Che Antonio Tajani non fosse un trascinatore di folle, ce ne eravamo accorti da tempo. Che non brillasse per carisma, brillantezza di eloquio e idee folgoranti, anche. Ora, con una certa calma, parrebbe essersene accorto anche il capo, Piersilvio Berlusconi. In occasione di un evento per festeggiare il Natale a Mediaset, Dudi ha detto che a Forza Italia servono persone e idee nuove. Come dargli torto.
Bisogna comunque riconoscere a Tajani di essere inspiegabilmente riuscito a mantenere Forza Italia nei pressi del 10% anche dopo la morte di Silvio Berlusconi, infatti Piersilvio lo ha opportunamente ringraziato. Ma è facile supporre che l’erede di tanto padre – in fin dei conti – aspiri a qualcosa di più. Del resto, la famiglia Berlusconi garantisce Forza Italia per una fideiussione bancaria di quasi cento milioni di euro, quindi, ha tutto il diritto di esprimere opinioni, se non di intervenire direttamente nelle vicende del partito.
Che si tratti di onorare l’eredità “morale” del Cavaliere – esegesi proposta da Italo Bocchino a Otto e Mezzo – o più prosaicamente di favorire il business di famiglia in un modo maggiormente proattivo di quanto fatto finora, si può solo immaginare.
In uno slancio di ottimismo, possiamo perfino ipotizzare che i Berlusconi siano sinceramente preoccupati delle sorti dell’Italia in mano a una classe dirigente di estrema destra, per lo più incompetente, e che intendano dare il loro contributo per evitare la catastrofe economica, sociale e culturale in cui Fratelli d’Italia sta trascinando il paese. Fatto sta che il povero Tajani è stato garbatamente accompagnato alla porta.
Ora gli scenari che si aprono sono vari e tutti egualmente interessanti.
Il più immediato vorrebbe una discesa in campo di Piersilvio in persona, mosso anche lui come papà Silvio dall’amore per il suo paese, s’intende. C’è chi sospetta, invece, che sarà la sorella Marina a prendere le redini del partito, perché parrebbe che i sondaggi preferiscano una guida al femminile. Rimane in piedi anche l’opzione meno avvincente, ovvero che Piersilvio volesse suscitare in Tajani un sussulto di vivacità, ma sembra meno probabile. Soprattutto dopo due anni e mezzo di leadership non esattamente irresistibile.
Si potrebbe dare anche la possibilità che i fratelli Berlusconi abbiano in serbo qualche altra sorpresa, come ad esempio un delfino politico, nascosto da qualche parte, e che stiano creando la giusta attesa prima di presentarlo/a.
Qualunque sia l’esito finale delle parole di Piersilvio, per Giorgia Meloni sarà un guaio. Dovendo già fare fronte alle alzate di testa di Matteo Salvini sul sostegno all’Ucraina, un altro leader ingombrante con cui dover fare i conti non è ciò di cui ha bisogno. Molto meglio tenersi l’addomesticato Tajani. Un nuovo leader che magari abbia in animo di riprendersi da Fratelli d’Italia le ampie fette di elettorato moderato orfano dei tempi dorati del berlusconismo sarebbe una vera iattura per la presidente del consiglio.
Volendo fare una rapida incursione nella fantapolitica, si potrebbe anche ipotizzare che il progetto a lungo termine sia quello di costruire un grande centro moderato e liberale insieme a partiti come Italia Viva, Azione, Più Europa, Noi moderati e altri cespugli centristi, relegando Fratelli d’Italia e Lega a contendersi lo spazio dell’estrema destra, fra trumpismo, neofascismo e vannaccismo.
Nei sogni più sfrenati di alcuni, c’è sicuramente anche l’abbraccio definitivo col Partito Democratico: del resto Forza Italia e Pd si sono sempre trovati bene. Hanno governato assieme tanti anni. E di certo anche dentro il Pd c’è chi non vede l’ora di liberarsi del M5S per tornare dagli amici di una vita.
Insomma, a meno che Dudi non abbia parlato a vanvera, qualsiasi scenario dovesse prendere corpo nel prossimo futuro, per la premier sarà un problema.