Bettini (Pd): "Democratici e M5s devono allearsi, altrimenti i progressisti non vinceranno più"
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Bettini (Pd): "Democratici e M5s devono allearsi, altrimenti i progressisti non vinceranno più"

Goffredo Bettini (Pd): "C'è uno spazio grande per battere la destra attorno alla Meloni, che è divisa e ha svolto male il suo ruolo di governo".

Bettini (Pd): "Democratici e M5s devono allearsi, altrimenti i progressisti non vinceranno più"
Goffredo Bettini
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10 Aprile 2024 - 08.57


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Goffredo Bettini, dirigente nazionale del Pd – di cui è stato tra i fondatori – intervistato dalla Gazzetta del Mezzogiorno ha parlato della necessaria alleanza con il M5s, per creare una reale alternativa alla destra.

”Sono da anni fautore di un dialogo e di un’alleanza tra Pd e 5Stelle. È una necessità, perché altrimenti i progressisti non vinceranno più. Ed è un’occasione, perché ognuno può prendere qualcosa di buono dall’altro. La Schlein si è mossa in questa direzione. Con coraggio e generosità, perché nel Pd non tutti la pensano così”.

“Capisco che in certi momenti difficili, come quello attuale, ogni partito voglia far valere le proprie ragioni. Ma non va superata una soglia; l’attacco al Pd ha colpito un`intera comunità. Poi è difficile rimettere assieme i cocci, se la rottura tocca nel profondo i rispettivi elettorati. Sulle battaglie condivise occorre andare avanti. C`è uno spazio grande per battere la destra attorno alla Meloni, che è divisa e ha svolto male il suo ruolo di governo. Nella competizione proporzionale europea è naturale sottolineare il proprio profilo autonomo. Senza, tuttavia, mancare di rispetto ai possibili alleati futuri. Altrimenti si scassa tutto”, sottolinea.

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“A Bari non so precisamente come siano andate le cose. Conte è apparso improvviso e unilaterale nel dichiarare la sua contrarietà alle primarie. Detto questo: è un uomo che ha guidato con equilibrio e saggezza con noi un governo nazionale in anni difficili. Spero in un`inversione immediata di rotta. Il dialogo? Ci deve essere calcolo e abilità, ma anche slancio, empatia, generosità, fiducia tra i leader. Il fattore umano conta più della convergenza o meno su un punto di programma. Lo dico sulla base della mia lunga esperienza”, aggiunge.

Bettini ha poi affrontato il tema della cosiddetta questione morale, dopo quanto emerso da Puglia e Piemonte.

“Ci sono ipotesi di reato di cui si deve occupare la magistratura. Poi, c’è una questione morale che snatura i partiti e li rende opachi. Questa va affrontata con una forte direzione politica, non sparando nel mucchio. Come? Nel 2011 scrissi un libro, ‘Oltre i partiti’, dove ci sono pagine tremende anche sulla condizione del Pd”.

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“In questi anni non si è fatto nulla. Sottolineo nulla. La condizione di una risalita sta nella costruzione di un gruppo dirigente nazionale, promosso non grazie alle catene di comando che manovra ma per le sue qualità e per il suo peso nella società italiana. Insieme a ciò, andrebbero attivati i referendum previsti dallo statuto; confronti, conclusi da decisioni, nei quali si mescolino sui vari temi, e in modo sempre diverso, gli iscritti, la nostra vera ricchezza e capacità di tenuta. Così la rigidità delle correnti si può sciogliere”.

“Altrimenti si va verso schematismi furbeschi”. “Giovani contro vecchi. Istituzioni contro partito. Plebiscitarismi che solitariamente tagliano anche le teste buone. Mi è capitato di assistere nel Pd a metodi allarmanti: distribuzione degli incarichi più importanti nelle assemblee elettive a seconda delle preferenze prese. Allora certo che si rischia che qualche mela marcia si metta a comprare voti”.

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