sono state prese, in questo momento gli ospedali si stanno svuotando, le terapie intensive non ricoverano più, i pazienti sono quasi tutti asintomatici e il numero delle infezioni si sta riducendo. Tutto questo è positivo, ma è ovvio che non significa liberi tutti, perché se così fosse rischieremmo di riprecipitarci. Non c'è polemica, c'è maggiore sensibilità nei confronti della situazione anche in base a quello che ciascuno vede nello svolgimento della propria attività".


E invece la polemica c'è: tanti esperti sono in disaccordo, e fra loro c'è Andrea Crisanti dell'Università di Padova, per cui quel documento "invia alle persone un messaggio incoerente e incoraggia comportamenti non in linea con la strategia prudenziale adottata finora. Quando mi vengono a dire che gli asintomatici non trasmettono l'infezione mi cadono le braccia": "Crisanti fino a qualche tempo fa si occupava di malaria, ora è stato catapultato in questo problema, e lo inviterei anch'io alla prudenza, perché non parliamo di malaria ma di altro. Ognuno di noi ha una storia, io sono trent'anni che faccio il virologo", ribatte Clementi nel programma del mattino di Radio Capital.


Sugli asintomatici, continua il virologo del San Raffaele, "c'è stata un po' di confusione. Si tratta di un virus nuovo e non si capiva bene quanto potessero pesare gli asintomatici. Oggi vediamo che gli asintomatici ci sono, probabilmente sono più di quello che si pensasse e pesano molto nella trasmissione. Gli asintomatici che esistono oggi", puntualizza, "sono però diversi da quelli della prima ondata, perché quelli che si infettano, con poche eccezioni, sono tutti asintomatici".


Per Clementi "il virus deve essere studiato, inviterei i colleghi a fare molta attenzione. Dobbiamo analizzare cosa sta accadendo non solo al virus, ma anche al rapporto virus-ospite. È un virus nuovo, ha avuto un comportamento da virus 'cattivo' come sempre accade quando infetta un nuovo ospite. Molti dicono che non sia mutato, ed è vero, ma sta dimostrando una modalità di adattamento all'uomo complessa dal punto di vista tecnico e questo probabilmente gli impedisce di replicare nel modo tumultuoso che ha caratterizzato il primo periodo dell'infezione. Ora gli infetti hanno una carica virale molto bassa".