Trump questo sconosciuto: a destra parte la gara per nascondere anni di prono vassallaggio
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Trump questo sconosciuto: a destra parte la gara per nascondere anni di prono vassallaggio

Meloni e soci fanno a gara per togliersi gli abiti di camerieri della Casa Bianca mentre l'opposizione mette il dito nella piaga del trumpismo.

Trump questo sconosciuto: a destra parte la gara per nascondere anni di prono vassallaggio
Donald Trump e Giorgia Meloni
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5 Novembre 2026 - 11.19


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Meloni e soci fanno a gara per togliersi gli abiti di camerieri della Casa Bianca mentre l’opposizione mette il dito nella piaga del trumpismo.

«La destra italiana può perdere». Elly Schlein legge così il risultato delle elezioni di midterm negli Stati Uniti, una «vittoria storica» dei democratici che, secondo la segretaria del Pd, dimostra come «la speranza delle persone è più forte dell’arroganza di queste destre al potere». E aggiunge: «Ora dopo questo segnale sta a noi anche in Italia battere le destre».

È una festa per le opposizioni, che vedono nella sconfitta di Donald Trump un segnale politico anche per l’Italia. E soprattutto un’occasione per mettere in difficoltà Giorgia Meloni, che del presidente americano è stata una delle più convinte sostenitrici in Europa. Adesso, però, a destra sembra essere cominciata una gara per prendere le distanze da Trump e far dimenticare gli anni dell’amicizia ostentata, delle fotografie, degli elogi e della subalternità politica nei confronti della Casa Bianca. Ieri vassalli, oggi prudentemente estranei.

Giuseppe Conte, presidente del M5S, attacca direttamente la premier: «Quando si tratta di proporre Nobel a casaccio nonostante le guerre è rapidissima. Quando si tratta di sottoscrivere accordi disastrosi per l’Italia e gli interessi degli italiani, è altrettanto rapida. Quando si tratta invece di prendere atto della realtà, fa scena muta».

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All’attacco anche Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (Avs): «Ora tutti si vergognano del loro passato, quando Trump, appena eletto, veniva osannato da Meloni. Il tracollo di Donald è un voto a cui dobbiamo guardare con grande attenzione: la destra italiana può perdere».

Matteo Renzi (Iv) cita Barack Obama: «Non c’è divisione interna al centrosinistra che non valga la pena di essere superata. Nel 2027 ci presentiamo uniti e sconfiggiamo Meloni». Per Carlo Calenda (Azione) quella di ieri è semplicemente «una buona notizia».

E poi c’è Roberto Vannacci, leader di Futuro nazionale, che costruisce un parallelismo tra le «promesse disattese» del presidente americano e quelle della presidente del Consiglio.

La premier, intanto, sceglie il silenzio pubblico. Per tutta la giornata i suoi canali social e le dichiarazioni ufficiali parlano d’altro: Crans-Montana, Electrolux, ddl ColtivaItalia, carta «Dedicata a te» e festa delle Forze armate. All’Altare della Patria Meloni evita di rispondere alla domanda di una cronista sulle elezioni americane. L’unica battuta che filtra da Palazzo Chigi è invece rivolta alle opposizioni, accusate di festeggiare la vittoria dei democratici: «Adesso la sinistra ha scoperto l’America, adesso sono tutti americani».

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È questa la linea che arriva anche dal centro studi di Fratelli d’Italia, attraverso un dossier riservato destinato ai parlamentari. La raccomandazione è di «non lasciarsi andare a tifoserie perché siamo contrari a qualsiasi tipo di ingerenza». Una posizione che non impedisce, però, di attaccare il Campo largo, i cui leader «hanno provato pateticamente a mettere di nuovo il cappello sulla vittoria degli altri».

Dietro la prudenza comunicativa c’è tuttavia una preoccupazione politica. A Palazzo Chigi si valutano le possibili conseguenze della sconfitta repubblicana. Il primo timore riguarda una possibile escalation della guerra in Iran, con una reazione muscolare della Casa Bianca. Il secondo investe direttamente l’Europa: Trump potrebbe reagire alla sconfitta accelerando il disimpegno del contingente Nato dal continente.

Dentro Fratelli d’Italia si insiste sul fatto che il voto americano «non cambia» gli storici rapporti tra Stati Uniti e Italia e che le relazioni transatlantiche restano «strategiche». Ma si riconosce anche «il peso che ha avuto la guerra in Iran con tutte le sue conseguenze, soprattutto economiche».

È proprio questo il punto che mette in difficoltà il governo. La guerra, il costo dell’energia e le ricadute economiche hanno pesato sul voto americano e rischiano di avere conseguenze anche in Europa. Non a caso Matteo Salvini, intervenendo a Point Break, il programma di San Marino Rtv condotto da Monica Giandotti e Daniele Ruvinetti, ha spiegato: «In questo voto ha influito molto il tema del carovita e del costo del gasolio. Penso che i repubblicani avessero votato Trump nel nome della stabilità, dell’interesse americano e della fine dei conflitti. E invece i conflitti sono aumentati».

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Anche Antonio Tajani, leader di Forza Italia e ministro degli Esteri, prende le distanze dall’etichetta trumpiana: «Mai stati trumpiani. Neanche Giorgia Meloni è una Maga, per carità. Siamo conservatori e io sono berlusconiano», ha dichiarato al Messaggero.

La presidente del Consiglio, intanto, parteciperà il 19 novembre a Berlino alla riunione dei Volenterosi per l’Ucraina, portando in dote il tredicesimo pacchetto di aiuti militari a Kiev, atteso martedì al Copasir con l’audizione del ministro Guido Crosetto.

La sconfitta di Trump, insomma, non è soltanto una notizia americana. Per Meloni è anche un problema politico interno: quello di una relazione privilegiata con un presidente che fino a ieri rappresentava un riferimento per la destra sovranista e che oggi, dopo la batosta elettorale, sembra diventato improvvisamente un interlocutore da maneggiare con cautela.

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