Legge elettorale, la destra teme la Consulta e l’opposizione spera che la Corte possa intervenire prima del voto
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Legge elettorale, la destra teme la Consulta e l’opposizione spera che la Corte possa intervenire prima del voto

La legge elettorale è ormai a un passo dal traguardo parlamentare, ma la maggioranza sa che il voto della Camera potrebbe non essere la fine della partita. Il vero scontro politico, infatti, rischia di spostarsi subito dopo alla Corte costituzionale.

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7 Ottobre 2026 - 12.22


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La legge elettorale è ormai a un passo dal traguardo parlamentare, ma la maggioranza sa che il voto della Camera potrebbe non essere la fine della partita. Il vero scontro politico, infatti, rischia di spostarsi subito dopo alla Corte costituzionale. Ed è proprio qui che gli interessi di centrodestra e opposizione diventano diametralmente opposti.

Fratelli d’Italia e gli alleati stanno cercando di evitare che il tema diventi un nuovo fronte di conflitto istituzionale, ma il timore che la Consulta possa intervenire sulla riforma è reale. Dentro FdI ne parlano Galeazzo Bignami, Fabio Rampelli e Francesco Filini. Il punto non è soltanto giuridico: una modifica della legge da parte della Corte potrebbe infatti cambiare gli equilibri politici costruiti dalla maggioranza in Parlamento.

Il rischio più concreto, per il centrodestra, è che venga messo in discussione uno degli elementi su cui si fonda il nuovo sistema elettorale. Un conto sarebbe intervenire sulle firme necessarie per le liste non rappresentate in Parlamento, che con la riforma diventano seimila per ciascun collegio. Un altro sarebbe toccare il meccanismo dei capilista, il listone o il premio di maggioranza. Ancora più politicamente pesante sarebbe un intervento sulla parità di genere.

È per questo che nella maggioranza si guarda già al calendario elettorale. Se la riforma dovesse entrare rapidamente in vigore e si arrivasse al voto prima di eventuali interventi della Consulta, il centrodestra avrebbe un vantaggio politico evidente. Da qui anche l’accusa dell’opposizione secondo cui Giorgia Meloni avrebbe interesse ad andare alle urne il prima possibile.

Angelo Bonelli legge infatti la situazione in questi termini: «Ecco perché Meloni vuole votare il prima possibile, secondo me, proprio per evitare l’intervento della Consulta».

Il governo, ufficialmente, mantiene però un atteggiamento prudente. Dal ministero della Giustizia non viene esclusa la possibilità che emergano profili di incostituzionalità. Carlo Nordio, interpellato sul tema, sceglie di non entrare nel merito e risponde: «No comment». Un atteggiamento che fotografa bene la delicatezza politica del momento: nessuno nella maggioranza vuole anticipare uno scontro con la Corte costituzionale.

Anche Enrico Costa invita a non trasformare preventivamente i giudici in una controparte politica del governo: «Non so se il centrodestra sia maggioranza dentro la Consulta, ma parliamo comunque di grandi professionisti a fine carriera che saranno animati solo dal rispetto della Costituzione».

Ma per l’opposizione l’eventuale intervento della Consulta rappresenterebbe tutt’altro che un problema. Al contrario, potrebbe diventare l’occasione per riaprire una partita che il centrodestra considera ormai quasi chiusa.

Il punto politicamente più sensibile è l’indicazione del candidato premier. È proprio questo meccanismo a creare tensioni nel Campo largo, perché obbligherebbe le opposizioni a confrontarsi con la questione della leadership della coalizione. Un eventuale stop della Corte toglierebbe quindi dal tavolo una delle principali incognite che riguardano il futuro del centrosinistra.

Non sorprende, dunque, che dalle parti di Elly Schlein si guardi con interesse alla possibilità di un intervento della Consulta. «In effetti sarebbe fantastico», ammettono i consiglieri della segretaria del Pd.

Dietro il dibattito costituzionale si intravede così una partita molto più politica. Da una parte il governo vuole arrivare alle prossime elezioni con una legge costruita per garantire una maggiore stabilità della maggioranza vincente. Dall’altra, le opposizioni sperano che la Corte possa intervenire prima che il nuovo sistema venga utilizzato alle urne.

Anche per questo sono già attesi ricorsi nei tribunali. Gli ambienti giuridici vicini alle forze del Campo largo hanno ripreso a muoversi e la battaglia potrebbe trasferirsi rapidamente dalle aule parlamentari a quelle giudiziarie.

Nel frattempo, però, il centrodestra prova a mostrarsi compatto e a minimizzare i rischi. Giovanni Donzelli invita i parlamentari a non farsi condizionare dall’ipotesi di un intervento della Consulta: «Ragazzi, tranquilli: nessun rischio dalla Consulta, si andrà alle urne fra un anno».

È una rassicurazione politica prima ancora che giuridica. Perché nella maggioranza il problema non è soltanto capire se la Corte interverrà, ma anche evitare che l’incertezza alimenti tensioni interne proprio alla vigilia di una possibile campagna elettorale.

Lorenzo Cesa riassume il clima con una battuta che restituisce tutta la prudenza con cui il centrodestra guarda alla Consulta: «Con alcuni giudici c’è stato un confronto in questi mesi, ma non si può mai sapere: questi organismi sono come l’Istat, basta una mezza virgola per far saltare tutto».

E mentre la maggioranza cerca di blindare la riforma, anche gli alleati mettono alla prova Fratelli d’Italia. Futuro nazionale si prepara infatti a intervenire su preferenze, alternanza di genere e firme, offrendo a Vannacci l’occasione per misurare la compattezza della coalizione.

La partita, quindi, è tutt’altro che chiusa. Il voto parlamentare rappresenta soltanto il primo tempo. Il secondo potrebbe giocarsi alla Consulta, dove una decisione su una singola norma sarebbe in grado di modificare non soltanto il testo della legge, ma anche i calcoli elettorali di maggioranza e opposizione.

Per il centrodestra è la corsa contro il tempo per arrivare al voto prima che la riforma venga rimessa in discussione. Per il centrosinistra, invece, è la speranza che proprio la Corte riapra una partita che il Parlamento sta per consegnare alla maggioranza.

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