Beh, diciamo che è un modo un po’ strano di essere “riformisti”, “progressisti” e, qui sconfiniamo nel fantasmagorico, di “sinistra”. Mettiamola giù così: per sconfiggere la destra, anche quella più becera, razzista, fascistoide, devi fare come loro. Insomma, a Vannacci, Vannacci e mezzo. Viene da pensarlo, leggendo o ascoltando alcuni sedicenti “riformisti” amplificati dai loro megafoni mediatici.
La gente, sentenziano, vuole più sicurezza. Vuole che sia estirpata la delinquenza, esige dallo Stato e di sentirsi sicura quando sta dentro le mura di casa o porta il cane a fare pipì in un parco.
E se c’è chi li minaccia, lo Stato deve fare una cosa sola: reprimere, reprimere, reprimere. E se in questa meritoria opera di repressione ci scappa quale “effetto collaterale”, ma sì dei morti ammazzati, pazienza. Ecco allora che l’esasperato gioielliere che spara e uccide i ladri in fuga, divenire un ere, meritevole della grazia immediata che il presidente della Repubblica non può non concedergli, e magari anche di un posto in parlamento.
Ecco il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, che per convinzioni, storia personale, di certo non può dirsi un esagitato estremista di sinistra, essere ricoperto di insulti e di furibondi attacchi politici, non solo dalla destra ma pure dal fuoco amico dei “riformisti” di cui sopra, per avere osato affermare che trattare così un essere umano con gravi patologie fisico-psichiatriche, era avvicinarlo, come è avvenuto, alla morte. È il caso di Abderrrahim Fakir, morto soffocato dal suo sangue. Una morte atroce. Vabbè, la polizia ha forse esagerato, ma come facevano quei poveri agenti che quel pericoloso individuo che dava in escandescenze mettendo a repentaglio, arridai, la sicurezza della gente, invece delle manette e di quel trattamento che l’ha portato a schiattare, avrebbe avuto bisogno di un tso. Sono agenti, mica dottori.
Così ci sia di “riformista”, di “progressista”, di “sinistra” sia pur moderatissima, in questa idea di assumere la questione, molto seria, della sicurezza nei termini “vannacciani”, mi è difficile da capire. Sarà un mio limite mentale, ma non ci riesco proprio.
Vabbè, c’è stato un tempo in cui un importante ministro dell’Interno Pd, Marco Minniti, proclamò che “sicurezza è parola di sinistra”. E per far capire che lui lo pensava davvero, varò il famigerato codice di comportamento delle navi Ong nel Mediterraneo: codice di guerra. La guerra alle navi salva immigrati. Anni dopo, Minniti è stato folgorato sulla via di Giorgia Meloni. Non ci ha sorpreso, era una evoluzione naturale…
Quello di cui sono arciconvinto è che una sinistra che pensa di conquistare consensi facendo la politica della destra, è una “non sinistra”. E pure perdente. Perché tra l’originale e una fotocopia, pure venuta male, la “gente” sceglie sempre l’originale.
Sicurezza non è securitarismo. Chi pensa di farsi giustizia da sé non è un eroe, un modello da copiare, meritevole di un seggio parlamentare.
E Vannacci, per la sua idea di società razziale, per la sua visione di città-Far West, piena di cittadini-sceriffi e di poliziotti stile Ice americana, il Vannacci in mimetica è un avversario da combattere, non qualcuno a cui sottrarre il securitarismo per intestarselo a sé.
Abbiate pietà di noi, sedicenti “riformisti”, risparmiateci un “vannaccismo di sinistra”. E’ chiedere troppo?