Una forza politica come Futuro Nazionale del generale Roberto Vannacci che includa nel proprio programma l’istituzione di un “Ministero dell’assimilazione” può a tutti gli effetti essere definita fascista. Ospite a Otto e Mezzo, il generale ha affermato di considerare giusto che lo stato limiti i diritti degli stranieri presenti sul territorio nazionale, operando controlli forzati sulla loro assimilazione ed eventualmente assumendo misure restrittive delle loro libertà allo scopo di indurli al rimpatrio volontario. Quando ciò non si verifichi, a detta dello stesso generale, si deve prevedere la deportazione coatta. Queste sono le idee centrali della cosiddetta teoria della remigrazione tanto amata dalle destre di tutto il mondo.
Lasciando da parte il degrado morale, culturale e umano di posizioni come questa, bisognerebbe ricordare a Vannacci che per il momento l’Italia è ancora una democrazia, per quanto ammaccata. Il generale evidentemente non sa che la Costituzione vieta discriminazioni su base razziale (art. 3) e assicura il diritto d’asilo ai migranti che provengano da paesi dove non sono garantite le libertà fondamentali (art. 10). Non a caso, il concetto di assimilazione non vi è menzionato, dal momento che la cittadinanza nell’occidente democratico è una questione giuridica, legata al possesso di determinati requisiti di legge, non di sangue, o di pelle.
Nel progetto di Vannacci il ministero dell’assimilazione avrebbe il compito di controllare su base del tutto arbitraria il grado di “italianità” degli stranieri, indipendentemente dal fatto che siano irregolari, oppure dotati di permesso di soggiorno, oppure perfino cittadini italiani.
Questo è l’elemento più raccapricciante: ad essere rifiutata non è tanto la clandestinità dei migranti – che debbano essere rimpatriati gli immigrati irregolari è già stabilito dalla legge – quanto piuttosto la loro condizione biologica di persone non italiane.
Secondo questa destra così violenta di matrice trumpiana – dall’AFD, a Vox, a Meloni, Salvini e Vannacci – la nazione è un concetto di sangue, di cultura, di tradizioni, di pelle: il richiamo è quello a una comunità etnica, spirituale, biologica, non tanto lontano dalla concezione nazista. Concezione che peraltro risulta inapplicabile a un paese come l’Italia, coacervo di popolazioni, di culture, di tradizioni e perfino di lingue diverse dal Medioevo all’età moderna. Ecco perché Vannacci è il primo che dovrebbe studiare la storia d’Italia, prima di pontificare sull’italianità degli stranieri.
Il senso ultimo di queste idee così vecchie e dalle conseguenze così minacciose è che vi siano esseri umani di serie A ed esseri umani di serie B, i diritti dei quali possono essere violati sulla base di un’idea di società intrinsecamente razzista e xenofoba.
Evocare ombre così nere che rimandano agli anni più bui del secolo scorso ha lo scopo di lusingare le viscere degli elettori più estremi e meno alfabetizzati disposti ad attribuire all’immigrazione la causa principale delle disuguaglianze, delle ingiustizie sociali e dell’insicurezza della vita. L’operazione mediatica è moralmente deprecabile, ma molto efficace sul piano della propaganda. E infatti il partito di Vannacci è in crescita continua.
L’argomento è molto scivoloso dal punto di vista elettorale, dal momento che i migranti rappresentano un capro espiatorio immediatamente identificabile e connesso con i sentimenti più primitivi e viscerali degli esseri umani: ecco perché le opposizioni spesso balbettano sul tema senza mai riuscire a fare una campagna di comunicazione che abbia la parola “integrazione” a dirigerla.
Ma forse ora che il pericolo non è più solo che Salvini citofoni a un immigrato per chiedergli se sia uno spacciatore, quanto invece che si pianifichino strategie di emarginazione sociale e perfino di deportazione di esseri umani, alla maniera di Trump, converrebbe che il PD, il M5S e AVS spiegassero finalmente alla destra l’Illuminismo e i fondamenti dello stato di diritto.