Gli odiatori seriali non conoscono limiti né confini. Gli odiatori seriali non conoscono vergogna. Gli odiatori seriali costruiscono “mostri” da sbattere in prima pagina, forti di una informazione complice. Gli odiatori seriali, se avessero una coscienza, dovrebbero inchinarsi di fronte a un medico che nell’inferno di Gaza continuava a cercare di mantenere in vita dei piccoli pazienti palestinesi. E per questa sua “colpa” è stato arrestato, torturato, sbattuto in una fetida e sovraffollata cella di un carcere di massima sicurezza israeliano. Gli odiatori seriali, se avessero un briciolo di dignità umana, dovrebbero chiedere a scusa al figlio del medico in questione, che ha chiesto solo di poter rivedere e abbracciare suo padre.
La polemica è scoppiata il 1° novembre 2026 e riguarda Elyas Abu Safiya, figlio del pediatra palestinese Hussam Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Gaza, arrestato dalle autorità israeliane il 27 dicembre 2024.
L’episodio è avvenuto venerdì 30 ottobre, durante una conferenza stampa alla Camera dei deputati, organizzata dalla parlamentare del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari e intitolata Libertà per il dottor Abu Safiya.
Nel suo intervento, Elyas si è rivolto direttamente a Giorgia Meloni, facendo riferimento alla figlia della presidente del Consiglio, Ginevra.
La frase riportata dalle cronache è:«Come lei ama sua figlia e desidera vederla ogni giorno, io sento la mancanza di mio padre». Il passaggio precedente, rivolto alla premier, era: «Cara presidente, lei ogni giorno quando torna a casa, quando chiama sua figlia Ginevra…».
Il suo intento era chiedere alla presidente del Consiglio di immedesimarsi nella sofferenza di un figlio separato dal padre e di intervenire per ottenerne la liberazione.
Ora ditemi: che reato avrebbe commesso questo figlio disperato che implora alla premier che si vanta di essere molto amica di Israele e del suo, si spera ancora per poco, primo ministro, di fare un gesto, un atto umanitario?
C’è un particolare importante, riportato soprattutto da il Giornale: Elyas avrebbe collegato il nome della bambina alle Convenzioni di Ginevra, con questo passaggio:
«Signora, vorrei dirle questo: quando torna a casa e chiama sua figlia Ginevra, vorrei ricordarle le Convenzioni di Ginevra, che prevedono la protezione del personale sanitario».
Il riferimento era dunque anche un gioco di parole tra il nome della bambina e quello delle Convenzioni internazionali che tutelano, fra l’altro, il personale sanitario.
Apriti cielo! Fratelli d’Italia ha accusato il figlio del medico di avere coinvolto strumentalmente una bambina in una vicenda politica e ha chiesto al M5S di prendere le distanze e scusarsi.
La deputata Stefania Ascari ha replicato: «Elyas Abu Safiya ha chiesto aiuto per riabbracciare suo padre. Si è rivolto alla presidente del Consiglio facendo appello alla sua sensibilità di madre dicendo semplicemente che come lei ama sua figlia e desidera vederla ogni giorno, lui ama suo padre e vorrebbe poterlo rivedere e abbracciare. Dove sarebbe l’attacco? Indichino le parole, invece di inventare offese».
Ha poi accusato FdI di strumentalizzare la vicenda per attaccare il Movimento 5 Stelle.
Ma a destra, quanto a comprensione, non si passa. La macchina del fango funziona senza soluzione di continuità. Ecco allora il figlio di un medico torturato, incarcerato per aver tenuto fede al giuramento di Ippocrate, passare per un ignobile individuo che tira in ballo la figlia bambina di Giorgia Meloni.
A costoro, parlamentari e loro aedi mediatici, della storia del pediatra di Gaza non frega assolutamente nulla. Era un palestinese di Gaza e tanto basta per essere colpito e annientato.
Hussam Abu Safiya è stato arrestato il 27 dicembre 2024, mentre era in servizio all’ospedale Kamal Adwan, nel nord della Striscia di Gaza. Israele lo accusa di legami con Hamas, ma Amnesty International denuncia la sua detenzione senza incriminazione né processo e chiede la sua liberazione.
Scriveva di lui e della sua famiglia, Gideon Levy su Haaretz: “Il resto della famiglia del dottor Hussam Abu Safiya vive stipata in un appartamento ad Almaty, in Kazakistan. L’ambasciata kazaka a Tel Aviv è riuscita a far uscire la famiglia da Gaza, dopo che Abu Safiya era stato rapito da Israele, suo figlio Ibrahim era stato ucciso in un attacco con droni israeliani e gli altri due figli erano rimasti feriti. Ora si trovano tutti a casa della nonna, madre della moglie kazaka del dottore, Albina.Ibrahim era stato ucciso in un attacco con droni israeliani e gli altri due figli erano rimasti feriti. Ora si trovano tutti a casa della nonna, madre della moglie kazaka del dottore, Albina.
