Che tristezza i "riformisti" che applaudono Giorgia Meloni
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Che tristezza i "riformisti" che applaudono Giorgia Meloni

Gli applausi a Meloni quando ha affermato che l’Italia sarà sempre a fianco dell’Ucraina, sono la manifestazione di un boicottaggio al tentativo di trovare un punto di compromesso nel centrosinistra sul tema della politica estera e, in primis, dell’Ucraina.

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15 Ottobre 2026 - 15.47


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Quegli applausi fotografano ciò che vive il Partito democratico: il fuoco amico contro la sua segretaria e l’affermazione plateale di un condizionamento che va ben oltre la rivendicazione della libertà di confronto in un partito che si definisce già nel suo “marchio di fabbrica”, democratico. Gli applausi di alcuni parlamentari alla presidente del Consiglio quando ha affermato che l’Italia è stata, è, e sarà sempre a fianco dell’Ucraina, sono la manifestazione plastica di un boicottaggio attivo al tentativo di trovare un punto di compromesso condiviso tra le forze del centrosinistra sul tema della politica estera e, in primis, dell’Ucraina.

Quegli applausi disorientano, indignano, disorientano quel “popolo di sinistra” con cui nei suoi tre anni di segreteria, Elly Schlein ha tentato, in buona parte riuscendoci, di ricostruire un “rapporto sentimentale” che nel tempo si era andato vieppiù sciogliendo. Non m’interessa citare i nomi dei plaudenti. Non si tratta di stilare liste di proscrizione o cos’altro. Ma evidenziare un atto di rottura volutamente plateale, esibito, questo sì è un atto su cui è dovuto un giudizio. Politico, non morale. E il giudizio politico è di gravità assoluta. Se si fosse voluto lanciare un messaggio al “putiniano Conte”, sarebbe bastato votare la mozione sull’Ucraina presentata dal Pd, magari evidenziando, in transatlantico o sui giornali amici il ruolo avuto nel definire quella posizione. Invece, no. Per avere un titolo di prima pagina era necessario qualcosa di più evidente, fotografabile: applaudire Giorgia Meloni. I parlamentari in questione si autodefiniscono “riformisti”. Giacomo Matteotti si starà rivoltando nella tomba. Riformisti??? Cosa c’entra il riformismo, quello vero, con il sostegno a ReArm Europe, che prevederebbe una spesa di 800 miliardi di euro in armamenti entro il 2030? Cosa c’entra il “riformismo” con il sostegno ad un ddl che classifica come antisemita qualsiasi critica radicale a ciò che Israele è diventato, cioè uno Stato genocidiale?  E cosa c’entra il “riformismo” con l’accodarsi a una deriva russofobica che va ben oltre il sostegno all’Ucraina aggredita? 

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Che tristezza. Che tristezza sentire le parole al miele, avvelenato, del presidente del Senato, Larussa, la seconda carica dello Stato amante dei busti (di Mussolini), quello per cui le SS uccise a Via Rasella erano una banda di anziani orchestrali, che ha rimarcato, compiaciuto, quegli “inaspettati” applausi. 

Quegli applausi sono piaciuti a Calenda, alla Picierno, ai sabotatori del “campo largo”. Quegli appalusi sono uno schiaffo in faccia per le tante e i tanti che hanno riempito le piazze convinti che un mondo più armato è un mondo più insicuro. Che una Europa che arma l’Ucraina e sanziona la Russia, e non fa nulla contro il governo criminale d’Israele e il genocidio a Gaza, è una Europa vergognosa. Di questa Europa, Giorgia Meloni è parte. Applaudire una presidente del Consiglio che ha definito “controproducente” il riconoscimento dello Stato palestinese; una presidente del Consiglio che ha assecondato il diktat di Trump di innalzare la spesa militare a livelli senza precedenti. Una presidente del Consiglio che sull’Ucraina non sa andare oltre armi, armi e ancora armi, come se la guerra possa essere sconfitta con la guerra, come ripete la teutonica presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

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L’Europa non ha uno straccio di proposta politico-diplomatica che supporti la linea riarmista. L’Europa non riesce nemmeno a mettersi d’accordo sulla nomina di un inviato per l’Ucraina che rappresenti la posizione dei Ventisette. 

L’Italia non tocca palla in Ucraina, come nel Mediterraneo, come in Medio Oriente. 

Cosa avete da applaudire? Lo show è finito. Andate in pace, si fa per dire.

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