Sinistra, quella continua ricerca di un "Papa nero"
Top

Sinistra, quella continua ricerca di un "Papa nero"

Il coraggio della discontinuità. Delle scelte nette, quelle che non concepiscono il “ma anche”. Sulla pace, sul lavoro, sui diritti sociali, sull’inclusione, sulla difesa dei beni comuni

Sinistra, quella continua ricerca di un "Papa nero"
Preroll

Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

6 Settembre 2026 - 16.21


ATF

Non c’è niente da fare. Passano gli anni, cambiano i segretari, e pure le generazioni. Ma c’è una cosa che sembra non cambiare mai nella sinistracentro italiana: la ricerca di un “Papa nero”. La declinazione di questa “sindrome” ha diverse variabili: una, è l’innamoramento per leader esteri, di volta in volta visti come modelli di riferimento: è stato così per Tony Blair (sigh).

È proseguito con “Bamby” Zapatero (altro sigh). Poi ci si è spostati oltre oceano, con l’irresistibile attrazione per Barak Obama e il suo “I have a hope”. Recentemente, guardando un po’ a sinistra, ecco ritornare in voga la Spagna, con il premier Pedro Sanchéz, che dovrebbe perlomeno risultare simpatico non fosse altro perché è riuscito a irritare il tycoon di Washington e la ducetta di Palazzo Chigi. 

Che triste provincialismo. Ora, non accusatemi di nostalgismo se ricordo con emozione quando, negli anni ’60-’70, la sinistra italiana, il Pci di Berlinguer, la Cgil dei consigli di fabbrica, il movimento femminista, la società civile che si organizzava nelle scuole, nelle professioni (Medicina democratica, Psichiatria democratica dell’indimenticabile Franco Basaglia, Magistratura democratica e via elencando); l’Italia della sinistra, l’Italia di sinistra, era un laboratorio politico studiato da tutta Europa. Altri tempi, certo, ma quell’epoca, per quanto contestualizzata storicamente, racconta di una sinistra italiana che alzava il suo sguardo sul mondo non per cercare modelli da importare, leader da scimmiottare, ma per avere una propria, autonoma, visione del mondo, delle relazioni internazionali.  Una sinistra pensante. 

Leggi anche:  Dieci domande sulla politica ai competitor del centrosinistra: graditi un sì o un no

Cosa che non è stata e non è , quella alla continua ricerca del “Papa nero”, o se volete del salvatore della patria che viene in soccorso di un “esercito” senza comandanti all’altezza. Sempre alla ricerca di una legittimazione esterna. Che poi, a ben vedere, è l’altra faccia del provincialismo. È come se si dovesse sempre scontare un peccato originario (gli ex comunisti, i pacifisti impenitenti, i movimentisti irriducibili…) da cui mondarsi, per entrare nelle grazie dell’”establishment”, per ottenere un improbabile quanto dannoso endorsement. 

È stato così anche quando la sinistra sostenne i governi Monti e Draghi: tecnici apprezzati da Bruxelles, dalla Bce, e quell’”apprezzati” potrebbe benissimo essere sostituito con “suggeriti” o ancor più “imposti” dalla tecnoburocrazia europea. 

Sento già le reazioni dei giustificazionisti: sostenendo Monti abbiamo salvato l’Italia dal baratro finanziario. Forse. Di certo l’allora leader del Pd e del centrosinistra, Pierluigi Bersani, per quel sostegno perse elezioni, contro Berlusconi, che sembravano già vinte. Forse era un passaggio obbligato, ma il giro delle cancellerie europee fatto da Bersani, a cominciare da Angela Merkel cancelliera di ferro tedesca, per assicurare che se il suo centrosinistra fosse andato al governo la linea dettata da Bruxelles sarebbe forse stata un po’ mitigata, nel suo devastante iperliberismo, ma nella sostanza sarebbe stata confermata. Berlusconi prese le distanze, sappiamo come è finita. 

Leggi anche:  A sfidare la destra deve essere la sinistracentro. E non è un cambiamento semantico

Oggi la vera discontinuità, oltreché nei contenuti di una proposta al Paese, sarebbe smetterla di andare alla ricerca del “Papa nero”. Esercizio che tanto piace alla stampa dei giornaloni (invero molto dimagriti nelle vendite”. L’ultimo ad esercitarsi è l’immaginifico, brillante, Fabrizio Roncone che su Il Corriere della Sera, indica nel cardinale Matteo Zuppi, il nuovo modello a cui il centrosinistra dovrebbe ispirarsi. Se non fosse già impegnato, punzecchia Roncone, sarebbe il candidato ideale a leader del “campo largo”, che magari con lui alla guida sarebbe pure un “campo benedetto” se non miracolato. 

Cantava la grande Ornella Vanoni: “proviamo anche con Dio, non si sa mai”.

Il fatto è, parafrasando Manzoni e il suo Don Abbandio, la visione è come il coraggio, se non ce l’hai, neanche la divina provvidenza ti viene in soccorso. 

Il coraggio della discontinuità. Delle scelte nette, quelle che non concepiscono il “ma anche”. Sulla pace, sul lavoro, sui diritti sociali, sull’inclusione, sulla difesa dei beni comuni che non possono essere alla mercé del mercato. Il coraggio di imporre – imporre agli industriali – quelli che a Cernobbio hanno glorificato il governo Meloni – salari adeguati al costo della vita. Il coraggio di essere di parte. Proprio quello che non vogliono i “centristi” alla Calenda e alla Picierno (ma anche quelli che lavorano sottotraccia), che non a caso hanno visto come fumo negli occhi il sostegno del Pd di Elly Schlein ai referendum promossi dalla Cgil. Quelli del “mai con il campo Lavrov”; quelli dei “pacifinti” amici di Putin e pure di Hamas e degli ayatollah.  Quelli che scambiano, per ignoranza o opportunismo politico, riformismo con moderatismo (Giacomo Matteotti si rivolta nella tomba”.

Leggi anche:  Dieci domande sulla politica ai competitor del centrosinistra: graditi un sì o un no

Non siamo nessuno, ma alla segretaria Dem un consiglio, non richiesto ma di cuore, lo vogliamo dare: cara Elly, fai bene a provarle tutte per mantenere unito il “campo”, ma fare sintesi è una cosa, farsi sfibrare in compromessi a ribasso è altra. 

Ci vorrebbe uno scatto di orgoglio. L’orgoglio che è ben altra cosa della presunzione. L’orgoglio di costruire un progetto per l’Italia, che è ben altra cosa della sommatoria di programmi che nessuna persona normale leggerà mai. L’orgoglio non confligge con l’umilità. Ma anzi s’intreccia con essa. Chiamando la società civile organizzata, l’associazionismo diffuso, il sindacato, i cosiddetti “corpi intermedi”, il vasto e ricco mondo della cultura e delle scienze, il giornalismo ancora con la schiena dritta, il pacifismo che denuncia e propone, per costruire una proposta per l’Italia. 

Senza bisogno di un Papa nero”. No, grazie, abbiamo già dato.  

Native

Articoli correlati