Secondo il resoconto dell’avvocato che lo ha incontrato la scorsa settimana, Abu Safiya sta morendo. L’avvocato ha avuto difficoltà a riconoscerlo. Ha riferito che il suo cliente aveva difficoltà a respirare, a parlare o a stare seduto. Ma Israele se ne è semplicemente infischiato. Considera il medico un terrorista. Nella casa di Almaty, invece, sono così angosciati e in ansia da non riuscire a dormire la notte. Ci sono anche diversi israeliani che trascorrono notti insonni a causa della sorte del medico rapito, il quale ha insistito per rimanere con le centinaia di bambini feriti nell’ospedale Kamal Adwan da lui diretto.
Qualche giorno fa ho parlato a lungo con il suo figlio maggiore, Eliyas, 28 anni, tecnico di laboratorio. Mi ha parlato dall’appartamento della nonna ad Almaty.
Ci sono stati momenti in cui aveva la gola serrata dalle lacrime. Ha visto suo padre per l’ultima volta nel suo ospedale all’inizio di dicembre 2024. Allora ha cercato di convincerlo ad andarsene: «Ibrahim è stato ucciso, Idris è rimasto ferito da un bombardamento sulla nostra casa, io sono stato ferito da un proiettile. Non abbiamo nulla da mangiare, papà. Andiamocene», ha detto a suo padre.
Abu Safiya ha spiegato che non poteva abbandonare i 187 bambini ricoverati in ospedale con ustioni e ferite gravi. «I miei figli non sono più importanti dei bambini in ospedale», ha detto a suo figlio. Anche l’agente del servizio di sicurezza Shin Bet, il «capitano Wahl», fece pressione su Abu Safiya affinché se ne andasse, ma lui rispose che lo avrebbe fatto solo se accompagnato dai suoi pazienti. Eliyas è convinto che suo padre sia stato rapito perché aveva parlato con i media internazionali di ciò che stava accadendo nel suo ospedale. «Non ha attaccato Israele, ha solo cercato di mobilitare aiuti», ha detto suo figlio. Abu Safiya ha inviato all’agente dello Shin Bet delle foto dall’ospedale. È dubbio che queste lo abbiano commosso”.
Un ospedale ridotto ad un girone dell’inferno.
Così lo descrive Levy: “L’ospedale era pieno di corpi di bambini. Quando i genitori venivano a cercare i propri figli, Abu Safiya chiedeva loro l’età del bambino e, in base a quella, consegnava loro un sacco contenente i resti di un corpo, del peso corrispondente a quell’età. Un neonato di un anno: un chilo (2,2 libbre); un bambino di cinque anni: cinque chili. Bambini morti a peso. Era impossibile identificarli, bruciati e schiacciati, e quindi ha dovuto fare ciò che ha fatto.
Ha seppellito suo figlio Ibrahim, ucciso dal fuoco dell’esercito israeliano, nel complesso ospedaliero e, pochi giorni dopo, ha chiesto ai suoi figli di portare il corpo in un cimitero. Abu Safiya sapeva che Israele avrebbe distrutto l’ospedale ed era preoccupato per il corpo di suo figlio. Ibrahim aveva 20 anni quando è morto.
Quaranta giorni dopo il suo rapimento dall’ospedale, avvenuto circa 550 giorni fa, la famiglia ha ricevuto un primo segno di vita: Abu Safiya si trovava in isolamento nel campo di detenzione di Sde Teiman. Da allora è stato sballottato da una prigione all’altra e le sue condizioni sono progressivamente peggiorate. È chiaro che Israele sta maltrattando il medico solo per il gusto di farlo. Il mese scorso, la giudice della Corte Suprema Gila Canfy Steinitz ha respinto il ricorso del medico contro la sua detenzione prolungata.
«Hai figli?», mi ha chiesto Eliyas. «Per quanto i tuoi figli ti amino, noi amiamo e sentiamo la mancanza di nostro padre». A settembre la moglie di Eliyas darà alla luce un figlio in Kazakistan. Lo chiameranno Ibrahim, in memoria dell’Ibrahim defunto.
Ma questa non è solo una storia straziante su un uomo strappato alla moglie e ai figli. Le violenze subite da Abu Safiya non sono meno crudeli di quelle subite dagli ostaggi israeliani. Le violenze fisiche ed emotive che sta subendo sono frutto di puro sadismo. Il volto sereno di Abu Safiya è diventato il volto dell’ombra di un uomo. È diventato anche il volto del male israeliano. Ora dobbiamo fare tutto il possibile per ottenere il suo rilascio.
Il suo destino dovrebbe toccare il cuore di ogni israeliano, non meno di quello dei nostri stessi ostaggi, ma questa è già una questione senza speranza nell’attuale realtà israeliana”, conclude Levy.
Quanto a Elyas, lui non ha minacciato Meloni, non ha augurato nulla di male a sua figlia e non ha detto che Ginevra avrebbe dovuto subire la stessa sorte. Ha utilizzato il rapporto affettivo tra la premier e la figlia per chiederle di comprendere il dolore di un figlio che non può più vedere il padre.
La polemica politica nasce proprio dall’interpretazione di questo riferimento: per FdI è stato un coinvolgimento inaccettabile della minore; per il M5S un appello umanitario alla sensibilità materna della presidente del Consiglio.
Ma di questo ai produttori di “mostri” non interessa punto. Loro hanno solo un credo a cui obbedire: demonizzare, criminalizzare, “mostrificare” chiunque non rientri nel loro perimetro di “moralità”. La moralità immorale.